Skip to main content

Mentre la maggioranza continua a logorarsi tra distinguo, tensioni interne e prove di forza in vista delle prossime scadenze elettorali, c’è un convitato di pietra che agita il centrodestra: la leadership. Non quella di Giorgia Meloni, ancora saldamente ancorata a Palazzo Chigi, ma quella dei suoi alleati. A partire da Matteo Salvini, stretto tra la pressione di Roberto Vannacci, un partito inquieto e una stagione politica che, fin qui, gli ha restituito meno di quanto prometteva. Sullo sfondo, il nodo legge elettorale, il rebus del campo largo e una legislatura che, inevitabilmente, finirà per intrecciarsi con la partita decisiva del Quirinale. Temi che attraversano anche “Il Principe e la Repubblica. Potere e istituzioni in Italia dal 1943 a oggi”, il nuovo libro di Lorenzo Castellani e Gaetano Quagliariello, in libreria dal 29 maggio per Luiss University Press. Un saggio che ripercorre l’evoluzione degli equilibri istituzionali italiani, dalla centralità dei partiti del Dopoguerra fino al ruolo sempre più assertivo del Presidente della Repubblica. Formiche.net ne ha parlato proprio con Castellani, politologo della Luiss.

Professor Castellani, davvero Matteo Salvini è diventato l’anello debole del governo, dopo le ultime dichiarazioni sulla possibile fine anticipata della legislatura (poi tardivamente ritrattate)?

Direi di sì. È il leader che, negli ultimi anni, ha perso più consenso elettorale e che oggi avverte maggiormente la pressione esterna e interna. Esterna, perché Roberto Vannacci rappresenta un fattore di competizione politica dentro il perimetro della Lega. Interna, perché una parte del partito sui territori appare stanca della sua leadership. E poi c’è il dato politico: al netto dell’Autonomia, peraltro ridimensionata dalla Corte costituzionale, Salvini ha portato a casa poco sul piano programmatico.

E quella frase sulla possibile fine del governo, è tattica o una boutade?

Mi pare sia uscita più per istinto che per calcolo politico. Salvini sa benissimo che la legislatura, salvo eventi straordinari, arriverà alla fine. Almeno fino a marzo il governo tiene, anche perché la legge di Bilancio dovrà necessariamente passare.

A Palazzo Chigi, però, la gestione della maggioranza sembra sempre più complicata. Come la vede lei?

Lo sanno bene anche a Chigi. Il governo è consapevole che sui grandi dossier – energia e spazi di bilancio soprattutto – bisogna regolarsi con l’Unione europea. Il problema è che, man mano che ci si avvicina alle elezioni, diventa più difficile governare i rapporti interni alla coalizione. Le maggioranze, in queste fasi, tendono fisiologicamente a diventare più litigiose.

Il nodo legge elettorale come verrà dipanato?

Giorgia Meloni potrebbe tentare il tutto per tutto e provare a cambiarla. Una scelta “o la va o la spacca”. Ma dovrebbe convincere Salvini, considerando che la Lega oggi è sovrarappresentata rispetto ai consensi reali. Da qui alla fine dell’anno, credo che un tentativo verrà fatto. Anche perché un cambio di legge elettorale, paradossalmente, converrebbe pure a Elly Schlein.

Perché?

Perché il Rosatellum, senza indicazione diretta del candidato premier, per certi versi tutela il centrosinistra nell’attuale situazione. Per lo meno a livello di interlocuzioni tra leader. Però è anche vero che, se si introducesse una legge che non garantisce automaticamente la vittoria, si aprirebbe una fase di rimescolamento generale delle carte.

Il campo largo esiste davvero o resta più un anelito?

Per ora è un accordo tutto da costruire. Schlein non può pensare di competere con il centrodestra senza un’intesa con Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi-Sinistra. E, va detto, alle Europee non è andata male: sarà molto difficile liberarsi della sua leadership prima delle Politiche da parte della minoranza dem. Tuttavia, senza almeno questa triade, il centrodestra resta favorito.

E il centrodestra, invece, quale nodo dovrà sciogliere?

La questione Vannacci. Tenerlo dentro o fuori cambia gli equilibri. Perché Vannacci potrebbe tranquillamente valere oltre il 3%, e in una fase di frammentazione ogni punto percentuale pesa.

Al centro, invece, cosa vede?

Vedo Carlo Calenda orientato ad andare da solo, mentre Matteo Renzi e Più Europa potrebbero convergere a sinistra. Anche qui, però, molto dipenderà dalla legge elettorale.

Nel vostro libro sostenete che il “Principe” della Repubblica italiana sia cambiato nel tempo. Chi è stato davvero il Principe della Prima Repubblica?

I partiti. Dal Dopoguerra fino al 1992 il vero Principe sono stati i partiti politici. Non a caso fallì anche il tentativo di De Gasperi di istituzionalizzare il premierato. La fase più forte della partitocrazia va dal 1953 al 1978.

Poi cosa cambia?

Dopo Moro inizia una progressiva disaffezione verso i partiti. Berlusconi non riesce a diventare il nuovo Principe e il bipolarismo italiano non si consolida mai davvero. Dal 2006 in avanti, con la crescente frammentazione politica, torna al centro della scena un altro soggetto: il Presidente della Repubblica.

