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Per la quinta volta da quando è alla guida del governo, Giorgia Meloni è presente per il Premier Time a Palazzo Madama (Novembre 2023, Gennaio 2024, Aprile 2024 rinviato e poi recuperato, maggio 2025, maggio 2026) a dimostrazione di una volontà di parlare e delucidare il Parlamento, a maggior ragione in un momento complicato come questo, dettato dalla crisi a Hormuz. Il tema principale è quello legato al lavoro, a proposito del quale Meloni lascia le porte aperte alle opposizioni. Rivendica il lavoro fatto: il decreto primo maggio contrasta i contratti pirata, i precari sono diminuiti di 550mila unità rispetto ai governi precedenti e il Sud è un’opportunità, grazie ai 55 miliardi investiti. Il botta e risposta più duro è con il sen. Matteo Renzi.

Azione – cabina regia

Il quadro economico internazionale particolarmente complesso e le tensioni geopolitiche che continuiamo a vivere incideranno, come già stanno incidendo, sulla crescita, sui costi energetici, sulla competitività delle imprese e sul potere d’acquisto delle famiglie. Parte da questo assunto il premier nel rispondere all’interrogazione di Carlo Calenda, dove tocca più volte il tasto del meno “spazio per la polemica e più spazio per un confronto concreto sulle grandi questioni strategiche che riguardano l’Italia”.

E tra le grandi questioni, spicca quella energetica, su cui il governo, precisa, ha sempre fatto la sua parte (gas release, provvedimenti sul nucleare, legge delega, decreti attuativi per il quadro giuridico necessario alla ripresa della produzione nucleare, decreto bollette). Per cui il “possibile confronto con le opposizioni” è possibile su tale terreno, dando atto ad Azione di aver tentato nei momenti di difficoltà, su alcune grandi questioni che non riguardano questi cinque anni, ma riguardano l’Italia nel suo complesso, “di fare il tentativo di portare il proprio contributo e le proprie proposte”. Assicura inoltre che le porte del governo, “le porte mie personali, per chi ha voglia di confrontarsi nel merito di questioni che in ogni caso impattano su ciascuno di noi, saranno sempre aperte”.

Scatta una precisazione però circa il tema della Cabina di Regia: Meloni si definisce disponibile, ma nel recente (e meno recente) passato ogni tantativo in tal senso non ha trovato la disponibilità della stragrande maggioranza dei partiti dell’opposizione. “Sono in ogni caso aperte per chiunque voglia anteporre l’interesse nazionale all’interesse di partito, perché credo che la fase lo richieda. E quindi la ringrazio per questa proposta”.

Italia Viva – riforme economiche

A Renzi il presidente del Consiglio risponde che la novità di questo governo non è stata semplicemente il fatto che avesse una stabilità (“Io ho sempre detto che la stabilità è necessaria perché consente di realizzare una visione”) ma fare in questo ultimo anno di governo ciò che è stato iniziato nel 2022, una strategia basata su tre scelte fondamentali: rafforzare i salari e il potere d’acquisto; incentivare le aziende che assumevano e che investivano; sostenere le famiglie e la natalità. Rivendica di aver inserito tali priorità in ogni legge finanziaria e in ogni provvedimento economico, citando ad esempio la riforma fiscale, la riduzione delle aliquote Irpef, il taglio del cuneo, l’estensione del regime forfettario per gli autonomi, la detassazione degli aumenti retributivi legati ai rinnovi contrattuali. “Tutto aveva l’obiettivo di rafforzare i salari e il potere d’acquisto”. Il punto rappresentato dalla Zes unica del Mezzogiorno è per Meloni un punto di merito, dal momento che assieme all’iperammortamento contribuisce a sostenere le imprese che assumevano e investivano.

C’è poi il Piano Casa, su cui con Renzi si è arrivati ad uno scontro dialettico: il premier la considera una misura anche economica, che offre soluzioni non solo ai cittadini che hanno bisogno di una casa popolare, che non hanno una casa popolare. “Perché ci sono moltissime case popolari che non sono accessibili e che non si possono assegnare, ma anche a quelli che non hanno diritto a una casa popolare ma non riescono ad affrontare i prezzi di mercato”.

Civici d’Italia/UDC/Noi Moderati – Salari

La Senatrice Bianconfiore ha toccato il tema dei salari, anch’esso citato dal sen. Renzi (“hanno perso 7 punti dal 2021”), ma secondo Meloni proprio chi governava tra il 2021 e il 2022, non dice che quando l’inflazione è esplosa e i salari reali hanno perso oltre otto punti e mezzo, cioè quando questo calo si è accumulato. “Noi siamo partiti da qui – ammette – Anche questo sarebbe, sen. Renzi, onesto da ricordare. Siamo partiti da qui, ci abbiamo lavorato, e i salari hanno ripreso gradualmente a crescere più dell’inflazione. Significa che, seppure lentamente, le famiglie stanno recuperando parte del potere d’acquisto degli anni precedenti”.

Il lavoro del governo ha camminato su due fronti. Primo: il taglio del costo del lavoro. Diversi provvedimenti che hanno aumentato il netto in busta paga per milioni di lavoratori, soprattutto lavoratori con redditi medio-bassi. Un lavoratore dipendente con uno stipendio intorno ai 26 mila euro annui oggi può avere tra i 1.500 e i 2.400 euro in più all’anno rispetto al passato.

Secondo: il rinnovo dei contratti. Il governo ha stanziato oltre 20 miliardi di euro fino al 2027 per rinnovare i contratti, mentre in alcuni comparti si è arrivati persino a tre rinnovi, come è accaduto per esempio nel comparto nella scuola. Anche nel comparto privato ai rinnovi si è sommata la detassazione degli aumenti contrattuali che veniva richiesta da tempo dalle parti sociali.

In questa direzione si pone l’ultimo Decreto Lavoro, secondo cui possono accedere agli incentivi pubblici per le assunzioni solamente quelle imprese che applicano un salario giusto, definito tale quando il trattamento economico complessivo è quello sancito dai contratti collettivi nazionali che vengono stipulati dalle organizzazioni sindacali e datoriali più rappresentative. “È una strada diversa da quella del salario minimo legale che invece viene proposta dalle opposizioni, che però, come dimostra, per esempio, il caso della Regione Puglia, dove è stato applicato, il salario minimo rischia di diventare una soglia al ribasso piuttosto che una tutela in più”.

Su lavoro e casa il governo è inattaccabile. Meloni al premier time

A Renzi il presidente del Consiglio risponde che la novità di questo governo non è stata semplicemente il fatto che avesse una stabilità (“Io ho sempre detto che la stabilità è necessaria perché consente di realizzare una visione”) ma fare in questo ultimo anno ciò è stato iniziato nel 2022, una strategia basata su tre scelte fondamentali: rafforzare i salari e il potere d’acquisto; incentivare le aziende che assumevano e che investivano; sostenere le famiglie e la natalità

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