Skip to main content

Il dibattito che segue ad un qualsiasi verdetto elettorale nel nostro Paese è sempre carico di novità e, soprattutto, di curiosità. Un tempo, quando c’erano i partiti, le classi dirigenti autorevoli e qualificate, le intelligenze politiche e i conoscitori delle dinamiche territoriali e sociali, i risultati elettorali – a livello locale come a livello nazionale – venivano approfonditi e vivisezionati nei confronti duri ma fecondi tra i quadri, i militanti, gli iscritti e i simpatizzanti dei partiti stessi.

Tramontato tutto ciò, è abbastanza evidente che la “pratica elettorale” adesso viene liquidata a tempi di record perchè il giorno dopo la sconfitta, o la vittoria, si apre già una nuova fase…. Ora, la cosiddetta categoria che domina e caratterizza il confronto politico in una stagione ancora, e purtroppo, post ideologica, si chiama “narrazione”. E la “narrazione” non è più fatta di elaborazione culturale, di progettualità politica o di impegni programmatici ma, prevalentemente, se non quasi esclusivamente, da slogan, battute ad effetto e molta propaganda.

Dopodiché, queste “narrazioni” a volte sono del tutto virtuali se non addirittura astratte. Un esempio emblematico, al riguardo, è quella che conduce da mesi la segretaria del Pd e il suo gruppo dirigente. Ora, tutti sappiamo che se anche ci fosse un pilota automatico alla guida di quel partito al posto del segretario, il consenso si aggirerebbe sempre tra il 15 e il 20%. Per dirla con Totò, “a prescindere”. E questo per motivazioni antiche e quasi strutturali del sistema politico italiano.

Ma è indubbio che quando questa “narrazione” è prevalentemente virtuale, cioè non corrisponde al “sentiment” popolare o largamente maggioritario o della stragrande maggioranza dei cittadini, è evidente che anche il consenso elettorale ne risente. Se, per fare un solo esempio, l’ossessione del possibile “ritorno del fascismo” in versione 2.0 o della “torsione autoritaria” o della progressiva “soppressione delle libertà” o della implacabile ed irreversibile “cancellazione dei diritti” diventano le parole d’ordine del Pd e di tutti gli organi di informazione che lo sostengono – sufficientemente noti e conosciuti – è evidente che un cittadino normale si chiede, almeno, a che cosa corrisponde quella propaganda. Perché non c’è cosa peggiore nella politica, come nella vita, di denunciare un pericolo imminente e grave quando quel pericolo, come ovvio, è frutto e conseguenza di una “narrazione”, cioè di una propaganda, puramente virtuale ed astratta.

Per non parlare della sostanziale soppressione del pluralismo politico e culturale che, nel nostro paese, fa sorridere il solo pensarlo. Ecco, ho voluto fare un solo esempio per arrivare alla semplice conclusione che in questa fase politica che risente ancora, e purtroppo, dell’assenza di una adeguata e qualificata progettualità politica dopo la squallida e grigia stagione populista di marca grillina, se si sbaglia “narrazione” la si paga poi direttamente nelle urne.

Per questi motivi è bene e consigliabile che qualsiasi progetto politico, anche e in particolare quello di un Centro riformista, democratico e di governo, non può decollare con descrizioni, narrazioni o desideri del tutto avulse dalla società e che non corrispondono alle dinamiche concrete che attraversano la vita quotidiana e reale dei cittadini. Perchè non c’è propaganda televisiva o giornalistica che tenga quando manca la capacità di sintonizzarsi con le domande e le istanze più profonde che emergono dalla società in cui siamo inseriti. Una lezione che valeva ieri e che vale soprattutto oggi, dove mancano – speriamo ancora per poco – quei caposaldi costitutivi che caratterizzano una politica credibile, autorevole e qualificata.

