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A quattro anni dal suo inizio, l’invasione su larga scala dell’Ucraina iniziata il 24 febbraio del 2022 sembra ben lungi dall’arrivare ad una risoluzione. Anche se il fronte resta in larga parte congelato, nessuno dei due attori direttamente coinvolti sembra disposto a cedere per primo, contribuendo al permanere di questo stallo tanto diplomatico quanto militare. Ma è davvero cambiato così poco nell’ultimo anno? Formiche.net si è rivolta a Marco di Liddo, direttore del Cesi ed esperto di spazio post-sovietico, per un chiarimento sulla situazione.

Come interpreta gli ultimi 365 giorni di guerra? Quali sono stati gli sviluppi principali relativi al conflitto?

Vedo nel 2025 un anno con tanti elementi di novità. A partire dal punto di vista militare: se è vero che per quanto riguarda le acquisizioni territoriali dell’una e dell’altra parte la linea del fronte è rimasta sostanzialmente statica, questo è stato l’anno che ha consacrato definitivamente il drone trasversalmente ai vari piani (tattico, operativo e strategico) e ai vari tipi di drone. E l’abbiamo su entrambi i lati. Accanto ai missili, i droni sono stati fondamentali nell’impegno di Mosca per distruggere il comparto infrastrutturale energetico ucraino; da lato ucraino, il privo pensiero va alla celebre “operazione Spiderweb”, ma i sistemi senza pilota sono stati usati anche per colpire il settore petrolifero, le raffinerie, le navi della flotta Ombra e in generale tutto il sistema di commercializzazione del greggio che in questo momento è il pilastro principale dell’economia di guerra russa. Ma i droni hanno giocato un ruolo chiave anche all’esterno del confronto tra Ucraina e Russia.

A cosa si riferisce?

Penso alle diverse occasioni in cui i droni hanno violato lo spazio aereo o sono precipitati sul territorio di Paesi “di confine” come Romania, Moldavia, e soprattutto Polonia, a cui si devono aggiungere i casi di droni che hanno sorvolato le infrastrutture critiche e gli aeroporti in Germania, in Italia, in Danimarca, e in altri Paesi ancora. 

Sugli sviluppi politici invece che visione ha? Sono stati altrettanto rilevanti?

Sul lato politico gli sviluppi sono stati sicuramente dominati dalla presenza sulla scena di Trump, che si è subito confrontato con la difficoltà di portare avanti il negoziato in un simile contesto, appiattendosi in un primo momento sulle posizioni russe, salvo poi cambiare approccio quando ha capito che al Cremlino non ci fosse una persona disposta al compromesso ma una persona che voleva tutto il jackpot. In ogni caso, la strada prima di trovare un compromesso tra le due parti rimane lunghissima, perché entrambi le parti continuano a ritenere di poter migliorare la propria posizione sul campo di battaglia e quindi ottenere un vantaggio negoziale in serie di trattativa. Anche perché, non dimentichiamoci, per entrambi i contendenti è una guerra esistenziale, anche se per motivi diversi. Per l’Ucraina è l’esistenza del popolo e dello Stato in maniera autonoma e indipendente, per la Russia è la sopravvivenza di un sistema di potere autocratico e simil-imperiale, erede degli schemi centralisti autoritari dell’impero zarista e dell’Unione Sovietica. E poi c’è la questione delle garanzie di sicurezza.

Ci dica di più…

Il 2025 è stato anche l’anno dell’ingresso nel dibattito politico, o almeno in quello dei Paesi europei, del tema delle garanzie di sicurezza per Kyiv modellate sull’articolo 5 della Nato. Ma al momento le garanzie europee sembrano essere vincolate alla firma di un trattato di pace, e quindi anch’esse molto lontane dall’essere concretizzate e strutturate in maniera più precisa. Non è ancora chiaro ad esempio se questa difesa collettiva sia ad attivazione automatica, quali siano i meccanismi per attivarla, quale sarebbe il grado di coinvolgimento dei Paesi europei, e che tipo di contributo dovrebbero fornire.

Eppure sembra che la Casa Bianca miri a raggiungere un compromesso entro giugno…

Finché i due sistemi Paese non saranno più in grado di produrre uno sforzo bellico adeguato, le trattative saranno sempre complicate perché nessuna delle due parti rinuncerà alle proprie rivendicazioni massimaliste. L’impasse esistente non si può sbloccare finché una delle due parti non cede in maniera drastica, dando la possibilità all’altra di recuperare terreno e quindi di sbilanciare poi la forza al tavolo negoziale.

Quindi è difficile pensare che nel breve periodo si arriverà a una posizione migliore?

L‘analisi dei fattori ci dice che, in questo momento, un simile scenario appare molto, molto remoto.

A cosa guardare nel 2026?

La variabile principale da monitorare nel 2026 è quella economica, e in particolare a che punto arriverà il surriscaldamento della macchina economica russa, e se Putin deciderà di fare un ulteriore passo verso la mobilitazione dell’economia come economia di guerra. Con impatti sociali politici diciamo non trascurabili.

Quindi è difficile pensare che nel breve periodo si arriverà a una posizione migliore?

L‘analisi dei fattori ci dice che, in questo momento, un simile scenario appare molto, molto remoto.

Droni nel 2025, economia nel 2026. Come leggere il conflitto in Ucraina secondo Di Liddo (Cesi)

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