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Sono tre i temi su cui si sta concentrando l’azione del governo e al centro non solo del vertice a Palazzo Chigi con il Primo Ministro danese, Mette Frederiksen, ma anche del contatto telefonico tra Giorgia Meloni e il presidente del Congo, Denis Sassou N’Guesso (sulla stabilizzazione della Libia e del nord Africa) in vista di un altro appuntamento strategico come la Conferenza sulla ricostruzione dell’Ucraina in programma a Roma il prossimo 26 aprile. Il filo comune che lega obiettivi e indirizzi da seguire è quello della rete di alleanze e relazioni da corroborare, nel solco del rafforzamento euroatlantico in un’Europa che si presenta, nel complesso, attraversata da diverse pulsioni (come dimostra il caso Macron).

Africa

La situazione di alta tensione in Libia, Tunisia e Sudan, per quanto diversa nei tre paesi, accusa un comune denominatore alla voce instabilità, con l’appendice rappresentata dal dossier migranti che impatta in primis sull’Italia. Il premier ne ha discusso apertamente con Mette Frederiksen, che condivide con il governo italiano l’impostazione sui flussi migratori che necessitano di una gestione europea.

Tra l’altro nelle ultime ore è emerso, come annunciato dal capo dell’Alta Commissione elettorale nazionale (Hnec) della Libia, Emad al-Sayeh, che le elezioni presidenziali e parlamentari del paese “saranno simultanee”, precondizione per ottenere il successo del processo elettorale. Secondo al-Sayeh, “tutti i processi elettorali saranno annullati nel caso in cui il processo di elezione del presidente non sia possibile o vacilli”.

In Tunisia il governo, in attesa della decisione del Fmi sulla tranche di prestiti ponte, annuncia la grazia speciale per 474 detenuti, che saranno rilasciati nel giorno della festa per la fine del Ramadan. Il popolo tunisino “rimarrà unito dalla parola della verità e della responsabilità”, ha detto il presidente Kais Saied, aggiungendo che il Paese ha “le capacità e le opportunità per raggiungere la dignità e l’onore dei tunisini e la sovranità nazionale”.

In Sudan i morti sono saliti a 600 e i feriti hanno superato quota 3500: l’esercito regolare e i paramilitari delle forze di sostegno rapido stanno producendo un gran numero di cadaveri che restano per le strade con il concreto rischio di epidemie. Insomma un quadro complesso che è all’attenzione di Palazzo Chigi. Anche per questa ragione Meloni alla controparte congolese ha rinnovato l’impegno italiano sul fronte della crisi alimentare, con l’organizzazione del vertice sui sistemi alimentari che si terrà a Roma il prossimo luglio e la conferenza Italia-Africa in autunno.

Ucraina

Con il Primo Ministro danese, Giorgia Meloni ha discusso di soluzioni europee pragmatiche sulle priorità-chiave come il sostegno all’Ucraina e la sovranità industriale e tecnologica (dopo la sbavatura del segretario del Pd sulla questione della difesa comune europea). L’orizzonte è la programmazione della ricostruzione, il cui primo passo ideale verrà compiuto la prossima settimana a Roma in occasione della conferenza bilaterale alla presenza di una serie di soggetti attivi come Banca Mondiale, Commissione europea, Bei. Presente anche Ance al tavolo settoriale su infrastrutture, mobilità e trasporti, dopo che allo scoppio dell’invasione russa, l’Associazione si era fatta promotrice, assieme ad altre Associazioni nazionali delle costruzioni, della creazione di una Task Force Ukraine in seno alla Federazione dell’Industria Europea delle Costruzioni che si riunisce regolarmente dalla primavera 2022.

Africa, migranti e Kiev. Il triplo banco di prova di Meloni

Ecco quali sono i fronti esterni più delicati su cui si sta concentrando l’azione del premier, che ha ricevuto la controparte danese e ha parlato al telefono con il presidente congolese, in vista di un altro appuntamento strategico come la Conferenza sulla ricostruzione dell’Ucraina in programma a Roma il prossimo 26 aprile

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