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Negli Stati Uniti i policy-makers concentrano la loro attenzione su due aspetti principali: come si colloca il governo italiano di Giorgia Meloni come parte dell’ascesa di una destra sovranista in Europa e la posizione del nuovo governo sulla guerra in Ucraina e i suoi rapporti con la Federazione Russa. “Il premier Meloni ha mantenuto una linea ferma con la Russia e in supporto dell’alleanza, nulla fino ad ora mette in discussione questa sua posizione”, spiega a Formiche.net Joshua A. Tucker, professore della New York University, direttore del Jordan Center for Social Media and Politics, nonché editor della sezione Monkey Cage per il Washington Post.

Professor Tucker, per quanto riguarda l’Ucraina, ci sono e, in tal caso, quali sono, i dubbi sulla linea politica del nuovo governo?

Meloni fino ad ora appare risoluta e ferma nel voler sostenere una linea politica a favore dell’Ucraina. Tuttavia, i suoi alleati di centrodestra, Matteo Salvini della Lega e Silvio Berlusconi di Forza Italia, hanno una loro storia di rapporti e dichiarazioni pro-Russia. In particolare, di recente, il leak delle conversazioni di Berlusconi dal quale emergono le sue posizioni favorevoli alla Russia. Dunque la perplessità non è dovuta al consenso che Meloni e Fratelli d’Italia hanno ottenuto alle urne, ma se il premier sarà in grado di tenere la barra dritta e contenere i suoi alleati. Qui emerge anche un aspetto legato al genere.

Per la prima volta in Italia una donna è primo ministro. Questo come viene visto?

La preoccupazione è determinata dai partner politici che fanno parte del governo di Giorgia Meloni. Inoltre vi è la percezione che in Italia persista una dimensione di genere che gioca un ruolo. Ci si chiede come saranno le dinamiche ora che è una donna alla guida del Paese, soprattutto dato che i suoi alleati sono due figure politiche che hanno goduto di forte rilievo, ma che sono uscite fortemente indebolite alle ultime elezioni. Rimane il dubbio che cerchino di delegittimarla all’interno della coalizione. E se questo dovesse succedere, la perplessità successiva è quali ripercussioni potrebbe avere sulla politica italiana in Ucraina. Al momento questa è una delle preoccupazioni principali negli Stati Uniti.

Come si inserisce il risultato elettorale italiano nello scenario europeo?

L’ambiente politico negli Stati Uniti guarda con attenzione quello che accade a livello europeo per quanto riguarda le scelte elettorali. In particolare ora che ci si avvia verso un “inverno di malcontenti” durante il quale l’inflazione salirà insieme al prezzo dell’energia. Si prevede che per l’inverno 2023-2024, la Russia avrà perso un mercato importante per l’esportazione dell’energia e che l’Europa si sarà adattata, trovando soluzioni alternative, cosa che sta già iniziando a fare. Tuttavia, prima le elezioni in Svezia poi l’elezione in Italia di Fratelli d’Italia, che sta cercando di distanziarsi dalle sue radici di destra più estrema, sono indicatori che vengono tenuti sotto osservazione. E ci si chiede quindi se questo indichi un trend generale dei partiti sovranisti al governo, in grado di indebolire i processi democratici, o se il centro moderato possa tenere.

La preoccupazione più grande per i policy-makers negli Usa rimane l’Ucraina?

Sì. Ci si chiede se la coalizione europea sarà in grado di resistere tutto l’inverno mantenendo le sue posizioni di sostegno per l’Ucraina. I discorsi negli Stati Uniti in questi mesi hanno ruotato spesso su una possibile crepa e frattura all’interno della coalizione. Ma a parte alcuni esempi minori, come in alcuni casi la Germania, l’alleanza ha tenuto molto meglio di qualsiasi aspettativa si potesse avere il 24 febbraio. I possibili indicatori di una frattura saranno dovuti o ai prezzi dell’energia che potrebbero far cedere i governi oppure all’ascesa di partiti sovranisti. In conclusione, anche una possibile vittoria alle elezioni di metà mandato del partito Repubblicano – meno a favore dell’Ucraina – potrebbe ripercuotersi sulla risolutezza degli alleati europei.

Meloni affidabile, ma negli Usa si teme per il sostegno all'Ucraina. Parla Tucker (NYU)

Gli Stati Uniti non nutrono dubbi sul sostegno di Giorgia Meloni per l’Ucraina, ci si chiede piuttosto se sarà in grado di continuare a imporre tale posizione ai suoi alleati di centrodestra. Il professore della New York University, Joshua A. Tucker, direttore del Jordan Center for Social Media and Politics, nonché editore del Monkey Cage per il Washington Post, spiega a Formiche.net cosa preoccupa i policy-maker oltreoceano

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