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Non c’è, evidentemente, sui tavoli dei decisori solo il tema della fine del mercato unico (misura tra l’altro prevista espressamente nel Pnrr, come ricordato dal ministro Raffaele Fitto), ma l’intero ragionamento d’insieme che va fatto sul settore energetico, alla luce delle proposte su decarbonizzazione, competitività e diversificazione energetica. Punto di partenza l’evoluzione del mercato, le proposte sul biometano, il ruolo globale di Eni/Saipem/Snam, alla vigilia della COP28, la Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, in programma dal 30 novembre al 12 dicembre 2023 che si svolgerà all’Expo City di Dubai alla presenza del presidente del Consiglio, Giorgia Meloni.

Biometano e prospettive

“Oggi i numeri sembrano tornare e ci mostrano che ci sono ottime prospettive nel settore. Io associo la CCS al biometano, perché sono due settori in cui non abbiamo da sviluppare una grandissima ricerca, serve sicuramente un’ottimizzazione dei costi e della logistica. Bisogna renderli efficienti per ottenere un approccio vantaggioso”. 

Queste parole del presidente di Arera, Stefano Besseghini, intervenendo all’evento “Carbon Capture & Storage: una leva strategica per la decarbonizzazione e la competitività dell’Italia”, sono utili per capire due passaggi della strategia complessiva italiana sul tema. In primis il rapporto da mantenere con i produttori che si avviano ad una stagione di cambiamenti tecnologici significativi e, in secondo luogo, il modus con cui il governo può provare a trasformare analisi ed esigenze in un fattore di competitività nel mercato internazionale. 

Qui Arera

Besseghini spiega che è necessario andare dai produttori e supportarli in una tecnologia che non è così facilmente realizzabile. L’aspetto del trasporto e del tombaggio è più gestibile. Nel Regno Unito, racconta, c’è stato un lavoro che è sintomatico di un Paese che ha creduto nella CCS e che ne ha fatto un elemento di competitività nel mercato internazionale, e ciò gli ha permesso di costituire un assetto regolatorio. “La regolazione può giocare un ruolo in questo settore, serve identificare la metodologia da applicare ad ambiti che si possono catturare abbastanza semplicemente. Da parte nostra c’è un grande interesse di vedere come evolverà il settore della CCS, che darà un contribuito nel parco delle tecnologie da mettere in campo nella grande partita della decarbonizzazione”. 

L’Italia alla Cop28

Temi che saranno al centro della 28esima edizione della Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, dal 30 novembre al 12 dicembre all’Expo City di Dubai la COP28, il più alto organo decisionale mondiale sulle questioni climatiche. 150 Paesi rappresentati, che ne faranno una delle edizioni più partecipate di sempre con la premier Giorgia Meloni che giungerà a Dubai domani pomeriggio. L’impulso che verrà dal governo italiano sarà quello di forte sostegno dell’Africa, come dimostrato dalla volontà di Palazzo Chigi di destinare al continente africano gran parte del suo Fondo per il clima. Meloni interverrà alla sessione sui sistemi alimentari e a quella sull’adattamento ai cambiamenti climatici. 

Saipem

Sul tema c’è da segnalare in queste ore la notizia dell’aggiudicazione  da parte di Saipem di due contratti offshore, uno in Guyana e l’altro in Brasile, del valore di circa 1,9 miliardi di dollari. Il primo è stato assegnato da ExxonMobil Guyana Limited per sviluppare il giacimento petrolifero di Whiptail: non solo progettazione, ma anche la fabbricazione e l’installazione di strutture subacquee. Il secondo è stato assegnato da Equinor per il progetto Raia, lo sviluppo di un giacimento pre-salt di gas e condensato nel bacino di Campos, situato a circa 200 km al largo dello stato di Rio de Janeiro, in Brasile. In questo modo Saipem contribuirà alla realizzazione di uno dei più importanti progetti di sviluppo di gas in Brasile, che rafforza ulteriormente la visibilità del leader globale nell’ingegneria e nella costruzione di grandi progetti.

Qui Nato

Non sfugge che, oltre alla analisi su quale direzione imboccare e con quali strategie, vadano affrontate le conseguenze di medio-lungo periodo di eventi eccezionali come la guerra in Ucraina, il primo dei quali è la considerazione avanzata dal segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, sul fatto che guerra con l’Ucraina ha reso la Russia “economicamente dipendente” dalla Cina e per la fornitura di armi anche da Iran e Corea del Nord. Secondo il numero uno dell’alleanza atlantica, Mosca diventa sempre più dipendente dalla Cina per il finanziamento delle materie prime e anche di materie prime chiave per l’industria della difesa: “Prima l’Europa era il mercato principale e più importante, non ultimo per il gas naturale, il che li rende ancora più dipendenti dalla Cina, quindi sì, anno dopo anno Mosca ipoteca il suo futuro con Pechino e questo è uno degli esempi di come la Russia sia diventata sempre più debole economicamente come risultato di questa guerra”.

Scenari

Per cui non stupiscono i numeri complessivi alla voce gas, con una direttrice di marcia che si posiziona verso un record storico dell’import europeo di Gnl, ovvero il 60% su base annua nel 2022 . Lo rivelano i dati S&P Global secondo cui le importazioni europee sono vicine a superare il record di 125,9 milioni di tonnellate di Gnl (173 miliardi di metri cubi) fatto registrare 12 mesi fa. La metà delle esportazioni verso il vecchio continente sono di matrice statunitense. 

@FDepalo

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