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Per rimettere in sesto la banca più antica del mondo (utile di 27 milioni di euro nel primo semestre 2022, contro i 202 dello stesso periodo dell’anno prima) e salvarla servono 2,5 miliardi di euro. Senza questi denari, niente piano industriale, niente prepensionamenti, uscite, insomma niente cura dimagrante. Sono oltre 4 mila le domande per salutare il Monte dei Paschi, costo quasi un miliardo, mossa che servirà ad abbattere i costi di oltre 270 milioni annui già dal 2023, come preannunciato dal ceo Luigi Lovaglio mentre il resto servirà a puntellare invece il capitale. E, soprattutto, niente speranze di individuare uno sposo per consentire al Tesoro, azionista al 64%, di lasciare Rocca Salimbeni e restituire la banca al mercato.

IL PALIO DI MPS

Ora, 1,6 miliardi di euro sono già pronti, sotto forma di assegno firmato dallo stesso Mef, che fin da subito si era reso disponibile a sottoscrivere la ricapitalizzazione. Ma mancano 900 milioni, non proprio spiccioli. Per questo l’operazione Mps assomiglia al ben più celebre Palio, una corsa contro il tempo, visto che la deadline è il 31 ottobre. Ad oggi il capitale racimolato al netto della componente Tesoro oscilla tra i 500 e i 600 milioni e molto giocano gli anchor investor, individuati di raccordo con il consorzio bancario di garanzia che costituisce la rete di sicurezza dell’intera operazione, visto che ha posto garanzie per 807 milioni.

Tra i 150 e i 200 milioni dovrebbero arrivare da Axa, socio storico di Siena, fin dal 2007. Il gruppo assicurativo francese ha di fatto prenotato una quota di oltre il 5%, proponendosi come secondo azionista della banca dopo il Tesoro e preparandosi a giocare un ruolo rilevante nella governance e nelle scelte strategiche. In zona Cesarini si è mossa poi anche Anima sgr che dopo una trattativa andata avanti a singhiozzo ha deciso di investire 25 milioni. L’asticella si è abbassata notevolmente dai 250 milioni ventilati prima dell’estate.

ASSE TESORO-FONDAZIONI

Attenzione, perché il Tesoro ha anche un jolly con cui tentare di blindare l’aumento di capitale. E il jolly sono le fondazioni bancarie. Sì, perché un altro fronte da cui sono arrivate risposte positive per salvare Siena, che oggi in Borsa vale circa 20 milioni, è quello degli enti di origine bancaria. Ad oggi già Mps  potrebbe contare su circa 30 milioni da parte di diversi enti toscani, tra cui CariFirenze e la stessa Fondazione Mps.

Ma l’apporto di capitale potrebbe essere molto di più, fino a 100 milioni come riportato dal Sole 24 Ore. Sì perché le fondazioni ingaggiate e disposte ad appoggiare il salvataggio di Siena, sarebbero molte di più. Un’operazione che trova la sua origine nell’asse creato tra l’ex premier, Mario Draghi e le stesse fondazioni, in raccordo con il direttore generale del Tesoro, Alessandro Rivera, l’uomo che gestì la trattativa con Unicredit, un anno fa. Come raccontano alcune fonti a Formiche.net, a Via XX Settembre e anche a Palazzo Chigi era chiaro da tempo che qualcosa nella ricapitalizzazione potesse incepparsi (la fuga precipitosa dei piccoli azionisti ha provocato in queste settimane crolli giornalieri del titolo vicini al 30%). E allora, agli sgoccioli del governo Draghi era stata messa sul tavolo l’ipotesi Fondazioni.

Se ieri è arrivato il sì della Fondazione Cariplo, che ha deliberato una partecipazione pari a 10 milioni, in questi giorni è atteso il disco verde anche delle fondazioni Compagnia di San Paolo, guidata dal presidente dell’Acri, Francesco Profumo, Fondazione Crt per un ammontare complessivo che potrebbe arrivare a 30-40 milioni di euro. Sono le cifre su cui si ragiona all’interno delle più grandi fondazioni di origine bancaria per la partecipazione all’aumento di capitale da 2,5 miliardi del Montepaschi. E in pista ci sarebbero anche Cariverona, Cariparma e Caribolzano, tra le altre. Ora, tra i 500 milioni già opzionati e i 100 in arrivo dalle Fondazioni, la soglia dei 900 milioni si avvicina, al netto delle garanzie del consorzio, si intende. Ma non è ancora fatta.

L’OCCHIO DELL’EUROPA (VIA FT)

Nel mentre, 1400 chilometri più a nord, la corsa per Mps sembra non piacere troppo all’Europa, nonostante la recente proroga della deadline per il disimpegno del Mef, al 2024. Qualcuno, ha scritto il Financial Times starebbe cominciando a sentire puzza di aiuti di Stato. “I funzionari di Bruxelles temono che la ricapitalizzazione da 2,5 miliardi di euro presso la banca più antica del mondo, il Monte dei Paschi di Siena, possa costituire un aiuto di Stato illegale. Il Tesoro italiano sta acquistando il 64% delle azioni dell’aumento di capitale, che è stato evitato dalla maggior parte degli investitori privati ​​e lanciato la scorsa settimana solo dopo che ai sottoscrittori è stato offerto un accordo insolitamente redditizio (il concambio iper-diluitivo, ndr)”, scrive il quotidiano britannico. Per il quale “gli investitori internazionali affermano che tale commissione è eccezionale e fuori mercato”.

L'ultimo colpo di Draghi, fondazioni in campo per salvare Mps

Dagli enti di origine bancaria potrebbero arrivare fino a 100 milioni di capitale fresco, da aggiungersi ai fondi già opzionati, al netto degli 1,6 miliardi messi dal Tesoro. Cariplo ha aperto i giochi, ora si attendono altre adesioni. Il ruolo dell’ex premier per blindare l’aumento. Ma occhio all’Europa

 

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