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L’Ue nell’ultimo biennio si è ritrovata, “grazie” a due emergenze come il Covid e la guerra in Ucraina, procedendo a iniziative mirate come il Next Generation Eu e l’appoggio (politico e finanziario) incondizionato a Kiev. Ma cosa accadrà dopo che le due criticità verranno risolte? Come l’Ue potrà essere in grado di continuare ad essere unita, e quindi di avere una difesa comune, e quanto potrebbe essere nuovamente preda degli egoisimi che si sono manifestati in passato con gli eurobond e oggi con il gas (Germania)?

Difesa comune: sì, come, dove

Punto di partenza l’esigenza di avere una comune difesa continentale, tema di cui si discute da anni ma che, particolarmente in questo specifico momento geopolitico, assume una densità oggettiva. L’occasione è il meeting promosso dallo Iai “Sicurezza e difesa europea, quo vadis?”, un momento di analisi per interrogarsi su come cambia l’Europa della difesa alla luce dell’invasione russa dell’Ucraina e del confronto tra Mosca e l’Occidente, oltre che su quali possibili evoluzioni esistono per UE e NATO, e per i rapporti tra i due soggetti, alla presenza di istituzioni italiane, europee e transatlantiche, oltre all’industria del settore ed esperti, attovagliati per spiegare il nuovo quadro strategico che fa da sfondo all’Europa della difesa.

Covid e guerra

Gli eventi degli ultimi anni hanno dimostrato che una Ue disunita perde strategicità, per questa ragione occorre come l’aria una condivisione di politiche internazionali. Lo pensa Pietro Alighieri, Senior Adviser del Segretario Generale della Difesa/Direttore Nazionale degli Armamenti, secondo cui uno strumento militare evoluto è fondamentale per assicurarsi obiettivi globali e dirimenti per il futuro tanto dell’Ue quanto dell’Italia. Due pilastri in questo senso sono rappresentati dall’autonomia strategica e dalla sovranità tecnologica, basilari per l’agenda europea di sviluppo. In questo momento l’Ue è proiettata in una convergenza di sviluppo con la Nato, per mantenere il vantaggio tecnologico occidentale, osserva Alighieri.

Al fine di gestire questo status, e migliorarlo ulteriormente, serve continuare nelle policies rappresentate dagli accordi fra governi diversi, che toccano l’elemento della cooperazione, strategica perché permette di affrontare insieme i costi crescenti. E al contempo impegnarsi istituzionalmente e in una prospettiva di mercato al fine di poter vendere quelle tecnologie, anche per realizzare economie di scala. “Dobbiamo sincronizzare la nostra agenda e rimodulare il piano tecnologico con la revisione coordinata annuale sulla difesa (Card)”, nella consapevolezza che le frammentazioni costano al sistema degli stati fino a 100 miliardi annui.

Sinergia

Il potere politico, quello militare e quello diplomatico devono viaggiare all’unisono per l’autonomia strategica. Questo l’assunto che secondo il Generale Claudio Graziano, già presidente del Comitato Militare dell’Unione europea, e Presidente di Fincantieri, è di primaria rilevanza. “Serve operare autonomamente quando è necessario, ma in un’ottica Nato, al fine di coniugare interessi nazionali e internazionali”. La bussola strategica, in questo senso, si può ritrovare nella partecipazione comune a missioni di addestramento, ricordando i numeri dell’Ue, ovvero quei 230 miliardi programmati per la difesa che la pongono come il terzo investitore mondiale, dietro Usa e Cina.

Se fino ad oggi all’Ue era stata imputato un eccesso di burocrazia ed una lentezza decisionale, il casus belli dell’Ucraina ha spiazzato i critici, visto che la decisione di armare Kiev è stata presa dai membri in pochissime ore e in video conferenza, ricorda il generale.

Il ruolo della Germania

Berlino di fatto negli ultimi 2 decenni merkeliani ha nell’ordine: detto no agli eurobond, rafforzato la dipendenza dag gas russo; aperto le porte europee alla Cina (il porto di Amburgo è l’ultimo atto). Vale la pena di interrogarsi analiticamente oggi su come riequilibrare il tutto, nella consapevolezza che l’Italia nel settore navale ed elicotteristico è top.

Secondo Carlo Festucci, Segretario Generale dell’Aiad (Federazione delle Aziende Italiane per l’Aerospazio, la Difesa e la Sicurezza) verosimilmente la “riorganizzazione della difesa Ue ci sarà, ma non sappiamo ancora come ci aggregheremo: tra chi fa il battilamiera e chi ha una capacità tecnologica bisognerà decidere quale sarà la programmazione e quali i campioni nazionali che competeranno in Ue”. Il ragionamento muove dalla consapevolezza che l’Ue necessita di una spinta considerevole, anche grazie alla densità dei singoli Stati. Ma senza prescindere dal tema della politica estera, vera pietra angolare continentale.

Oltre Covid e Ucraina, come costruire (davvero) una difesa Ue. Dibattito Iai

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