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Sopravvivere, finché sarà possibile. Nella Russia strozzata dalla sanzioni, senza più certezze sul petrolio e prossima all’asfissia, è scattata l’ora della moneta digitale. O meglio, del rublo digitale. Premessa. L’economia russa ha sfidato in questi tre anni le previsioni di collasso, specialmente con l’emergere di tossicità nel sistema bancario.

La svolta di Mosca

Per mesi Mosca ha mostrato una resilienza che ha sorpreso gli osservatori occidentali, sostenuta da una gestione tecnocratica e da uno stimolo fiscale di proporzioni storiche. Tuttavia, i dati emersi nel terzo trimestre del 2025 suggeriscono che il modello militare, basato cioè sulla sola industria bellica adottato dal Cremlino, sta iniziando a generare frizioni strutturali che non possono essere risolte semplicemente stampando moneta o aumentando la spesa. La rivelazione di un accumulo di 10,4 trilioni di rubli (circa 131 miliardi di dollari) di crediti deteriorati nei bilanci bancari russi è il primo sintomo.

Il secondo è una valuta, il rublo, che continua a perdere potenza. E così, dopo aver tentennato per mesi su criptovalute e digitalizzazione della moneta, il Cremlino ha rotto gli indugi. La Russia ha iniziato a introdurre il rublo digitale nel suo sistema di bilancio e nel settore bancario su larga scala. Vale a dire che a partire da queste settimane, il grosso delle transazioni tra amministrazioni pubbliche, ma con crocevia bancario, potranno essere effettuate sotto forma di moneta digitale.

Obiettivo banche

La mossa ha un suo senso. Creare una seconda corsia per il rublo vuol dire allentare la pressione sulla moneta russa, oltre a creare i presupposti per sfuggire alle sanzioni, per permettere agli istituti di operare con maggiore tranquillità, recuperando parte delle enormi perdite accumulate in questi anni. Mosca ha stabilito un lancio graduale del rublo digitale: entro il 1° settembre 2026 le maggiori banche del Paese e i loro clienti istituzionali al dettaglio dovranno consentire ai clienti di effettuare transazioni utilizzando rubli digitali.

E ancora, secondo le regole della Banca centrale russa, gli istituti russi titolari di una licenza universale e le aziende al dettaglio con un fatturato annuo superiore a 30 milioni di rubli saranno tenuti a elaborare transazioni in rubli digitali a partire dal 1° settembre 2027. Tutto questo mentre anche l’Europa corre sulla moneta digitale. Ma forse con tempi più lunghi della Russia.

La strada dell’Europa

Quattro anni, anche scarsi, tanto è infatti il tempo che separa l’Europa dall’euro digitale, la risposta dell’Unione all’avanzata delle stablecoin. Lo scorso ottobre il Consiglio direttivo della Banca centrale europea, ha stabilito di avviare l’ultima fase sul progetto dell’euro digitale, quella di sviluppo, che segue la fase appena completata di preparazione. La svolta, però, arriverà solo nel 2029, anno in cui è prevista la prima emissione della nuova moneta.

La Russia barcolla e adesso si aggrappa al rublo digitale

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