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La Polonia vuole trasformarsi nella principale potenza militare terrestre europea entro la fine del decennio. Un obiettivo che Varsavia non nasconde più e che riflette la crescente percezione della minaccia russa lungo il fianco orientale della Nato, soprattutto dopo oltre quattro anni di guerra in Ucraina. “Entro il 2030 la Polonia avrà l’esercito più forte e più grande d’Europa”, ha dichiarato il vicepremier e ministro della Difesa Władysław Kosiniak-Kamysz durante la conferenza “Defense24 Days” tenutasi a Varsavia. Una dichiarazione che sintetizza l’ambizione strategica del governo polacco: costruire una forza armata numerosa, moderna e altamente interoperabile con gli standard Nato.

Un report della Jamestown Foundation si sofferma sull’analisi di quanto fatto e predisposto sino ad ora da Varsavia per raggiungere il suo obiettivo. Il piano prevede l’espansione delle forze armate fino a 500 mila uomini, di cui 300 mila militari professionisti e 200 mila riservisti. Parallelamente, Varsavia sta investendo somme senza precedenti nella modernizzazione delle proprie capacità terrestri, aeree e navali. Il budget della difesa ha ormai raggiunto i 200 miliardi di zloty, pari a circa 55 miliardi di dollari, rendendo la Polonia uno dei Paesi Nato con la più alta spesa militare in rapporto al Pil. Secondo i dati dello Stockholm International Peace Research Institute (Sipri), Varsavia destina oggi circa il 4,5% del Pil alla difesa, un livello superiore a quello di molte delle principali economie occidentali dell’Alleanza Atlantica. Dal 2016 la spesa militare polacca è cresciuta di oltre il 200%, accelerando ulteriormente dopo l’invasione russa dell’Ucraina del febbraio 2022.

A sostenere questa espansione è anche il programma europeo Safe (Security Action for Europe), attraverso il quale la Commissione Europea ha approvato prestiti per quasi 44 miliardi di euro destinati sia al rafforzamento dell’esercito sia allo sviluppo dell’industria della difesa polacca. Varsavia punta infatti non soltanto ad acquistare armamenti, ma anche a costruire un ecosistema industriale nazionale in grado di produrre, mantenere e sviluppare sistemi avanzati. La strategia polacca si fonda soprattutto sull’acquisizione di piattaforme occidentali di ultima generazione. Negli ultimi anni Varsavia ha ordinato 486 lanciarazzi multipli Himars statunitensi, circa 100 elicotteri Ah-64E Apache, 366 carri armati Abrams, due batterie Patriot e 32 caccia F-35A. Proprio a maggio sono arrivati nel Paese i primi esemplari degli F-35 denominati “Husarz”. L’obiettivo è duplice: rafforzare la deterrenza contro Mosca e sostituire definitivamente l’equipaggiamento di epoca sovietica ancora presente nelle forze armate polacche. La leadership politica e militare del Paese considera infatti la dipendenza da sistemi ex-Patto di Varsavia uno dei principali punti deboli della sicurezza nazionale.

Accanto alle forniture americane, la Polonia guarda anche all’Asia. Varsavia riceverà entro la fine dell’anno i primi caccia leggeri FA-50PL prodotti dalla Corea del Sud. Gli aerei saranno equipaggiati con radar Phantom Strike e potranno impiegare missili AIM-120 AMRAAM a medio raggio, aumentando significativamente le capacità dell’aeronautica polacca. Anche il settore navale rientra nel processo di modernizzazione. La marina polacca, che oggi dispone di un’unica unità subacquea obsoleta, l’ORP Orzeł costruita in epoca sovietica, ha avviato una cooperazione con la Svezia per l’acquisizione di sottomarini A26. L’intesa prevede anche trasferimenti tecnologici e il coinvolgimento dell’industria polacca nella manutenzione e nella produzione di componenti.

Dietro il riarmo polacco vi è una valutazione strategica ormai consolidata: la convinzione che la guerra in Ucraina abbia modificato in modo permanente l’architettura di sicurezza europea. Varsavia teme che un eventuale successo russo possa aumentare la pressione militare sull’intero fianco orientale della Nato, in particolare lungo il corridoio baltico e nei pressi dell’exclave russa di Kaliningrad. Non a caso, la Polonia è oggi uno degli Stati più favorevoli al rafforzamento della presenza militare americana in Europa. Negli ultimi mesi si è discusso anche della possibilità di trasferire sul territorio polacco parte delle truppe statunitensi precedentemente stanziate in Germania, consolidando ulteriormente il ruolo di Varsavia come hub strategico della Nato orientale.

La trasformazione militare polacca rappresenta dunque uno dei cambiamenti geopolitici più rilevanti dell’Europa post-2022. Se i programmi annunciati verranno completati, Varsavia potrebbe diventare la principale potenza terrestre europea della Nato, seconda nell’Alleanza soltanto agli Stati Uniti per capacità convenzionali dispiegabili sul fianco orientale.

 

 

Varsavia vuole diventare la nuova potenza militare europea. Ecco come

Investimenti record, nuovi sistemi d’arma occidentali e un piano per portare le forze armate a 500 mila uomini. Ecco come la Polonia punta a diventare la principale potenza terrestre europea della Nato entro il 2030

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