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Se c’è una manovra in campo, non sono i 35 miliardi di euro messi sul piatto da Giorgia Meloni e Giancarlo Giorgetti. Per carità, non che non servissero altri anestetici contro l’inflazione, ma il Pnrr vale decisamente di più della legge di Bilancio. Innocenzo Cipolletta, economista ed ex presidente di Assonime non vuol fare certo il guastafeste, ma leggere con lucidità e un pizzico di critica l’ex finanziaria. E non solo.

Cipolletta, partiamo dalla notizia della Germania che dice di sì al Mes. Impressioni?

Il Mes è uno strumento, non credo che valga la pena di opporsi ad esso. Però dico che se un Paese lo vuole usare, lo richieda e lo utilizzi. Se però qualcuno è contrario e io in questo condivido l’attuale posizione italiana, allora deve fare di tutto per non usufruirne. Ma senza imporre veti. Insomma, il Mes è qualcosa di facoltativo, chi vuole lo usi, chi non vuole ne faccia a meno.

Lei però ha detto che l’Italia, ammesso e non concesso che il Trattato a monte del Mes venga ratificato, non dovrebbe beneficiarne…

Sì, è così. Oggi non ne vedo la necessità, con una politica di bilancio corretta non credo che l’Italia ne abbia alla fine bisogno. Per chiedere il Mes servono determinate condizioni, se non lo chiedo è perché non ci sono quelle condizioni e allora magari ho fatto una politica di bilancio attenta.

Parliamo della manovra. Molti osservatori hanno fatto notare una certa continuità con il precedente governo, soprattutto nell’ottica di una salvaguardia dei conti. Condivide?

Mettiamola così, come dice Bankitalia questa legge di Bilancio ha una continuità con il governo Draghi, il quale ha affrontato la crisi energetica così come la sta affrontando l’attuale esecutivo. Basti pensare che il 90% della manovra è per bollette, energia e inflazione. Ma è il restante 10% che non mi convince proprio.

Ovvero?

Un errore modificare il reddito di cittadinanza, perché bisogna aiutare i deboli. La flat tax aiuta chi è già in zona evasione e lo stesso vale per il contante. Vede, queste sono tutte misure che potremmo definire contro indicate. La vuole sapere una cosa? La vera manovra è un’altra…

E quale sarebbe?

Il Pnrr, la sola vera manovra di finanza pubblica. 200 miliardi divisi in 4 anni, la finanziaria in confronto sono noccioline. Se io fossi al governo concentrerei tutta la mia attenzione sul Pnrr, lasciando che la manovra possa semplicemente occuparsi della riduzione del disavanzo pubblico.

Però il governo il Pnrr lo vorrebbe modificare, mentre l’Europa non ne vuol sapere. Come la mettiamo? 

I prezzi sono cambiati, esplosi e questo è un dato oggettivo. Ma cambiare gli obiettivi onestamente non mi pare serio per un Paese che ha preso un impegno. Intervenire sul discorso dei costi, però, è sacrosanto.

A proposito di prezzi, abbiamo raggiunto il picco dell’inflazione?

Penso di sì, chi prima, chi dopo ma il picco è stato raggiunto in Europa. Sempre che non succeda qualcos’altro di grave.

Chiudiamo sui mercati. Lo spread Btp/Bund sembra essersene stato buono e tranquillo da quando Giorgia Meloni è premier. Come se lo spiega?

Tutto molto semplice, me lo aspettavo. La Bce con lo scudo anti-spread ha avvertito i mercati che non avrebbe sostenuto processi speculativi. E siccome l’Italia sta andando sulla stessa linea dell’esecutivo precedente, la speculazione non c’è. Direi che è grazie alla Bce se abbiamo ottenuto questo risultato.

Sul Mes niente forzature, chi lo vuole lo usi. Parla Cipolletta

Intervista all’economista ed ex presidente di Assonime. L’ex finanziaria è ben poca cosa rispetto al Pnrr, chiedere modifiche a causa dell’inflazione è lecito e doveroso ma cambiare gli obiettivi no. Flat tax e reddito di cittadinanza sono i buchi neri della legge di Bilancio. Il Mes? L’Italia non dovrebbe averne bisogno

 

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