Le narrazioni virtuali e la politica reale. Il commento di Giorgio Merlo

Perché è bene e consigliabile che qualsiasi progetto politico, anche e in particolare quello di un Centro riformista, democratico e di governo, non possa decollare con descrizioni, narrazioni o desideri del tutto avulse dalla società e che non corrispondono alle dinamiche concrete che attraversano la vita quotidiana e reale dei cittadini. Il commento di Giorgio Merlo

Come aumentare la partecipazione democratica ed elettorale dei giovani

Di Filippo Salone

Circa il 40% degli italiani diserta abitudinariamente le urne. Si tratta per lo più di persone, giovani e donne in particolare, che vivono in zone di marginalità, per cui le difficoltà di tipo economico e sociali si trasformano in astensione al diritto di voto. E non va bene. L’appello di Filippo Salone, della Fondazione Prioritalia e coordinatore Gdl 16 ASviS

Così l'Italia si fa protagonista nei vertici internazionali. Il punto di Castellaneta

Intervista all’ex Ambasciatore negli Stati Uniti, già consigliere diplomatico a Palazzo Chigi: “Sostegno all’Ucraina, evitando l’escalation verso un conflitto nucleare. Roma più vicina a Berlino che a Parigi. La Via della Seta? Ha ragione Meloni, si possono avere relazioni con la Cina senza essere partner strategici. In Libia occorre fare di più”

Perché è il momento giusto per riformare le Nazioni Unite

Di Gioachino Piccio e William Viola

La guerra in Ucraina è l’ultimo episodio che accende i riflettori sulla questione dei veti nel Consiglio di Sicurezza dell’Onu. Dopo anni  di proposte negoziali per riformare l’organismo che dovrebbe vegliare sulla sicurezza internazionale qualcosa sta cambiando. I punti di vista cinese e statunitense e l’ampia proposta italiana dello Uniting for Consensus, raccontati da Gioachino Piccio e William Viola, LL.M. doctor in public administration law

Vi racconto la Skunk Works, non puzzole ma velivoli sperimentali

Se si parla di aerei militari non si può non parlare della Skunk Works, il soprannome ufficiale attraverso cui appassionati e addetti ai lavori chiamano la Lockheed Martin Advanced Development Programs, dietro a progetti come l’aereo spia U-2, il loschissimo SR-71 Blackbird, il caccia stealth F-117 Nighthawk, l’F-22 Raptor e l’ultimissimo F-35 Lightning II. Il racconto di Domenico Vecchiarino

Il vicolo cieco di Mosca: perdere la guerra o la pace? Scrive D'Anna

Anche se è consapevole che non sono un’opzione praticabile e vincente, per  fermare l’Ucraina a Putin sono rimaste soltanto le atomiche. Per il resto la questione non è più se la Russia perderà, ma quando. L’analisi di Gianfranco D’Anna

Il Pnrr si gioca tutto (o quasi) sulle gare. Il commento di Mastrapasqua

Efficacia ed efficienza hanno bisogno di riportare al centro alcune funzioni dell’amministrazione pubblica, senza contraddire i modelli di autonomia funzionale, senza indulgere in un centralismo arrogante e autistico. Il commento di Antonio Mastrapasqua

L’Estonia, la nuova Europa e il futuro della Nato. La versione di Kolga

Gli sforzi di Nato e Unione Europea a sostegno di Kyiv stanno dando i loro frutti. Ma la lezione ucraina ha molto da insegnarci, ed è necessario assumere un approccio da “forward presence” a “forward defence” per gestire al meglio il processo di stabilizzazione post-bellica. Colloquio con il diplomatico estone Margus Kolga, direttore del Dipartimento pianificazione del ministero degli Esteri

I paletti dell’occidente (che Pechino non mette)

Di Alessandro Gili

Nel 2019 fu la definizione di Pechino come rivale sistemico ad aprire la strada a un maggiore attivismo europeo sul tema delle infrastrutture, vero terreno di gioco globale. L’attenzione posta da Bruxelles sui propri valori indica però come i progetti finanziati all’interno della nuova cornice Global gateway dovranno sottostare a rigidi standard, a differenza di quelli della Via della Seta. Gli scenari di Alessandro Gili, research fellow di Geoeconomia delle infrastrutture, Ispi

Tra trivelle in Xinjiang e repressione a Hong Kong, serve una nuova strada con la Cina

Stati Uniti, l’Europa e le democrazie asiatiche e africane dovrebbero coordinare un atteggiamento comune verso la Cina. Richiedendo innanzitutto che il Dragone sia coerente nella sua politica di transizione ecologica evitando nuove perforazioni petrolifere come nello Xingiang. Poi che mantenga le sue promesse di opening up del mercato dei capitali che in pratica non si sono mai concretizzate. L’intervento di Marco Mayer

 

×

Iscriviti alla newsletter