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Sono giorni difficili e complessi ma senza entrare nei giudizi personali su una personalità come Mario Draghi e sulla tempistica assurda e masochistica di questa crisi, in piena emergenza bellica, inflazionistica idrica ed economica con una delicatissima Legge finanziaria da scrivere, riforme per consolidare proprio per il Pnrr e per di più a pochi mesi dalla naturale scadenza della legislatura, bastava attendere qualche mese ma tant’è, diventa necessario però fare una serena analisi, per quanto sia difficile, basata su fatti, quotidianità, cronaca e comportamenti storici, di cosa sia quello che viene definito populismo e cosa sia la verità, quella cosa da dire sempre ai cittadini anche quando “non conviene”.

Certo viviamo nell’epoca dell’infodemia, dove gli addetti più seri alla comunicazione hanno sempre sconsigliato un approccio imprudente ai motori di ricerca, ma nell’ultimo triennio, complice il reale bisogno della tecnologia digitale, abbiamo scoperto che, come insegna l’effetto domino, al passare di un tempo sufficientemente ragionevole, la quantità di esperti statistici e di tuttologi cresce esponenzialmente e i mezzi attraverso cui tutti possono esprimere al meglio le loro competenze sono, ovviamente, i social network, anche cassa di risonanza di un altrettante miriade di baggianate.

Quindi bisogna rincorrere la storia all’indietro, quando ad esempio ci si affidava alla scienza o a chi era competente di questa o quell’altra materia, era semplicemente normale.

Quanto spreco di tempo e risorse preziose impegnati a giustificare quello che, in un contesto mediamente acculturato, dovrebbe essere ovvio.

Ora, la congiuntura è pessima: pandemia, (perché 160 morti al giorno, in piena estate, non fanno quasi più notizia ahinoi, ma il virus esiste ancora), crisi ucraina (anche qui bombe sui civili e bambini che un minuto prima saltellavano giocando e un minuto dopo sono dilaniati da un missile, non ci stupiscono più), l’inflazione galoppante che porterà ad aumenti speculativi e non e la crisi alimentare che si intravede all’orizzonte e sarà devastante, mette il mondo sotto stress e per noi italiani, noi europei, il vecchio continente ha l’ultima chance per salvarsi. Lo deve. Di fatto è l’ultima utopia della nostra generazione e l’ultima speranza per i nostri Paesi.

Ed è in questo contesto che si alimenta il populismo che di per sé è pericoloso, sbanda paurosamente quando si sente forte e va contenuto.

Di fatto è contro il popolo, pensateci, ne sfrutta specularmente le difficolta e la rabbia per solo rendiconto elettorale e quindi di potere. La vera sfida da raggiungere e vincere sarebbe portare a far ragionare liberamente, il popolo che dovrebbe rivoltarsi contro i populismi, avere consapevolezza della realtà delle cose e non alimentarsi della ormai nota e dilagante cosiddetta post-verità, ovvero le bugie distribuite capillarmente con matematica meticolosità.

Amare davvero il popolo è dir loro sempre la verità, rispettarlo significa dar credito ai suoi bisogni e impegnarsi per le future generazioni e non considerarlo davvero un insieme di nullità al quale indottrinare qualsiasi imbecillità.

Il popolo unisce mentre il populismo distrugge.

Il risultato delle azioni dei populisti dell’era contemporanea è avere più caos, disoccupazione, più violenza e meno libertà. Tutto questo porta ad un individualismo becero che inonda la nostra quotidianità e lo si scorge in tutte le attività umane negli ultimi anni e la cosa che più fa rabbrividire è che alla mia generazione e quella subito dopo non gliene fraga nulla di lasciare società distrutte, ai propri figli e nipoti, nulla di nulla!

Ecco la vera posta in gioco per le prossime generazioni, ecco la posta in gioco per il futuro del Vecchio continente, il suo futuro non potrà solo essere quello di divenire suddito o di un Trump o di un Putin o della Cina ma artefice e forte del proprio destino.

I politici o i partiti che rivendicano la definizione di “populista” inteso come “chi sta dalla parte del popolo”, mentono sapendo di mentire, ma è una menzogna colossale, promettere miracoli quando si è coscienti di dire falsità è profondamente vergognoso ed irriguardoso verso il popolo che si vuol tanto difendere, a parole!

Tutti i veri liberali,  ascoltano il popolo e molte volte cadono anch’essi nella demagogia ma vi è una differenza con i populisti, essi pensano, anche qui strumentalmente, che qualunque cosa dica, il popolo ha sempre ragione, invece in democrazia esiste chi deve prender decisioni e per questo che esistono le sovrastrutture intermedie appunto, vi sono le Costituzioni, ci sono leggi, regole che ne limitano il potere; così è per il Parlamento, ci sono norme che ne regolano il funzionamento, la sovranità presuppone dei contro-poteri. Il populista afferma che il popolo è unico sovrano e che non deve avere nessun limite né contropotere. Il vero cittadino invece è qualcuno che dice sì che la sovranità appartiene al popolo, ma quando una parte di esso si fa utilizzare, distrugge città, urla corbellerie, esige le dittature (altra immane contraddizione), fa scelte economiche che minano il futuro, bisogna dire di no.

