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Fare massa e coordinare gli approcci sulle materie prime critiche, per assicurarsi che le industrie dell’Ue possano competere su scala globale (e senza il rischio di trovarsi senza forniture) nell’economia del futuro. Questa l’idea alla base della discussione trilaterale tra tre ministri-chiave di Italia, Francia e Germania, che si sono incontrati lunedì a Berlino per discutere di resilienza della catena di approvvigionamento e autosufficienza mineraria europea.

Attorno al tavolo c’erano il tedesco Robert Habeck (Economia e clima), il francese Bruno Le Maire (Economia) e Adolfo Urso (Imprese e Made in Italy) in rappresentanza del Belpaese. Il forum è destinato a diventare un format ricorrente, ha spiegato quest’ultimo, anticipando un prossimo incontro romano a ottobre sulla tecnologia digitale e un altro più avanti ancora, a Parigi, sulle tecnologie verdi. Tutti settori che dipendono dalla fornitura costante di materie prime critiche, vera linfa della doppia transizione.

A partire dalla legge sulle materie prime critiche dell’Ue, che fissa obiettivi e quote per ravvivare la produzione di minerali critici sul suolo europeo e ridurre l’eccessiva dipendenza dall’estero, i tre ministri hanno parlato di come perseguire efficacemente questi obiettivi. La strada della cooperazione tra le maggiori economie europee passerà dal potenziamento dello scambio di dati e maggiore collaborazione nei settori dell’estrazione, della raffinazione, del riciclaggio e degli standard Esg. Il tutto lavorando gomito a gomito con le industrie coinvolte, in modo da portare avanti una transizione che possa soddisfare le loro esigenze e favorire l’emergere di campioni industriali europei.

In controluce, l’ombra della Cina, che dopo decenni di esternalizzazione da parte dell’Occidente ha costruito un controllo ferreo sul settore dei materiali critici, specie nel campo della raffinazione e delle tecnologie verdi. I Paesi europei toccano punte di dipendenza dalla Cina superiori al 90%, ha ricordato Habeck: un rischio sistemico inaccettabile, come ha dimostrato il ricatto energetico della Russia. Tutti e tre i ministri hanno nominato esplicitamente Pechino durante la conferenza stampa: un sintomo dell’irrigidimento europeo nei confronti del pericolo che rappresenta, anche al netto delle aperture francesi e tedesche a Xi Jinping.

È una questione di sovranità europea, ha evidenziato il ministro Urso, ricordando che i padri fondatori dell’Ue hanno costruito le fondamenta del progetto europeo nella Comunità europea del carbone e dell’acciaio – i materiali critici del tempo. “Ce ne siamo dimenticati, e poi ce ne siamo ricordati quando è venuta a mancare l’energia. Non vogliamo scambiare la dipendenza dalla Russia con la dipendenza dalla Cina”, ha sottolineato il titolare del Mimit, secondo cui il prossimo regolamento europeo deve contenere “certezze giuridiche, accelerazioni, sburocratizzazione e, auspicabilmente, risorse”.

È proprio sul finanziamento che rimane un nodo irrisolto in Ue. Sia la Francia che l’Italia stanno istituendo fondi ad hoc per indirizzare il denaro verso le filiere strategiche, e la Germania è pronta a seguire, come ha confermato il ministro Habeck in conferenza stampa. I tre hanno reiterato la richiesta dei rispettivi Paesi di istituire un Fondo strategico europeo per finanziare congiuntamente la spinta europea sul materiali critici, un’idea lanciata dalla Commissione europea che sta progressivamente perdendo vigore a causa dell’opposizione dei rigoristi europei.

La ministeriale odierna avviene alla fine di un mese iniziato con la visita di Urso a Washington. Prima di partire, il titolare del Mimit aveva voluto sentire gli omologhi francese e tedesco per trovare una linea comune sull’Inflation Reduction Act. È stato il segnale, come spiegavamo su Formiche.net, di un atteggiamento diverso rispetto a quanto accaduto nei mesi scorsi in occasione della visita congiunta di Le Maire e Habeck negli Stati Uniti.

Intervistato dal quotidiano La Repubblica alla fine della sua missione, il ministro aveva ricordato che la Commissione europea sta finalizzando un rapporto che individua 34 materie prime critiche. “Dovremmo estrarne il 10% dai nostri territori, lavorarne il 40% e riciclarne il 15% entro il 2030. In Italia ne abbiamo 15, in giacimenti chiusi 30 anni fa. Si trovano in aree protette in Liguria, Toscana, Campania, Sardegna e arco alpino”, aveva aggiunto. E ancora: “L’Italia ha il più grande giacimento di cobalto in Europa, titanio, manganese, litio. Se l’Europa chiede di sfruttarli, deve darci gli strumenti normativi e finanziari per farlo”.

Il tema delle materie prime critiche si colloca in un più ampio quadro di autonomia strategica occidentale – più che europea – dalla Cina. Il processo di friend-shoring della produzione di materie prime critiche è uno dei percorsi per allineare il processo di transizione verde tra like-minded partner, come nel caso dell’Inflation Reduction Act degli Stati Uniti e del Piano Industria Net-Zero dell’Ue. Francia, Germania, Italia e diversi altri Paesi dell’Occidente geopolitico fanno già parte del Minerals Security Partnership, a guida statunitese, che vuole rafforzare la resilienza della catena di approvvigionamento proprio in questo senso.

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