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Gli Emirati Arabi Uniti hanno annunciato il ritiro delle loro ultime truppe dallo Yemen, segnando una brusca escalation nelle tensioni con l’Arabia Saudita e portando alla luce una frattura sempre più profonda tra due tradizionali alleati del Golfo e partner chiave degli Stati Uniti. La decisione è arrivata poche ore dopo che Riyadh aveva sostenuto un ultimatum del governo yemenita, chiedendo ad Abu Dhabi di ritirarsi dal Paese entro 24 ore.

La crisi è esplosa dopo che l’Arabia Saudita ha bombardato il porto yemenita di Mukalla, sostenendo di aver colpito un carico di armi e veicoli corazzati che gli Emirati avrebbero destinato a una fazione separatista locale. Secondo Riyadh, l’operazione mirava a neutralizzare una minaccia diretta alla sicurezza nazionale saudita. Abu Dhabi ha respinto le accuse, affermando che il materiale colpito era destinato esclusivamente alle proprie forze e non a gruppi yemeniti.

Questo scontro ha luogo in parallelo all’offensiva lanciata nelle ultime settimane dal Consiglio di Transizione del Sud (Cts), una fazione sostenuta dagli Emirati che mira alla secessione dello Yemen meridionale. Il gruppo ha avanzato per prendere il controllo delle due province strategiche di Hadhramaut e al-Mahra, la seconda confinante con l’Oman e la prima (considerata l’area più ricca del Paese) con l’Arabia Saudita.

Dopo giorni di tentativi diplomatici falliti per convincere il Cts a ritirarsi, l’Arabia Saudita ha accusato apertamente gli Emirati di aver spinto la fazione separatista a condurre operazioni militari lungo i confini meridionali del Regno, definendole una minaccia diretta alla sicurezza saudita e alla stabilità dello Yemen. Il ministero degli Esteri saudita ha avvertito che qualsiasi minaccia alla sicurezza nazionale rappresenta una linea rossa e che Riyadh non esiterà ad adottare tutte le misure necessarie per neutralizzarla. In risposta, gli Emirati hanno negato qualsiasi coinvolgimento diretto nelle operazioni militari del Cts e hanno annunciato il ritiro dei loro restanti contingenti, descritti come personale impegnato in missioni di controterrorismo. Secondo il ministero della Difesa emiratino, la decisione è stata presa alla luce dei recenti sviluppi e delle potenziali implicazioni per la sicurezza delle proprie forze.

Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti erano intervenuti insieme nello Yemen nel 2015 per contrastare i ribelli Houthi sostenuti dall’Iran, che controllano gran parte del nord del Paese. Nel corso del conflitto, tuttavia, i due alleati hanno finito per sostenere fazioni rivali, spesso in competizione tra loro. Gli Emirati avevano già ridotto drasticamente la loro presenza militare dopo il 2019, mantenendo però un sostegno politico e militare al Cts.

Gli Stati Uniti hanno seguito con attenzione l’evolversi della crisi. Il segretario di Stato Marco Rubio ha discusso delle tensioni in una telefonata con il ministro degli Esteri saudita, mentre resta incerto l’impatto che la frattura tra i due alleati del Golfo avrà sull’equilibrio regionale e sulla guerra in Yemen, un conflitto che appare sempre più frammentato anche tra i suoi stessi protagonisti.

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