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Sergio Massa e Javier Milei hanno dinanzi a loro una sfida che va oltre il primato elettorale, dal momento che le condizioni generali dell’Argentina sono complicatissime per via di un’inflazione su base annua salita al 138,3%, con le riserve della Banca centrale ai minimi e con il 40,1% della popolazione in condizione di povertà. Per questa ragione da qui al ballottaggio che il 19 novembre vedrà opposti il ministro dell’Economia uscente e l’esponente ultraliberista, ci sarà da organizzare il presente (prima del futuro) del Paese.

Urne e programmi

Massa ha conquistato il 36,68% e ha annunciato che il 10 dicembre, da presidente, convocherà un governo di unità nazionale, “chiedendo i migliori, indipendentemente dalla loro forza politica”. Il suo proposito è quello di “ricostruire la patria” con una “rivoluzione educativa”. È contrario ad adottare il dollaro come valuta.

Milei, sostenitore del Bitcoin, si è aggiudicato il 29,86% dei voti anche grazie al disagio popolare che ha intercettato elettoralmente: ha formato il suo partito politico, Libertad Avanza (La libertà avanza), nel 2021. Già volto televisivo, è balzato agli onori del grande schermo con una campagna mirata contro la casta politica e si è dichiarato un seguace dell’ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Ora propone una riforma dello Stato per andare oltre il cosiddetto kirchnerismo, ovvero una maxi spending review che investa non solo il bilancio dello Stato ma la cancellazione di alcuni ministeri e la Banca centrale argentina. Propone anche il divieto di aborto e la vendita libera di organi in Argentina. Si definisce un anarco-capitalista, con l’obiettivo di abbandonare il peso argentino per il dollaro Usa.

Il numero uno di Vox, Santiago Abascal, si è congratulato con il candidato alla presidenza dell’argentina Javier Milei: “Non è mai stato fatto tanto in così poco tempo. Hai tutto il nostro affetto e sostegno in questa lotta per aprire il tanto desiderato capitolo di libertà e prosperità in Argentina”, ha scritto su Twitter. Al terzo posto l’ex ministro della Sicurezza conservatore Patricia Bullrich, già membro del governo dell’ex presidente Mauricio Macri.

Le reazioni

I bond argentini e le azioni quotate all’estero crollano fino al 10%, i più colpiti sono i titoli sovrani, mentre le società argentine che operano a Wall Street crollano quasi del 7%. “Preparatevi ad un secondo turno contestato e incerto – scrive il rapporto JP Morgan – L’inaspettata sovraperformance di Massa dovrebbe incidere negativamente sulle valutazioni sin dall’inizio. Non solo il potenziale ampliamento degli squilibri nel breve termine aumenterà la volatilità del credito nel prossimo mese, ma una maggiore probabilità che l’attuale orientamento politico venga mantenuto nel prossimo periodo dovrebbe tradursi in un premio di rischio più elevato. Considerando che le valutazioni sono piuttosto vicine ai minimi storici, vediamo un margine limitato per un deterioramento duraturo dei prezzi delle obbligazioni e, quindi, manteniamo l’Argentina nel nostro portafoglio”.

Riconquista

In sostanza l’exploit elettorale si deve alla riconquista di otto province in cui aveva perso in agosto, a Buenos Aires dove Massa ha vinto con 16 punti di scarto, mentre Milei tiene 10 distretti dei 16 conquistati in agosto. “Dal 10 dicembre inaugureremo una nuova tappa istituzionale nella politica argentina – ha annunciato Massa – So che molti di coloro che hanno votato per noi sono quelli che stanno attraversando il momento peggiore. Sappiate che non vi deluderò”.

Non sfugge agli analisti che il quadro che uscirà tra un mese circa potrà essere molto frammentato, a causa di un congresso senza maggioranze, in cui Unión por la Patria conserva la prima minoranza in entrambe le Camere.

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