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La quinta edizione del Forum Machiavelli Difesa, a Roma, ha restituito il quadro di una difesa chiamata a cambiare tempi, strumenti e linguaggio. Il tema scelto per il 2026, “Qualità e quantità: affrontare e vincere le sfide di massa e innovazione”, ha attraversato il confronto tra governo, Forze armate e industria, sullo sfondo di conflitti ibridi, droni, aerospazio, cybersicurezza e nuove forme di pressione sotto soglia.

Sicurezza e sistema Paese

Il punto di partenza è la natura delle minacce. Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, le ha descritte come “sempre più pervasive, sempre più difficili da individuare, sempre più capaci di produrre effetti concreti sulla sicurezza dei cittadini e sulla tenuta delle nostre democrazie”. Da qui discende una trasformazione della Difesa che non può limitarsi all’acquisto di nuove tecnologie. La digitalizzazione, ha avvertito il ministro, “deve tradursi in un cambiamento reale, non solo tecnologico, ma soprattutto mentale”.

Il passaggio riguarda lo strumento militare, ma anche ciò che gli sta intorno: industria, università, centri di ricerca, imprese. Isabella Rauti ha ricondotto il tema alla capacità del sistema Paese di sostenere nel tempo lo sforzo richiesto dai nuovi scenari. “La tecnologia è una condizione necessaria, ma non sufficiente”, ha spiegato la sottosegretaria alla Difesa. La qualità serve a garantire vantaggio operativo e superiorità informativa, ma “è la quantità che garantisce durata, resilienza, rigenerazione delle forze e capacità di sostenere lo sforzo nel tempo”.

In questa cornice, gli investimenti diventano anche una questione politica. Il presidente della commissione Difesa del Senato, Maurizio Gasparri, ha ricordato che la spesa per la difesa ha ricadute tecnologiche e industriali, ma soprattutto si lega alla sicurezza collettiva: “Senza investimenti nella difesa non c’è libertà, non c’è vita e non c’è futuro”.

Dati, spazio e droni

La trasformazione passa poi dalla capacità di vedere, decidere e reagire più rapidamente. Per il capo di Stato maggiore dell’Aeronautica, Antonio Conserva, dati, spazio e resilienza cyber sono ormai la base della difesa futura. I sistemi di comando e controllo dovranno raccogliere ed elaborare informazioni da sensori, velivoli, droni e assetti spaziali. “Senza questa infrastruttura, basata su dati certi e digitali prontamente disponibili al decisore, non si va da nessuna parte”, ha osservato il generale.

I conflitti in corso mostrano anche come mezzi a basso costo possano modificare in profondità il campo di battaglia. In Ucraina, ha ricordato Conserva, i droni con visuale in prima persona stanno creando una “kill zone” che rende “quasi impossibile la manovra terrestre per come l’abbiamo intesa fino ad oggi”. La loro diffusione, anche presso attori non statuali, segnala una “democratizzazione dell’uso delle tecnologie” che obbliga a ripensare difesa e deterrenza.

Lo stesso tema si riflette nel dominio marittimo. Giuseppe Berutti Bergotto ha indicato nei mezzi senza pilota una direttrice inevitabile di sviluppo. Le crisi attuali dimostrano che “servono dei mezzi nuovi”, ma la questione non è sostituire le piattaforme tradizionali. Per il capo di Stato maggiore della Marina, la priorità è farle dialogare con i sistemi unmanned: “È la connessione, quello che nel futuro farà la differenza”.

Industria e produzione

La capacità militare dipende infine dalla velocità con cui industria e istituzioni riescono a programmare, produrre e rigenerare scorte. Nel ragionamento di Lorenzo Mariani, amministratore delegato di Leonardo, la risposta passa da una cooperazione europea più concreta, da procedure di acquisto meno rigide e da una maggiore continuità nei programmi comuni. Occorre, ha spiegato, “mettere a fattor comune anche attività di procurement in Europa”, mentre l’aumento progressivo dei finanziamenti resta “mandatorio”.

Ancora più netto il richiamo di Giuseppe Cossiga, presidente di Mbda Italia e di Aiad, alla capacità di adattamento del sistema produttivo. Italia ed Europa, ha osservato, non sono pronte “alla guerra che vediamo combattere oggi” e, allo stesso tempo, “non saremo pronti neanche alla prossima”. Il punto critico resta la lentezza con cui il sistema riesce a reagire: “Siamo diventati lenti nell’aumentare la produzione e lenti nel concepire e fare conto delle nostre idee”.

Dal Forum resta l’immagine di una difesa chiamata a muoversi su più piani nello stesso tempo. Non basta inseguire l’innovazione, se mancano capacità produttiva, continuità negli investimenti e riserve sufficienti a sostenere crisi prolungate. È su questo equilibrio, tra tecnologia, industria e massa, che si misura oggi la credibilità dello strumento militare.

Al Forum Machiavelli prende forma la nuova equazione della difesa

Il Forum Machiavelli Difesa ha messo in evidenza una trasformazione ormai chiara. La superiorità tecnologica non basta senza capacità produttiva, continuità negli investimenti e massa sufficiente a sostenere crisi prolungate. In uno scenario segnato da droni, spazio, cyber e minacce ibride, la credibilità della difesa dipende dalla capacità di tenere insieme innovazione, industria e velocità di adattamento

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