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Se per il bilancio della Stato si fa riferimento al debito pubblico, sulla scarsità di manodopera da immettere sul mercato del lavoro si può parlare di “debito demografico”. Siamo davanti a una “strozzatura per la competitività del Paese che va affrontata in modo strutturale, uscendo dall’ideologia”. La pensa così il sociologo e saggista, docente dell’università Cattolica, Mauro Magatti che a Formiche.net riflette sull’emergenza demografica e sugli impatti nel mondo del lavoro.

Magatti, il presidente di Confcommercio Sangalli ha lanciato un allarme molto chiaro: mancano oltre 230 mila lavoratori. Questo problema è il risultato, anche, di un trend demografico preoccupante. Quali le soluzioni nel breve e nel lungo termine?

La demografia è un indicatore che misura aspetti profondi della vita sociale: non è pensabile invertire questo inverno demografico nel breve termine, dunque non è in questo che va individuata la soluzione per un’emergenza reale come la mancanza di posti di lavoro. Il discorso di prospettiva è diverso.

Cosa servirebbe secondo lei sul versante lavorativo per tentare di tamponare questa emorragia?

Una politica di revisione dei salari che rendesse più attrattivi gli impieghi nel nostro Paese, evitando le fughe all’estero prima di tutto. Questa impostazione avrebbe un effetto indiretto tutt’altro che secondario: metterebbe le giovani coppie nelle condizioni di fare figli. Parallelamente occorrerebbe intervenire in maniera ragionata nella gestione dei flussi migratori e, da ultimo, impostare percorsi di profesionalizzazione per le persone che già sono nel nostro Paese. Magari avvalendosi dell’apporto delle associazioni di categoria.

Come agire sul versante migratorio?

Impostando una politica, sul modello canadese, che tenti di privilegiare gli ingressi delle persone migranti nel solco delle necessità espresse dal mondo del lavoro. Offrendo loro, appunto, percorsi professionalizzanti. Opportunità che vanno offerte anche agli italiani che si trovano senza lavoro.

Su questo punto il governo, nel decreto Lavoro che dovrà essere approvato dal Consiglio dei Ministri, ha dato qualche segnale. 

Sì, i segnali ci sono ma restano deboli rispetto alle urgenze che ci troviamo ad affrontare in questo momento.

Secondo lei questo esecutivo ha la forza e soprattutto la volontà di imprimere una svolta e intervenire su questi fronti in maniera strutturale?

Il governo per vincere questa sfida, che si intreccia a quella demografica, deve uscire dall’ideologia e ragionare in maniera sistematica evitando interventi a spot sui singoli temi e ragionare nel lungo termine.

Qual è il reale rischio che corre l’Italia se non si agisce sulla rarefazione delle risorse umane da introdurre nel mondo del lavoro?

Se non ci sono persone disposte e abili al lavoro, non si produce. Se non si produce si crea questa strozzatura e si limita il potenziale di competitività del nostro sistema produttivo. Tradotto: i risultati economici non saranno mai soddisfacenti. O per lo meno non quanto potrebbero.

L'emergenza lavoro si può vincere con meno ideologia. Parla Magatti

Demografia e mancanza di lavoratori. Un mix esplosivo che limita fortemente la competitività del nostro Paese. Secondo il sociologo il governo “può invertire questa tendenza, adottando misure di sistema, uscendo dall’ideologia”. E nel breve termine? “Occorre rivedere al rialzo i salari e impostare politiche migratorie ragionate”

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