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In Italia lo chiamano spezzatino. Si prende una banca o un’azienda e ne si vendono interi pezzi, più o meno pregiati. I motivi sono sempre gli stessi, pagare chi ha pagato. Ovvero chi ci ha messo dei soldi per evitare guai peggiori. Nel caso della Silicon Valley Bank, l’istituto californiano specializzato nelle società tech fallito tre mesi fa sotto l’urto dei tassi al rialzo, il creditore è la First citizen, altra banca di territorio che a due settimane dal crack ha rilevato tutti gli asset di Svb, sani e malati, per 20 miliardi di dollari. Il tutto sotto la regia della Fdci, l’agenzia federale che si occupa di proteggere e tutelare il risparmio nazionale.

Ora arriva la seconda parte del salvataggio, quella in cui i conti della First, messi sotto pressione dall’operazione, vanno risanati. Mettendo nel calderone anche qualche correntista rimasto a bocca asciutta, magari per non aver fatto in tempo a ritirare i propri soldi prima che tutto precipitasse (obbligazionisti, correntisti e vecchi azionisti vantano un credito complessivo di 7 miliardi). Per farlo, bisogna vendere quel che rimane di Svb.

E allora, per esempio, in questi giorni si sta cercando di collocare sul mercato le attività tedesche. Le autorità regolamentazione bancaria degli Usa, in raccordo con la First, ora azionista di Svb, sono alla ricerca di un acquirente. La Fdic avrebbe sollecitato l’invio di offerte per il portafoglio tedesco della Svb, che al momento ammonta a 460 milioni di dollari, compresi prestiti e locazioni a Francoforte e Berlino.

La Fdic ha provveduto a comunicare che il prossimo 20 giugno sarà aperta la data room agli offerenti ritenuti idonei, sottolineando come i partecipanti debbano essere in possesso delle autorizzazioni necessarie per poter operare in loco. Solo pochi mesi fa, quando ancora il crack era fresco, il gigante inglese Hsbc si era offerto di acquistare il ramo britannico della banca Usa, riuscendo alla fine a spuntarla per il prezzo simbolico di una sterlina.

Non è finita. La stessa Svb, ha appena raggiunto un accordo con First e Svb per cedere la sua divisione di investment banking, un tempo fiore all’occhiello del gruppo, a un pool di banchieri, tra cui Jeffrey Leerink e a un hedge fund, il Baupost Group. Gli acquirenti pagheranno 55 milioni di dollari in contanti oltre ai 26 milioni di dollari di debito rimanente di Svb Financial Group, la branch finanziaria dell’istituto americano. Tutto questo mentre, diverse migliaia di chilometri più a Est, Ubs potrebbe incorrere in una sanzione di diverse centinaia di milioni di dollari in relazione al caso Archegos e alle mancanze del Credit Suisse, seconda banca svizzera salvata da Ubs proprio nei giorni del crack di Svb. Le autorità di vigilanza statunitensi, britanniche ed elvetiche hanno infatti completato le loro indagini sul fallimento dell’hedge fund, saltato nel 2021.

Svb, parte lo spezzatino. Asset tedeschi (ma non solo) in vendita

A tre mesi dal fallimento della banca californiana che ha fatto rivivere agli Usa l’incubo di Lehman Brothers, i nuovi azionisti e l’agenzia federale per il risparmio provano a piazzare sul mercato quel che rimane dell’istituto. E ci sono già degli acquirenti

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