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Ieri l’ambasciata russa in Italia ha annunciato l’arrivo a Roma del nuovo ambasciatore, Alexey Paramonov, che prende il posto di Sergej Razov. Oggi il presidente russo Vladimir Putin ha nominato Ivan Soltanovsky prossimo ambasciatore presso la Santa Sede. Succederà ad Aleksander Avdeev (che è diventato ambasciatore a fine 2012, pochi mesi prima della rinuncia di papa Benedetto XVI). Soltanovsky è considerato un uomo di fiducia del Cremlino ma anche un fedelissimo di Kirill, patriarca di Mosca e di tutte le Russie, capo della Chiesa ortodossa russa, figura centrale negli sforzi bellici di Putin contro l’Ucraina e più in generale contro l’Occidente “corrotto”. Fu Soltanovsky, da rappresentante permanente al Consiglio d’Europa, a organizzare al patriarca una serie di incontri al Consiglio d’Europa nel marzo 2019 (tra cui quello con Dunja Mijatović, commissaria per i diritti umani).

IL “BURATTINO DI PUTIN” SECONDO KYIV

L’ultimo incarico di Soltanovsky è stato quello di rappresentante permanente al Consiglio d’Europa, dal quale è stato sollevato a novembre da Putin che così ha ufficializzato l’uscita di Mosca dall’organismo. Una mossa già annunciata a marzo, pochi giorni dopo l’inizio dell’invasione dell’Ucraina. Meno di due settimane prima che la Russia notificasse l’uscita, Borys Tarasyuk, rappresentante permanente dell’Ucraina presso il Consiglio d’Europa, aveva dichiarato ai giornalisti di non aver “mai parlato con il burattino dello zar Putin” riferendosi all’ambasciatore russo. “Non avevo motivo di rivolgermi a un bugiardo”, aveva aggiunto il diplomatico ucraino dopo due giorni di negoziati che avevano portato il Comitato dei ministri (sotto presidenza italiana con Luigi Di Maio allora ministro degli Esteri) ad annunciare l’immediata sospensione della Russia dal Consiglio d’Europa.

IL CURRICULUM

Soltanovsky, 68 anni, si è laureato presso l’Istituto statale di Mosca per le relazioni internazionali (Mgimo), la prestigiosa fucina di diplomatici russi la cui sede si trova a pochi passi dall’accademia che fu del Kgb e che è oggi dell’agenzia di intelligence che ne ha preso il testimone, cioè l’Fsb. Lì si sono laureati sia Avdeev sia Paramonov (non Razov che ha fatto l’Università statale di Mosca). È stato rappresentante permanente al Consiglio d’Europa per sette anni (dal 1° ottobre 2015 al 22 novembre scorso). Entrato in diplomazia nel 1977, fino al 1993 ha lavorato tra ministero, ambasciate e consolati dell’Unione Sovietica e della Federazione Russa in Pakistan e India. Dal 1993 al 1996 è stato consigliere presso il Dipartimento affari di sicurezza e disarmo. Dal 1996 al 2000 è stato consigliere presso la missione all’Osce di Vienna. Dal 2000 al 2003 è stato capo unità e direttore del Dipartimento affari di sicurezza e disarmo. Dal 2003 al 2009 è stato vicerappresentante permanente alla Nato. Dal 2009 al 2011 è stato vicedirettore del Dipartimento della cooperazione europea al ministero per poi essere promosso nel 2011 a direttore, incarico mantenuto fino al 2015. Sposato, una figlia. Parla inglese, francese, urdu, tedesco e spagnolo.

LA LETTERA DI PAPA FRANCESCO

La scorsa settimana, alla vigilia dell’incontro in Vaticano tra il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e papa Francesco, Il Messaggero ha rivelato che giovedì scorso il pontefice ha consegnato all’ambasciatore Avdeev una lettera personale scritta a Putin nel corso della visita di congedo. “Non sarebbe la prima volta che Francesco si affida ad Avdeev per raggiungere Putin”, ha scritto il giornale ricordando che il diplomatico è stato elogiato pubblicamente diverse volte dal Papa, che lo ha definito “di grande cultura” e “persona seria, colta, molto equilibrato. Il mio rapporto con la Russia è principalmente con questo ambasciatore”. Il giorno dopo l’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina, infatti, Francesco si recò a sorpresa – e con uno strappo al protocollo diplomatico – all’ambasciata russa presso la Santa Sede, chiedendo ad Avdeev un contatto diretto con Putin. Contatto diretto che non c’è mai stato finora. Non sono mancate tensioni però. Come quando, a novembre, il diplomatico aveva protestato per le parole del pontefice sulla “crudeltà” delle truppe russe in Ucraina: “Ho espresso indignazione per tali insinuazioni e sottolineato che niente può far vacillare la coesione e l’unità del popolo multinazionale russo”, aveva dichiarato Avdeev a Ria Novosti. Adesso la richiesta di un contatto con Putin sarà trasmessa a Soltanovsky nella prossima udienza da papa Francesco per la presentazione delle lettere credenziali.

Chi è Soltanovsky, nuovo ambasciatore russo alla Santa Sede

Fedelissimo di Putin e Kirill, il diplomatico prende il posto di Avdeev, che era giunto in Vaticano pochi mesi prima della rinuncia di Benedetto XVI. Per Kyiv è un “burattino dello zar”. Papa Francesco gli rinnoverà la richiesta di un contatto diretto con il Cremlino ribadita in una lettera consegnata al predecessore alla vigilia dell’incontro con Zelensky

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