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Secondo Josh Hawley, senatore americano del Partito repubblica, tendenza trumpiana, e uno dei più aspri critici del Partito comunista cinese, TikTok è “uno strumento di spionaggio e una macchina di propaganda” per Pechino. “Prima la propaganda pro-Hamas, ora [Osama] Bin Laden? Il Partito comunista cinese probabilmente è incredulo che gliela facciamo passare liscia”, ha spiegato su Fox News sostenendo che sia l’ora di vietare il social. La stessa indicazione è arrivata da un altro repubblicano, il rappresentante Mike Gallagher, presidente della commissione Cina alla Camera.

La “Lettera all’America” del fondatore di Al Qaeda spopola dal 12 novembre scorso sul social, alimentando le già profonde divisioni emerse sulla situazione in Medio Oriente. Il video è stato visto da 1,2 milioni di persone in meno di 24 ore. La piattaforma è intervenuta promettendo di rimuovere “proattivamente e aggressivamente” il contenuto e indagare “su come è arrivato sulla nostra piattaforma”.

La diffusione del video sembra aver ridato forza alle richieste di divieto. Lo sforzo bipartisan al Congresso per un divieto su TikTok sembrava avere trovato slancio a marzo dopo la complicata audizione a Capitol Hill dell’amministratore delegato della società di proprietà del colosso ByteDance. Il manager, Shou Zi Chew, fu duramente criticato da entrambi i partiti per le scarse garanzie offerte sull’indipendenza di TikTok dal Partito comunista cinese. Tuttavia, l’impegno ha poi perso vigore, anche perché il Congresso, spaccato, ha passato le ultime settimane a evitare lo shutdown.

Ma la strada verso il divieto non è affatto in discesa neppure ora, considerati i numeri di TikTok negli Stati Uniti che fanno gola ai partiti e ai candidati in vista delle elezioni dell’anno prossimo (oggi Axios ha rivelato che il presidente Joe Biden starebbe pensando di iscriversi al social): 102 milioni di utenti nel 2023, 107,8 milioni di utenti in prospettiva l’anno prossimo; utilizzata dal 69,7% dei ragazzi tra i 12 e i 17 anni e dal 76% di quelli tra i 18 e i 24. I più grandi tra loro avevano 2 anni quando Al Qaeda abbatteva le Torri Gemelle l’11 settembre 2001. Altri non erano neppure nati.

Rischiamo di vederlo anche con lo Shoah: dove oltre alla memoria mancano l’istruzione e i controlli delle piattaforme, quello è un terreno fertile per disinformazione e propaganda che alimentano tensioni nelle nostre società.

La memoria spezzata da Bin Laden star di TikTok

La “Lettera all’America” del fondatore di Al Qaeda spopola sul social cinese, che ha promesso di rimuovere i video e indagare. Ma la sua alta diffusione tra i giovani rappresenta una sfida per le nostre società democratiche

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