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La Germania è il Paese più importante d’Europa, per popolazione, economia e anche per energia, con un consumo di 290 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio (Mtep), quasi il doppio dei 144 dell’Italia, una quota del 21% dell’intera Unione europea.

La crisi del gas del 2022 è esplosa soprattutto in una Germania che dipendeva per il 60% dalla Russia per il gas che consumava e che improvvisamente si è scoperta essere senza rigassificatori, nonostante le sue coste e i suoi grandi porti sul mare del Nord.

Però, più importante, è la leadership politica e culturale che la Germania esercita sul resto d’Europa e, di riflesso, sul mondo, basata su un patrimonio storico gigantesco che ha fatto crescere l’ambientalismo filosofico e l’ecologismo dei partiti Verdi oggi alla guida del Paese. Il tutto condito dalla grande capacità della tecnica di fare ricerca e innovazione fin dai tempi della rivoluzione industriale che partì nella Ruhr grazie a quel carbone che anche oggi la sta salvando dalla crisi del gas.

Come liberarsi dallo sporco carbone e diventare il modello, per la soddisfazione dei Verdi, per l’affermazione delle energie pulite, peraltro chiudendo definitivamente il nucleare? Di questo continueremo a dibattere per molto tempo in futuro, perché purtroppo non sarà un percorso breve e la Germania, come il resto d’Europa, avrà da lottare ancora molto per trovare la strada giusta.

Nel frattempo, nella disperata e affannosa rincorsa a nuove forniture di gas per sostituire l’ammanco a est, Berlino torna ad affacciarsi a sud passando per l’Italia, la piattaforma, ultimamente l’hub, dell’energia del Mediterraneo. Ai primi accenni di gasdotto dall’Algeria verso la Germania si è subito ripreso a parlare di Galsi, che sta per Gasdotto Algeria Sardegna Italia, un progetto tutto italiano risalente a dieci anni fa che ora la violenta crisi sta rispolverando.

Negli incontri recenti che la Germania ha avuto con gli algerini si è riparlato del progetto che, con l’innovazione di oggi – un elemento che deve essere sempre presente – dovrebbe portare anche idrogeno ed elettricità, un addendum che per lo più indebolisce l’idea e la rende poco realistica e fattibile.

Queste visioni somigliano al Desertec, l’iniziativa sempre tedesca, che aveva radici addirittura nel Club di Roma degli anni 70, di produrre nel Nord Africa energia elettrica con pannelli fotovoltaici e portarla, attraverso elettrodotti ad alta tensione in corrente continua, all’Europa del nord passando anche per l’Italia. Anche Desertec per il momento è accantonato, ma non cestinato, e presto ritornerà a essere dibattuto con nuove soluzioni più intelligenti e innovative.

Con tale abbondanza di aspirazioni e visioni, come accade in Germania in campo energetico, è inevitabile trovare frequenti insuccessi ed è meglio concentrarsi sui casi virtuosi, come quelli sull’efficienza energetica e sulle rinnovabili, lo sviluppo diffuso del fotovoltaico, il grande eolico prima a terra e ora in mare, il recupero energetico dei rifiuti, i miglioramenti sugli accumuli elettrici in batterie e, soprattutto, nell’efficienza dei motori elettrici, a combustione interna, a idrogeno.

Spiccano tra questi i motori diesel della sua potente industria automobilistica che, ora con la politica del motore elettrico, rischia di sparire, trascinando con sé anche tutte le imprese italiane legate all’automotive tedesco.

Occorre che la Germania, con la necessaria e inevitabile guida dei Verdi, riprenda in mano la sua industria energetica e valuti bene la risposta da dare alla nuova politica industriale degli Stati Uniti, scolpita nell’Inflation reduction act, orientata alla transizione ecologica, ma con una forte inclinazione protezionista.

I Verdi tedeschi, con Habeck, ministro dell’Economia e con Baerbock, ministra degli Esteri, hanno dimostrato un crescente pragmatismo, senza necessariamente rinunciare alle loro aspirazioni ecologiste, sulle quali tutto il genere umano non può che essere d’accordo. Di questo hanno bisogno la Germania, l’Italia e l’Europa. Un fronte Roma-Berlino in questa direzione sarebbe molto utile.

*Questo articolo è stato pubblicato sul numero di febbraio della rivista Formiche

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