Ma chi è che ha il coraggio di dire no allora? Innanzitutto, colui che dice di no è, a volte, l’altra parte di popolo, che rivendica anch’essa eguali diritti di dire la propria ed è la ex maggioranza silenziosa che non va più a votare.. E poi ci sono appunto le Istituzioni, una Costituzione, delle Leggi, c’è tutto un apparato istituzionale che aggiungendosi alla volontà popolare costruiscono assieme la democrazia che i populisti tacciano come élite, poteri forti, burocrati infami, quindi, “basta con queste leggi così complicate, tutta questa difficolta di mediazione e lavoro, basta, ascoltiamo direttamente il popolo, senza intermediari”.

Ci ritroviamo in questa situazione perché negli ultimi anni ci si è distratti, non senza profonde responsabilità, tutti, nessuno può esimersi, uomini politici, partiti, intellettuali, giornalisti, organizzazioni, media, università, e anche si, purtroppo le cellule della cd società, le famiglie. Tutti hanno sottovalutato cosa andava montandosi nella società civile. Stiamo vivendo la terza crisi della democrazia nell’arco di un secolo.

La prima è stata alla fine del XIX, inizio XX secolo con Mussolini, anni venti-trenta l’avvento tragico di Hitler e, dopo la guerra, il rafforzamento e le conseguenti atrocità di Stalin e il comunismo. Oggi siamo alla terza, di eguale importanza e pericolosità. Molti europei e non solo loro, non credono più alla democrazia, la trovano pesante, ingessante, complessa; trovano più comodo delegare il potere ad un Capo unico, che ama esser spiritoso in TV, veloce, sembrare identico al sentire comune su Facebook, Twitter, Tik Tok,  postando di tutto e per tutto il giorno e fa nulla che il tempo per lavorare, studiare e analizzare miriadi di dossier delicati non si trova. Nella loro ottica non sbagliano, anzi sono molto scaltri ed intelligenti nell’aver individuato un mutamento epocale nell’approccio alle cose, molta superficialità ma essere diretti, non ragionare e approfondire ma essere rapidi nell’interpretare il senso comune di quell’istante. Si è alterato e modificato il rapporto delegato/delegante, il potere deve guidare i cittadini, dopo esser stati scelti democraticamente e non inseguire il comune sentire tout court.

Questo porta anche all’astensionismo nelle urne, tanti trovano quasi inutile andare a votare, quelli disillusi e quelli che vedono complotti ovunque e gli stessi complotti sono per loro i responsabili dell’annullamento della loro volontà, la volontà del popolo.

In poche parole, questa crisi è più subdola, in sintesi è meglio dare la colpa a X o a Y e non guardarsi nel profondo e farsi domande concrete. Ormai la civiltà democratica è morente, certo in passato è già resuscitata altre volte, ma a che prezzo? Ne abbiamo memoria, che prezzo orrendo si è dovuto pagare?

L’idea di condivisione civile dei popoli che dobbiamo recuperare, nella tradizione storica, è un modo di vivere insieme, farla ritornare spazio di civiltà, di rapporti tra uomini e donne, una certa concezione di amore, coltivare un particolare rapporto con le religioni, il diritto di aderire ad essa o anche di abbandonale, conquistare diritti. Ci sta, sono le regole del gioco ma allora è giusto rafforzarla e non soccombere.

Oramai dopo settant’anni di pace duratura abbiamo la guerra in Europa, nulla sarà davvero più come prima e il mutamento geopolitico sarà profondo nei prossimi anni. Bisogna attrezzarsi per le nuove minacce, non solo per quella tradizionale ad est, con la Russia sempre assertiva, ma anche per la competizione a tutto tondo con il Dragone cinese e per una soluzione durevole delle varie zone di crisi, israele-palestinese, iraniana, irachena e dell’intera regione. E non dimentichiamo quella più pesante, umanitaria, africana con milioni di profughi che arriveranno in Europa.

Insomma è ormai tempo di fare passi in avanti, comprendendo come il mondo sta mutando, interpretando i problemi che assillano i popoli europei e contemporaneamente guidando (e non farsi guidare appunto) in un cambio che è epocale.

È un frullato pericolosissimo ma anche, allo stesso tempo, assolutamente sottovalutato, si continua a ripete  “è una minoranza, ci sono sempre stati tipologie di pensieri eguali”.

Questa volta non è così, i danni non tarderanno ad arrivare e si aggiungeranno a quelli che già viviamo da qualche anno, è difficile uscire inoltre dalla “Democrazia dei creduloni”, i complici sono tutti coloro che dovrebbero e potrebbero affrontarla poiché, di certo, è questa la vera pandemia del domani.

 

 

 

Populismo e verità, un ossimoro

È ormai tempo di fare passi in avanti, comprendendo come il mondo sta mutando, interpretando i problemi che assillano i popoli europei e contemporaneamente guidando (e non farsi guidare) in un cambio che è epocale

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