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L’Ue si è convinta. Non c’è solo la Difesa al centro delle strategie europee ed italiane per affrontare “tutte” le conseguenze della crisi a Hormuz, ma evidentemente anche l’energia. Il peso geopolitico delle bollette per le imprese è un’oggettività che incide moltissimo sulla produzione e, quindi, su pil, sul rapporto debito-pil e sul futuro della manifattura, tanto in Italia quanto negli altri Paesi membri.

Sul tavolo della commissione, Roma non ha posto semplicemente il tema della flessibilità, corredato dall’esigenza di spostare qualche miliardo da un capitolo all’altro, ma ha segnalato che serve un metodo di lavoro concettuale che faccia riguadagnare terreno anche all’Ue, troppo spesso lenta nei tempi di reazione.

Per cui il sì di Bruxelles all’estensione all’energia della clausola di salvaguardia già riconosciuta alle spese per la Difesa è “un’occasione per il governo italiano”.

Lo dice a Formiche.net l’europarlamentare di FdI/Ecr Francesco Torselli, secondo cui un attimo dopo “possiamo discutere sulle condizioni che l’Europa ha voluto imporre affinché fosse possibile attivare questa salvaguardia. E su questo, mi limito a dire che speriamo vivamente che le richieste di Bruxelles non rallentino troppo la messa a terra delle risorse, perché cittadini e imprese hanno necessità di beneficiare adesso degli aiuti per fronteggiare l’aumento dei costi dell’energia e non tra mesi o tra anni”.

La svolta in Ue segna inoltre l’introduzione di un metodo, quello del lavoro sotto traccia (contro la polemica tout court) che porta un plus effettivo? “Più che lavoro sotto traccia parlerei di logica del buon senso. La presidente Meloni e il vicepresidente Fitto hanno dimostrato in più occasioni che il buon senso abbatte più muri rispetto alla polemica. Certo, dall’altra parte dobbiamo riconoscere la Commissione di oggi è molto meno ideologica e più pragmatica di quella precedente, ma sicuramente l’approccio di Meloni e Fitto è quello vincente: niente proclami, niente urla, ma soluzioni concrete e dettate dal buon senso che, neppure la Commissione Ue può ignorare”.

L’Italia ha indicato la strada, ha detto ieri Giorgia Meloni, e l’Europa la sta percorrendo. Bruxelles prova a fare meno cose e farle meglio? Torselli risponde ricordando un evento di qualche giorno fa, come l’assemblea nazionale di Confindustria a Roma, in cui la presidente Meloni ha ribadito esattamente questo concetto: “L’Europa deve fare meno cose, ma deve farle meglio. Questa è la nostra visione d’Europa, ma le dirò di più: è la visione che avevano in mente i padri fondatori dell’attuale Unione europea. Chi oggi parla di Stati Uniti d’Europa o di Super-Stato europeo in grado di legiferare su tutto e il contrario di tutto, snatura quel progetto unico al mondo che fu pensato fin dal secondo dopoguerra: nazioni sovrane che si mettono liberamente assieme – ognuna mantenendo gelosamente vive le proprie ricchezze e le proprie specificità – con l’obiettivo di aiutarsi reciprocamente solo e soltanto nei campi in cui la competizione per i singoli stati nazionali sarebbe diventata improba. Un’Europa capace di fare solo quello che non possono fare da soli i singoli stati e di farlo, ovviamente, bene. Senza ideologia, senza dogmi imposti, ma guidata da pragmatismo e tanto, tanto buonsenso”, conclude.

Buon senso, così Meloni e Fitto hanno convinto l’Ue. Parla Torselli

“L’approccio di Meloni e Fitto è quello vincente: niente proclami, niente urla, ma soluzioni concrete e dettate dal buon senso che, neppure la Commissione Ue può ignorare”. L’analisi dell’eurodeputato toscano di Fdi/Ecr, Francesco Torselli

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