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“La posizione ufficiale della Cina sulla guerra in Ucraina è quella di non interferire negli affari interni di altri paesi e di rispettare la sovranità e l’integrità territoriale degli stati. La Cina ha inoltre espresso preoccupazione per la situazione e ha chiesto alle parti coinvolte di rispettare i principi fondamentali del diritto internazionale e di cercare una soluzione pacifica al conflitto. La Cina ha anche sostenuto gli sforzi diplomatici per trovare una soluzione al conflitto, incluso il sostegno alla diplomazia multilaterale attraverso organizzazioni come le Nazioni Unite. Tuttavia, la Cina ha mantenuto una posizione neutrale nei confronti del conflitto e ha evitato di prendere posizione a favore di una parte o dell’altra”. Questo virgolettato è stato prodotto da un’intelligenza artificiale alla quale è stato chiesto oggi, 25 febbraio, di elaborare un  pensiero in pillole sulla posizione della Cina sulla guerra russa in Ucraina.

Pechino ha lavorato un anno per costruire un documento di 12 punti in cui esprime un posizionamento sul conflitto che ripercorre, come ha notato su queste colonne Filippo Fasulo di Ispi, una serie di principi rintracciabili nella più ampia Global Security Initiative, che rappresenta un documento strategico di largo valore per il Partito/Stato cinese.

L’uscita del documento il 24 febbraio, giorno del primo anniversario di guerra, è stato il momento culminante di una serie di dinamiche che hanno concentrato l’attenzione di chi segue gli affari globali attorno al ruolo che Pechino intende svolgere da adesso in poi attorno al conflitto — ossia attorno a tutta quella serie di dossier di carattere internazionale che la guerra lanciata da Vladimir Putin smuove.

Innanzitutto il capo della diplomazia del Partito Comunista Cinese ha scelto questo momento per viaggiare in Europa in una goodwill diplomacy che poi si è conclusa con una ampollosa — nella narrazione e nei simboli — visita a Mosca. Poi si è tornati a parlare della possibilità che armi cinese siano fornite alla Russia per portare avanti l’offensiva di primavera, che secondo Dmitri Alperovitch (Silverado Policy Accelerator) sono la principale preoccupazione di Washington in questo momento (e forse non soltanto riguardo alla guerra).

Sebbene non ci siano evidenze, come ricordato da Mareike Ohlberg del German Marshal Fund la Russia ha ricevuto la massima assistenza possibile sul piano retorico-politico ed economico dalla Cina. La sua è una “neutralità filo-russa”, per dirla come la definisce Alicja Bachulska dell’Ecfr. E allora, cosa ci garantisce  sulla franchezza dell’impegno cinese in 12 punti? Philippe Le Corre dell’Essec ha spiegato che effettivamente c’è scetticismo su quelle garanzie, soprattutto a Washington e Bruxelles, come hanno dimostrato i commenti di Ursula von der Leyn e Jens Stoltenberg.

E in fin dei conti, il punto è quello del ministro degli Esteri Antonio Tajani: ”I russi hanno violato il diritto internazionale, invaso una parte dell’Ucraina, e i cinesi non prendono atto di questo”. Una posizione, per usare le parole di Tajani, con “chiari e scuri” che è certamente il fattore cruciale dei global affairs in questo momento.

A maggio dello scorso anno, Il presidente ucraino, Volodymyr Zelenskyy, si è detto soddisfatto della politica di neutralità di Pechino, affermando che “la Cina ha scelto la politica di stare alla larga. Al momento, l’Ucraina è soddisfatta di questa politica. È sempre meglio che aiutare la Federazione Russa. E voglio credere che la Cina non perseguirà un’altra politica. Siamo soddisfatti di questo status quo, ad essere onesti”.

Quello che va compreso nel prossimo breve termine è se si sta muovendo qualcosa verso quel “sempre meglio che”, e se questo status quo resterà tale — oppure succederà come con Taiwan, dove Pechino non perde occasione per costantemente erodere lo stato delle cose. Ragione per cui Forminche.net ha pensato a questo Speciale Russia-Cina.

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