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Secondo un conteggio pubblicato su Twitter da Ankit Panda del Carnegie, uno dei più importanti esperti di Corea del Nord al mondo, nel 2022 Pyongyang ha lanciato 54 missili in 28 eventi di lancio diversi: di questi, 48 erano missili balistici e 6 da crociera. Il tweet di Panda, uscito quando in Italia erano le 3:05 di notte del 2 novembre, è invecchiato presto, perché nel giro di poche ore Kim Jong-un ha dato ordine di sparare altri 23 missili in un solo giorno per un totale di 30 tra oggi e ieri. Tutti piovuti nelle acque prossime alla Corea del Sud, che in questione giorni sta ospitando delle esercitazioni congiunte con gli Stati Uniti (classica scaturigine dei lanci nordcoreani).

Quando la Corea del Nord “spara” un missile non lo fa (per ora) contro un obiettivo, ma per dare una dimostrazione di forza e capacità militare, mandare un messaggio politico (interno ed esterno), e contemporaneamente testare il vettore e le sue potenzialità tecniche (e dunque ogni test ottiene risultati in grado di migliorare l’evoluzione dei propri armamenti).

Puntualmente, ad ogni test missilistico nordcoreano si riaccendono le polemiche su questa forma bellicosa a cui la retorica ufficiale di Pyongyang attribuisce grande valore. “Non si tratta solo di test di tipo militare, ovvero capaci di (di)mostrare le capacità tecnologiche dell’arsenale del Nord, spiega Stefano Felician Beccari, policy advisor dell’Europarlamento e autore di “La Corea di Kim, geopolitica e storia di una penisola contesa” (Salerno Editrice, 2020) e “L’atomica di Kim” (Rubbettino, 2013).

“Per non scivolare in una lettura riduttiva bisogna pensare che i lanci effettuati da Pyongyang, e adeguatamente rilanciati dalla propaganda del governo, servono anche a mandare dei messaggi politici ai rivali della Corea del Nord, a partire dal rivale meridionale, la Corea del Sud, giustamente preoccupata per l’intensificarsi di questi test”, spiega a Formiche.net.

Ma sono messaggi che Pyongyang manda anche a Washington, tant’è che i test missilistici avvengono con regolarità man mano che si avvicinano le esercitazioni militari congiunte Usa-Corea del Sud, sempre aspramente criticate dal Nord. “Non sarà sicuramente l’ultima volta che vedremo l’arsenale missilistico del Nord in azione — continua Felician Beccari — e questo serve anche a farci ricordare della delicatezza del contesto coreano, anche se sembra scolorire in un’Eurasia alle prese con dinamiche ben più preoccupanti (per fare degli esempi, Russia-Ucraina, l’Iran o la questione di Cina e Taiwan)”.

Rimane evidente che stiamo assistendo a un intensificarsi di queste azioni, rispetto a fasi di maggiore stasi viste fino a un anno fa: e questo non aiuta il già difficile dialogo fra le due Coree e le potenze che insistono geopoliticamente sull’area, a partire da Cina e Stati Uniti. Inoltre, l’aumento della frequenza dei test indica che il 2022, nonostante tutte le difficoltà della Corea del Nord, sia stato un anno in cui questa retorica bellicosa ha ritrovato spinta. Un elemento non proprio positivo in un’Asia pacifica già sotto pressione, nota un report del CSIS.

“Se i vari test missilistici sono già fonte di preoccupazione — spiega Felician Beccari — ben più grave sarebbe invece un nuovo test nucleare nordcoreano, eventualità di cui già diversi media discutono da tempo. Dopo gli esperimenti del 2006, 2009, 2013, 2016 (due in un anno) e 2017 il rischio è che Pyongyang tenti di effettuare un nuovo test nucleare, cosa che, negli ultimi anni, è avvenuta con una certa regolarità ogni 3-4 anni. Un avvenimento del genere, naturalmente, sarebbe ben più delicato da gestire dei test missilistici, e rimane sempre una opzione praticabile dal Nord”.

L’esaltazione dei test missilistici e la retorica molto muscolare e militarista che circonda questi episodi non è solo militarismo a uso esterno, ma un insieme di messaggi anche interni, alla popolazione del Nord, per insistere sul nazionalismo e l’avversione ai nemici del paese (Stati Uniti, Corea del Sud e Giappone in primis). “Si tratta di una classica sindrome da assedio — nota l’esperto — che da anni viene sfruttata con molta scaltrezza dall’apparato governativo di Pyongyang anche per finalità interne, ossia la stabilità del regime”.

Quello che stiamo vedendo da almeno 11 mesi è l’aumento dell’assertività del leader nordcoreano, che sta in qualche modo muovendo le sue leve per riportare le questioni che riguardano il suo Paese tra i dossier internazionali, mentre attori come la Casa Bianca (e forse la Cina) hanno finora cercato di marginalizzare la questione anche per non aggiungere ulteriore caos al caos degli affari globali correnti.

Eppure, sembra che continui a prevalere, anche nel dibattito italiano, una visione limitata, non è così? “Purtroppo alcuni di noi sono colpevoli di una lettura grottesca e quasi macchiettistica del Nord, unita a derisioni dei nordcoreani e del loro leader, con analisi concentrate più sul suo aspetto fisico che sulle implicazioni delle sue azioni” risponde Felician Beccari.

Che aggiunge: “Credo che questo livello di dibattito, come peraltro ho diverse volte sottolineato nelle mie pubblicazioni, non aiuti a far comprendere all’opinione pubblica e ai decisori la vera pericolosità del rebus coreano e le sue implicazioni su scala regionale e non solo. Se la situazione degenerasse, le conseguenze a livello mondiale le abbiamo già viste nel conflitto del 1950-1953: figuriamoci quali sarebbero oggi”.

Ad aggiungere un ulteriore layer di complessità alla situazione, il direttore delle comunicazioni strategiche del Consiglio per la sicurezza nazionale statunitense, l’ammiraglio John Kirby, ha dichiarato che “le informazioni in nostro possesso indicano che la Corea del Nord sta segretamente rifornendo la Russia di proiettili d’artiglieria da impiegare durante la guerra, mentendo sulla reale destinazione degli aiuti”. Per Washington, che aveva già diffuso questo genere di informazioni, Pyongyang sta aiutando Mosca mascherando alcune esportazioni dichiarare dirette in Africa e Medio Oriente ma poi dirottate per rinforzare i russi nell’invasione dell’Ucraina.

Kim, un satrapo in cerca di attenzione

“I lanci effettuati da Pyongyang, e adeguatamente rilanciati dalla propaganda del governo, servono anche a mandare dei messaggi politici ai rivali: la Corea del Sud, giustamente preoccupata per l’intensificarsi di questi test”, ma anche a Washington, spiega Stefano Felician Beccari, policy advisor dell’Europarlamento

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