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Una mossa disperata, per una situazione disperata. Qualcuno al Cremlino, forse lo stesso Vladimir Putin, il Ferragosto 2023 non se lo scorderà più. Specialmente se poi il rischio è quello di finire ostaggio di una valuta ben più in salute, lo yuan. Lo psicodramma è cominciato alle prime ore del 14 agosto, quando alla Banca centrale russa ci si è resi conto che il calo costante delle esportazioni da idrocarburi, frutto delle sanzioni e dell’embargo occidentale, aveva spinto il rublo ai minimi dal marzo 2022, un mese dopo l’invasione dell’Ucraina.

Il dollaro aveva sfondato in quelle ore la barriera psicologica dei 100 rubli e l’euro quella dei 110 rubli, inducendo la Banca di Russia a convocare una riunione straordinaria del board, al fine di mettere mano di nuovo ai tassi di interesse, già aumentati di 100 punti base il mese scorso fino all’8,5%. E portandoli al massimo storico del 12%. Tutto pur di salvare la moneta nazionale, che con il suo crollo verticale sta ponendo una sfida complessa alla leadership economica russa. Il declino del rublo si inserisce in un contesto delicato per Mosca, che sta affrontando crescenti spese militari mentre le sanzioni occidentali stringono la morsa. La dimostrazione sta nel fatto che il rublo  ha perso approssimativamente il 25% del suo valore nel corso del solo 2023.

E così, la Banca centrale russa guidata da Elvira Nabiullina, in una riunione straordinaria del Consiglio di amministrazione convocata prima che tutto precipitasse, ha deciso di aumentare i tassi di 15 punti base, portandoli al 12% dal precedente 8,5% annuo. Una decisione presa, anche, per riportare l’inflazione al 4% nel 2024, spiega l’agenzia di stampa russa Tass. Ma ampiamente attesa. “Il Consiglio di amministrazione della Banca di Russia ha deciso di aumentare il tasso di riferimento di 15 punti base dal 2023 agosto 350 al 12,00% annuo. Questa decisione è stata presa al fine di limitare i rischi per la stabilità dei prezzi”, ha spiegato in una nota la Banca centrale, osservando che la decisione è volta a garantire tali dinamiche delle condizioni monetarie e della domanda interna in generale, che sono necessarie per riportare l’inflazione al 4% nel 2024 e stabilizzarla vicino al 4% in futuro.

E adesso? Attenzione, la ciambella di salvataggio lanciata dal Cremlino potrebbe non bastare (in queste ore il cambio si attesta  in area 96,53 rubli per dollaro, in ulteriore rafforzamento dai 97 di ieri). Forse servirà qualcosa in più. Premesso che un ulteriore rialzo dei tassi non è per nulla escluso, per limitare l’impatto delle sanzioni sull’economia nazionale inoltre la Banca centrale ha accelerato il lancio di un rublo digitale. Moneta che al momento viene emessa direttamente dalla Banca di Russia a e conservata in portafogli elettronici, ma in fase sperimentale attraverso il coinvolgimento di 13 banche e 600 persone, che potranno effettuare pagamenti in 30 punti vendita dislocati in 11 città del Paese.

Il rublo è il simbolo della debolezza russa. Il Ferragosto horror di Putin

Il costante calo delle esportazioni di petrolio e gas ha spinto la moneta nazionale ai minimi dall’inizio dell’invasione dell’Ucraina, aprendo la strada a un predominio asiatico dello yuan. La Banca centrale ha evitato il peggio, ma il problema non è risolto. Anche ricorrendo a una valuta digitale
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