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Benjamin Netanyahu “ha ben chiaro il suo orizzonte strategico”, dice Kobi Michael, docente all’Institute for National Security Studies presso l’Università di Tel Aviv, a Formiche.net. Una visione chiara e netta, che il primo ministro israeliano vuole portare avanti nonostante, se non addirittura sfruttando, i suoi alleati di governo, compresa la destra religiosa che sembra rappresentare a volte un ostacolo nei rapporti con gli Stati Uniti di Joe Biden, aggiunge.

L’obiettivo di Netanyahu è “la ristrutturazione del Medio Oriente e oltre”, spiega indicando quello che per l’Italia è il Mediterraneo. Il professore cita, infatti, anche l’Italia assieme alla Grecia e alla Turchia. Raggiunto questo scopo, “allora i palestinesi saranno costretti a sedersi al tavolo negoziale”, afferma.

Come fare? Due sono le direttrici che l’esperto, ex militare delle Forze di difesa israeliane, individua: “Fermare l’Iran e i suoi proxy nella regione è la prima. Per farlo, Israele ha bisogno di raggiungere una capacità di deterrenza ‘da solo’ e del sostegno internazionale degli Stati Uniti nelle sedi multilaterali come le Nazioni Unite”. La seconda è la normalizzazione delle relazioni diplomatiche con l’Arabia Saudita. “Ormai è la potenza leader del mondo arabo, avendo superato da tempo l’Egitto”, osserva Michael. “Israele può andare incontro all’Arabia Saudita alla luce della volontà di quest’ultima di un nuovo approccio da parte degli Stati Uniti nella regione”.

Questo è lo schema Netanyahu secondo Michael. Che è pure convito che una visita presso la Spianata delle moschee di Itamar Ben-Gvir, ministro della Sicurezza pubblica israeliano e figura di spicco dell’ultradestra israeliana, definita dai governi dei Paesi arabi come una “violazione inaccettabile”, non si vedrà più “per molto, molto tempo”. Netanyahu è “pragmatico, e sa come usare anche questi episodi innescati dai suoi alleati di governo”, conclude.

Un nuovo Medio Oriente? La strategia di Netanyahu secondo Michael (Inss)

Di Gabriele Carrer ed Emanuele Rossi

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