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Ognuno di noi vive una sua realtà quotidiana, spesso molto impegnata, fatta di gioie e dolori (e delle loro sfumature) sempre interconnessa in qualche modo e misura a tante altre realtà, alle vite degli altri. La storia descrive l’esistenza collettiva, in continua evoluzione, in cui queste innumerevoli esistenze sono inscritte. Molte guerre le hanno collegate o divise attraverso grandi sofferenze, la cui impronta permane nella coscienza collettiva.

Il 2 giugno del 1946, la storia del nostro Paese ha dato origine alla Repubblica italiana, scelta dalla consultazione referendaria e strutturata l’anno successivo nella Carta costituzionale. Dopo millenni di quella continua evoluzione, è stato così definito un modello di convivenza civile che, mai come prima, promuove i diritti, la dignità e la libertà delle persone e la partecipazione alla vita politica, economica e sociale. La piena realizzazione di questo modello, tra i più avanzati, è ancora in corso e le contraddizioni di una società complessa sono molte. Tuttavia, ritengo vi sia da festeggiare.

Nonostante complessità, crisi e contraddizioni, in questa nostra Storia gli indicatori di benessere, salute, istruzione, cultura, libertà, rispetto dei diritti e delle diversità e altro sono cresciuti, molto. Vi sono opportunità, come certamente anche sfide, per farli crescere ancora, anche nell’ambito di una visione europea. Se misuriamo i tempi della storia, mai la realtà quotidiana di ognuno e per così tanti di noi è stata ai livelli di oggi. Mi sento di dire: che viva la Repubblica italiana. La sua festa è un simbolo importante.

Importante è anche fermarsi un momento, di tanto in tanto, tra gli impegni a guardare le nostre realtà e riflettere su ciò che ha davvero valore per noi. Troppo spesso si perde memoria del senso dei simboli, di cui si vede soltanto l’involucro. Uno di questi è la rivista militare del 2 giugno.

Se ha valore, per esempio, poter esprimere le proprie idee, lottare per esse, se ha valore la libertà dalla paura di una qualche autorità, da una violenza aperta o strisciante come modalità sociale, insomma, se ha valore la nostra democrazia con tutti i suoi difetti, allora la difesa di tutto ciò ha un senso, come anche dedicarvi attenzione.

Questo, Padri e Madri costituenti lo hanno ben compreso. Appena usciti da un terribile conflitto, con l’articolo 11 della Carta hanno ripudiato la guerra “come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”, nonché posto un impegno per la promozione della pace e della giustizia tra le nazioni. Allo stesso tempo, hanno previsto nell’articolo 52 e altri la difesa della Patria come “sacro dovere del cittadino” e l’istituzione delle Forze armate.

Ciò lega fortemente la Festa della Repubblica con la rivista militare che essa ospita. Più volte sospesa per considerazioni politiche e finanziarie, ha comunque attraversato i decenni, per via di quel legame. Se nei regimi autoritari le parate militari possono essere esibizione di forza, nel nostro debbono essere testimonianza che ciò che ha valore sarà difeso.

Oggi, dalle finestre dei media da cui le nostre realtà quotidiane si affacciano sul mondo, assistiamo ancora una volta alla tragedia immane della guerra. La sua triste consuetudine la rimuove spesso a sfondo episodico tra i nostri molti impegni, forse più fastidiosa per le piccole conseguenze nel nostro quotidiano e la sua incertezza ansiogena che altro.

Ma non lontano da noi, le realtà quotidiane di milioni di persone sono devastate dalla morte, da mutilazioni e ferite di centinaia di migliaia di uomini e donne, da entrambe le parti. L’immensa distruzione, la violenza su scala industriale, la sofferenza della popolazione di tutte le età, la drammatica compressione di benessere, salute, istruzione, cultura, libertà, rispetto dei diritti e molto altro, crescono drammaticamente. Proprio da tutto ciò la nostra Costituzione intende difenderci.

I cittadini hanno imparato ad apprezzare le loro Forze armate. Debbono ora porre grande attenzione a esse, insieme alle istituzioni della Repubblica, per comprendere come la Difesa possa sempre meglio contribuire alla visione costituzionale. Debbono pretendere dialettica sul tema cruciale della protezione di ciò che ha valore per noi. In questo momento, la rivista militare per la Festa della Repubblica significa la necessità speciale di questa attenzione. Comunica i suoi fondamentali. Esprime lo spirito di servizio ai cittadini, insieme alle altre istituzioni, e la subordinazione alle istituzioni democratiche. Porta in evidenza quel tema cruciale ma perlopiù rimosso e lo propone al dibattito. Anche critico.

Perché tutti gli strumenti necessari possano essere utilizzati al meglio per allontanare il mostro del conflitto armato dalle nostre realtà e da quelle degli altri, perché pace e giustizia tra i popoli, il ripudio della guerra, la difesa del Paese non siano solo argomenti di corsi di diritto costituzionale, ma obiettivi di strategie lungimiranti, condivise ed efficaci. I nuovi, difficili tempi che stiamo vivendo ce lo impongono.

Realtà e simboli della Festa della Repubblica. Scrive il gen. Giancotti

Di Fernando Giancotti

Oggi assistiamo, ancora una volta, alla tragedia immane della guerra, e alla drammatica compressione di benessere, libertà e diritti che causa. La rivista militare del 2 giugno mira a esprimere lo spirito di servizio delle Forze armate verso i cittadini e le istituzioni, nel loro obiettivo di allontanare il mostro del conflitto armato dalle nostre realtà. Il punto del generale Fernando Giancotti, già presidente del Centro alti studi per la Difesa

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