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E se il legame tra il nostro Paese e l’Africa fosse l’innovazione? Sembra proprio questo il terreno di connessione con il Continente Nero. Start-up, imprenditorialità e un altissimo potenziale in attesa di essere sviluppato. Questo è stato solo uno degli argomenti al centro dell’evento “Permacrisi? No, permacambiamento!“ che si è tenuto ieri pomeriggio al teatro Filodrammatici di Milano.

Dalla Silver Economy alla Generazione Z, passando per il welfare digitale. La fondazione Pensiero Solido presieduta da Antonio Palmieri, nel suo primo evento meneghino, ha offerto una serie di spunti piuttosto interessanti su tematiche di strettissima attualità, grazie a un parterre di ospiti molto selezionato.

L’obiettivo, esplicita Palmieri in apertura, è quello di “ribellarci alla visione attuale di un perenne stato di crisi che porta ad avvilupparci su noi stessi”. Viviamo, al contrario, in un momento di “incessante cambiamento”. Una condizione in qualche modo ineludibile e “che ci deve proiettare verso una trasformazione positiva. Sennò, il rischio, è quello di soccombere”.

Introducendo la tavola rotonda dedicata all’Africa (come terra di start-up), Palmieri parla di “continente decisivo per il futuro dell’umanità”. E pare proprio così. Sia sotto il profilo delle opportunità economiche, che sotto il profilo demografico. Basti pensare che solo la Nigeria conta “218 milioni di persone – dice Elena Lavezzi, chief strategy officer di Kuda, challanger bank nigeriana – , metà delle quali ha 19 anni”. Sul fronte delle opportunità, pur riconoscendo alcune difficoltà logistiche legate in particolare agli spostamenti verso l’Africa, Lavezzi sottolinea che “gli italiani hanno grande successo sul mercato nigeriano”. La vivacità imprenditoriale è dimostrata anche dal fatto che “tra il 2021 e lo scorso anno il mondo delle start-up innovative è sostanzialmente raddoppiato”. Così come si registra “un grande interesse dei venture capital per quei territori”. E, in questo, anche il settore fintech sta incrementando la sua presenza.

A proposito di venture capital, Gianluca Dettori (fondatore di Primo Ventures sgr), sostiene che “ci sono moltissime opportunità da sviluppare”, anche facendo leva su “un’alta propensione di giovani africani orientati verso l’imprenditoria innovativa”. Che, si badi bene, “non è fatta solo di microchip” ma spesso ottimizza e reimpiega oggetti comuni, anche di risulta. Dettori parla di “innovazione rurale”, da cui evidentemente scaturiscono nuove opportunità. Un potenziale che potrebbe essere utilizzato anche dall’Italia verso la quale l’Africa “nutre un sentimento di fiducia”. Ed ecco che la sfida diventa quella di “creare un ponte culturale ed economico tra i due Paesi”.

C’è però in questo quadro di prospettiva apparentemente agevole, un inciampo non indifferente. Per lo più culturale. “Da parte degli imprenditori italiani c’è ancora una grande diffidenza verso l’Africa”. Una diffidenza che, secondo Mario Molteni, docente dell’università Cattolica, “va vinta, per creare una partnership positiva”. Di esperienze positive, il docente, ne ha raccolte diverse in questi anni di docenza e iniziative proprio nel Continente Nero. “Abbiamo formato oltre 1.400 imprenditori attraverso i nostri master – scandisce Molteni – per lo più concentrati nei settori dell’agrifood, del tech, delle rinnovabili e dell’economia circolare”. Certo, l’Africa resta un Paese “turbolento, attraversato spesso da conflitti e instabilità”, ma “ho percepito una grande voglia di entrare in contatto con l’Italia”.

Attualmente, superando le diffidenze, sono i talenti italiani che planano oltre il Mediterraneo. È il caso di Andrea Censoni (Africa Roadtrip) che, portando la sua esperienza, rimarca l’aspetto demografico come elemento di competitività da tenere in considerazione. “Un recente studio – dice – dimostra che l’80% dei giovani africani ha una propensione all’auto-imprenditorialità. Ed è anche per questo motivo che con la nostra associazione abbiamo creato opportunità di scambio tra imprenditori”. In termini di investimenti, un paese come l’Uganda  – incredibile ma vero, si penserà – è nella top ten dal punto di vista degli investimenti nell’innovazione: 48 milioni di dollari in 15 start-up diverse.

Che è poi un concetto ripreso anche dall’intervento di Francesca Oliva (Avsi) che richiama alla necessità di “attrarre, in Africa, capitali di investitori che sono sempre più interessati a quanto accade in questa zona del Mondo”. Perché in fondo, chiude, “i problemi possono trasformarsi in opportunità”. A ben guardare, suona tanto come il paradigma che vuole invertire la fondazione Pensiero Solido. Dunque, permacambiamento!

Il legame Italia-Africa? È l'innovazione. L'evento di Pensiero Solido

La sfida che gli imprenditori italiani devono vincere è quella della “diffidenza” verso il Continente Nero che, al contrario di quanto si pensi, è “ricco di opportunità e guarda al nostro Paese con interesse”. Silver economy, Generazione Z, Welfare digitale e Africa. Cosa si è detto all’evento della fondazione Pensiero Solido

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