Oggi il vero garante dell’ordine politico è il Quirinale.

Esattamente. Il Capo dello Stato è diventato il nuovo Principe, il garante dell’equilibrio del sistema. E negli ultimi anni ha assunto un ruolo sempre più assertivo nella vita politica italiana.

Anche per questo la prossima legislatura sarà decisiva?

Sì, perché dovrà eleggere il nuovo Presidente della Repubblica. E quella partita finirà inevitabilmente per ridefinire gli equilibri politici e istituzionali del Paese. L’apparente stabilizzazione che vediamo oggi potrebbe essere molto meno solida di quanto sembri.

Salvini è sotto pressione. La legge elettorale? Per Castellani conviene anche a Schlein

Tra tensioni nella maggioranza, leadership in bilico e partita del Quirinale sullo sfondo, Lorenzo Castellani legge le fragilità del centrodestra e del campo largo. Per il politologo della Luiss, Matteo Salvini resta oggi l’anello debole della coalizione, stretto tra il fattore Vannacci e una Lega inquieta, mentre il vero “Principe” della Repubblica contemporanea è ormai il Quirinale (come scrive nel suo ultimo libro assieme a Gaetano Quagliariello)

Crimine e mafie, cosa rivela il primo rapporto Onu. Parla Giovanni Gallo

Marce, convegni, manifestazioni a Palermo e in tutta Italia con l’obiettivo di trasformare il ricordo e la commemorazione della strage di Capaci in partecipazione concreta. Intento centrato soprattutto dalle Nazioni Unite con un dossier-radiografia planetaria sulle mafie e il crimine organizzato globale. Intervista a Giovanni Gallo, capo sezione Criminalità Organizzata e Traffico illecito a Vienna delle Nazioni Unite

La Cina avanza in Europa. I numeri della conquista

Un rapporto del Mercator Institute mette nero su bianco l’inarrestabile ascesa degli investimenti del Dragone nel Vecchio continente. Cresciuti solo lo scorso anno del 67%, ai massimi da otto anni. Per fortuna, però, a Bruxelles qualcosa si muove

Vi spiego perché Craxi parla ancora al presente. Scrive Di Bartolo

All’indomani della presentazione a Palazzo madama, Salvatore Di Bartolo, tra i curatori del volume Hammamet ricorda Bettino (Solfanelli), racconta il saggio che mette in luce gli anni dell’esilio tunisino, mostrando aspetti privati, umani e in larga parte poco conosciuti dall’opinione pubblica italiana

SpaceX apre la corsa alla Borsa e mette in vetrina la sua scommessa più ambiziosa

Con la documentazione alla Sec, SpaceX porta sul mercato una storia che oggi poggia soprattutto su Starlink, diventata la base economica più solida del gruppo, mentre Starship resta il progetto chiamato a cambiare scala e l’intelligenza artificiale amplia insieme ambizione e rischio. La quotazione espone così una società già forte nei ricavi, ma ancora legata alla capacità di trasformare investimenti molto pesanti in esecuzione industriale credibile

La resilienza militare iraniana sfida i calcoli di Washington

L’intelligence di Washington ammette che Teheran si stia riarmando più velocemente del previsto, con il supporto di Russia e Cina. Mentre la Guida Suprema Khamenei vieta il trasferimento all’estero dell’uranio altamente arricchito

Dai reel ai meme, così i social cambiano la comunicazione politica

Il futuro della comunicazione politica sono i video e i reel, ma l’obiettivo è riuscire a trasmettere messaggi non effimeri ai cittadini, ha spiegato il responsabile social di Gualtieri. Mentre quello di Salvini sottolinea l’importanza ancora incompresa dei meme. Il futuro? Più incerto che mai secondo l’ex responsabile social dei 5 Stelle

Gli Emirati non frenano gli investimenti in Italia. Il bilancio di Bozzetti (Investopia)

La quarta edizione del forum concepito per cementare le relazioni tra due ecosistemi che si attraggono a vicenda, si è chiusa con un grande successo. Decisamente non scontato vista la situazione in Medio Oriente. Un successo che dà la cifra di un rapporto tra Roma e Abu Dhabi più saldo che mai. Conversazione con Giovanni Bozzetti, fondatore e organizzatore di Investopia Milan

Innovazione, payback e sovranità. La farmaceutica italiana alla prova della competitività

Al talk Adnkronos-Farmindustria, tre voci a confronto su come difendere un settore che vale 74 miliardi di produzione e 70 di export. Ecco il primo appuntamento del ciclo Equilibri e prospettive del sistema salute, dal titolo “Farmaci, la sfida della competitività tra innovazione e sostenibilità”

Contro il declino raccontato dall'Istat ripartiamo da energia e creatività. Scrive Becchetti

La strana e ricorrente sensazione, leggendo i dati dell’Istat, è quella di essere nel film “Il giorno della marmotta” nel quale il protagonista è condannato a svegliarsi sempre nello stesso giorno. Siamo evidentemente una civiltà dei pesci rossi dove ogni otto secondi la memoria si azzera e il mondo ricomincia. La soluzione contro il costo della vita è semplice, la riduzione della dipendenza dalle fonti fossili. Il commento di Leonardo Becchetti

×

Iscriviti alla newsletter