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L’acqua continua a fluire a più di 24 ore dalla rottura della diga di Nova Kakhovka, nell’oblast ucraino di Kherson occupato militarmente dalle Forze Armate Russe. Le immagini disponibili mostrano le strade della cittadina adiacente alla centrale idroelettrica completamente allagate, assieme a numerosi altri insediamenti nell’area (anche se in mattinata le amministrazioni filo-russe locali hanno riportato un calo nel livello dell’acqua per le strade). Nonostante la porzione di territorio interessata dall’allagamento cada principalmente sotto il controllo di Mosca, entrambe le fazioni hanno prontamente avviato le operazioni di soccorso. Secondo quanto riportato da Oleksandr Prokudin, capo dell’amministrazione militare della regione di Kherson, più di 1400 persone sono già state evacuate. Al momento non paiono esserci vittime, ma l’agenzia di stampa russa Tass riporta almeno 7 dispersi nella regione.

Parallelamente, continua incessante lo scambio di accuse da ambo le parti. Durante la seduta d’emergenza del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, convocata appositamente per discutere sull’evolversi della situazione nei pressi della centrale di Kakhovka, i rappresentanti di Kyiv e Mosca si sono vicendevolmente incolpati di aver commesso ‘atti terroristici’, sia in riferimento alle responsabilità per il cedimento della diga (tutt’ora impossibile da attribuire con chiarezza) che riguardo alla mancata assistenza della popolazione colpita dal disastro.

Denunce che proseguono anche al di fuori del Palazzo di Vetro. Nella mattinata, alcuni esponenti dell’amministrazione filo-russa hanno affermato che durante la notte l’esercito ucraino a continuato a colpire l’area interessata dall’allagamento con mortai, pezzi di artiglieria e addirittura droni, che in mattinata si sarebbero schiantati contro il centro abitato di Nova Kakhovka. Da parte ucraina, il presidente Volodymyr Zelensky è ricorso a Twitter per accusare gli avversari di non star prestando soccorso alla popolazione.

Nel frattempo, comincia a delinearsi sempre più chiaramente il possibile impatto ambientale della fuoriuscita. Nel consueto comunicato notturno pubblicato sul sito internet della presidenza ucraina, Zelensky ha annunciato che il cedimento della diga ha causato la formazione di “una chiazza di petrolio di almeno 150 tonnellate (che viene trasportata dalla corrente verso il Mar Nero. Non possiamo ancora prevedere quanta parte delle sostanze chimiche, dei fertilizzanti e dei prodotti petroliferi stoccati nelle aree alluvionate finirà nei fiumi e nel mare.” conclude il presidente ucraino, che ricorre al termine “ecocidio” per caratterizzare la supposta decisione russa di far saltare la struttura di cemento armato del bacino di Nova Kakhovka.

Secondo il ministro dell’Ambiente di Kyiv Ruslan Strilets il numero totale di tonnellate di petrolio inglobate dal flusso d’acqua proveniente dalla breccia oscilla tra le 600 e le 800. Non è ancora possibile fare una stima dell’impatto che questa contaminazione avrà sull’ecosistema locale.

Ecosistema che non sarà provato soltanto dal rilascio di sostanze tossiche. L’annegamento di numerosi animali selvatici o meno, la prevedibile desertificazione e l’impaludamento dei terreni alluvionati avranno un impatto di non breve durata sull’ambiente. Ma anche l’aspetto economico non può essere trascurato: i contadini locali si troveranno a fronteggiare sia una forte carenza dell’acqua necessaria alle coltivazioni (perlomeno fino alla riparazione della diga), che una scarsità di terreni da coltivare. In una situazione già complessa a causa del conflitto in corso, quest’evoluzione è destinata a gravare ulteriormente sugli abitanti della zona, adesso e per gli anni a venire.

Khakovka, un disastro sociale, economico e ambientale

Con il passare delle ore iniziano ad emergere più chiaramente le conseguenze del cedimento della diga nella regione di Kherson. Oltre agli immediati danni cinetici, la bomba d’acqua avrà pesanti ripercussioni sull’ambiente e sul tessuto sociale. Mentre si cerca ancora il responsabile, prosegue ininterrotto lo scambio di accuse

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