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L’Italia sembra soggetta al martirio dell’incomprensibile dibattito sulla legge elettorale, qualcosa che interessa i quattro gatti in Parlamento ma che non ha alcun impatto sulla vita delle persone, o almeno nessun partito spiega quale impatto vero, reale possa avere una o l’altra addizione elettorale. Invece le questioni vere — gli aumenti, l’inflazione, le guerre — non esistono o vengono trattate come temi lontani, quasi mitologici. Mentre sono questi che hanno un impatto vero sulla vita.

La cosa interessa una decina di persone che vogliono mantenere il proprio “lavoro” e il proprio controllo dei loro partiti e 600 parlamentari che difendono le loro poltrone come fossero posti al Comune e dovessero altrimenti andare in cassa integrazione. Questo il messaggio reale che appare. Le ragioni del potere sono quelle che sono, ma almeno interessatevi anche del Paese. No? Anche perché, di questo passo, chi va a votare? Il 20% della popolazione? Con questi numeri, il Paese si prepara a un colpo di Stato o a una rivoluzione.

Io penso di essere mediamente informato e non ci sto capendo niente né sul merito né sulla questione di fondo. La stabilità del governo è davvero fondamentale per il Paese? La Dc cambiava un governo all’anno e ha fatto il miracolo economico, trasformando l’Italia. Così è stato (ed è ancora) per lo Ldp in Giappone. Ma con la Dc o il Ldp contavano il partito, il dibattito interno, non la leadership di Tizio, Caio o Sempronio.

Oggi il dibattito interno nei partiti è stato azzerato. La strada a questo azzeramento è stata lunga. Cominciava nel dopoguerra con le norme per la democrazia nei partiti che vennero tralasciate per quieto vivere (una concessione per la convivenza democratica) con il Pci, governato con centralismo democratico. Lo stesso accadeva a destra col Msi, sotto il pugno di Almirante.

Dopo il crollo del muro e la fine del Pci, il dibattito interno aperto entrò nella sinistra, ma finì nel centrodestra con Berlusconi, che era padrone del suo partito come delle sue aziende. Bossi era proprietario della Lega e poi l’ha presa Salvini. Da lì, i M5S sono andati da Grillo-Casaleggio a Conte con un passaggio di proprietà. Schlein si è impossessata della macchina del Pd e Meloni ha la sua in FdI. I partitini uguali.

In questa privatizzazione dei partiti che resta agli elettori? Le forze sociali, gli imprenditori, la Chiesa hanno visto questo processo scivolare man mano e alla fine sembra, formalmente, la democrazia di 40 anni fa. In realtà è tutto svuotato.

Il problema non è l’instabilità, è la stabilità vuota, fine a sé stessa, è lo svuotamento della democrazia nei partiti. In Italia c’è allo stesso tempo un eccesso e una mancanza di democrazia, che, combinati, danno impotenza e allontanano il pubblico, la gente, gli elettori. Comprensibile che i partiti stessi, affossati nel loro giorno per giorno, nella lotta per la sopravvivenza, non lo vedano. Comprensibile che, di fronte a problemi giganteschi come le guerre o l’inflazione galoppante, cerchino minuscole scappatoie, sortilegi, gesti apotropaici, piuttosto che affrontarli. Ma non si può, c’è il concreto rischio di perdere tutto.

L’Italia è un Paese di vecchi, nessuno vuole rivoluzioni. Ma l’Italia ha una geografia troppo importante per essere trascurata troppo a lungo. In politica, come in fisica, i vuoti sono riempiti. Aprite il dibattito interno, capi partito, smettetela di cambiare legge elettorale a ogni legislatura, prendete di petto i problemi veri. Il Paese vuole aiutarvi, fatevi aiutare, spalancate le porte a idee e competenze diverse. Resterete di più e meglio al potere, e aiuterete anche il Paese, no?

La politica non si salva da sola. Capi partito, fatevi aiutare. L'appello di Sisci

Aprite il dibattito interno, capi partito, smettetela di cambiare legge elettorale a ogni legislatura, prendete di petto i problemi veri. Il Paese vuole aiutarvi, fatevi aiutare, spalancate le porte a idee e competenze diverse. Resterete di più e meglio al potere, e aiuterete anche il Paese, no? Il commento di Francesco Sisci

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