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L’intervento era di quelli attesi, se non altro perché ci sono in ballo oltre 200 miliardi di euro. Dopo settimane di voci, allarmi più o meno rossi sui ritardi e sullo stallo per l’erogazione della terza rata (19 miliardi), il governo di Giorgia Meloni ha deciso di sgombrare il campo dai dubbi sul Pnrr (qui l’intervista all’economista Alberto Quadrio Curzio). Una missione affidata a chi nei fatti ha le redini del Piano di resilienza e della sua attuazione, il ministro per gli Affari Europei, Raffaele Fitto, intervenuto in Parlamento per fare il punto.

Partendo dalla terza rata, su cui “è attesa una soluzione a breve: si proseguirà con l’invio di ulteriore documentazione in un confronto costante e propositivo con la Commissione europea per raggiungere questo obiettivo che nelle prossime ore dovrà trovare una soluzione anche perché si completa il mese di proroga”, ha chiarito Fitto. Il responsabile degli Affari Europei ha poi affrontato un’altra questione, quella relativa alla possibilità per l’Italia di impiegare solo parte dei fondi concessi dall’Europa.

Qui l’obiettivo dell’esecutivo è chiaro: “Il governo vuole raggiungere il risultato della spesa dell’intero Pnrr. Ed è fondamentale in questo confronto con l’Ue trovare e correggere oggi le criticità e avere domani le soluzioni e quindi un rapido avanzamento della spesa. Facciamo nostro l’appello del Presidente Mattarella con la consapevolezza di volerlo attuare. Ed è fondamentale e importante il dibattito con il Parlamento”, prosegue Fitto. “Se necessario siamo pronti ad un approfondimento di merito, c’è la piena disponibilità del governo”. Il ministro ha spiegato che “nel mese di maggio l’esecutivo presenterà la relazione semestrale sul Pnrr che avrà al suo interno una fotografia dettagliata su obiettivi e misure, una base per costruire una dinamica di confronto sulle criticità che ci sono”.

Certo, non è un mistero che il tiro vada aggiustato. Complice l’inflazione, molti obiettivi previsti nel Piano vanno ricalibrati. “Fra i 27 obiettivi Pnrr da realizzare entro il 30 giugno 2023 ci sono alcuni obiettivi da rimodulare”, ha detto Fitto sottolineando che “l’interlocuzione con la Ue è per mantenere gli obiettivi” e i finanziamenti “garantendo la loro realizzazione entro il 2026”. Il ministro ha citato fra gli obiettivi da rimodulare “la realizzazione degli asili nido e scuole dell’infanzia, la sperimentazione dell’idrogeno nei mezzi di trasporto pubblico e il progetto Cinecittà”.

Non poteva poi mancare una rassicurazione, all’indomani dei sostanziali rilievi della Corte dei conti, che ha sollevato non poche criticità circa l’attuazione del Piano. “La relazione della Corte dei conti di marzo 2023 si riferisce al periodo dall’avvio del programma fino al 31 dicembre 2022, in cui emergono difficoltà che trovano delle risposte nel decreto recentemente varato dal Parlamento in cui il governo ha affrontato complessivamente il tema della governance collegandolo alla governance della politica di coesione insieme a una serie di norme sul fronte della semplificazione”.

L'Italia non farà cilecca sul Pnrr. Fitto rassicura il Parlamento (e l'Europa)

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