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La Corea del Nord ha sparato otto missili balistici a corto raggio (Srbm) nelle acque al largo della sua costa orientale domenica 5 giugno, ha comunicato il Joint Chiefs of Staff della Corea del Sud. Una mossa che il Giappone ha definito “senza precedenti”.

I missili — partiti da più siti nell’arco di 35 minuti — segnano il diciassettesimo lancio della Corea del Nord quest’anno. L’ultimo, il 25 maggio, è arrivato proprio mentre il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, aveva concluso il suo viaggio in Asia e stava tornando negli Stati Uniti.

Dalle prime valutazioni di Seul, gli otto Srbm avrebbero percorso distanze comprese tra 110 e 670 chilometri ad altitudini comprese tra 25 e 90 chilometri e velocità da Mach 3 a Mach 6. Quattro i siti di fuoco: l’area di Sunan nella capitale Pyongyang, Kaechon nella provincia di Pyongan meridionale, Tongchang-ri nella provincia di Pyongan settentrionale e Hamhung nella provincia di Hamgyong.

Il ministro della Difesa giapponese, Nobuo Kishi, ha definito il test multiplo “senza precedenti”, stimando che tutti i razzi siano caduti al di fuori della Zona Economica Esclusiva del Giappone (Zee). Il primo ministro giapponese, Fumio Kishida, “ha protestato fortemente” contro la Corea del Nord, dicendo ai giornalisti che si tratta di una chiara violazione delle risoluzioni delle Nazioni Unite. Il Giappone ha anche usato canali diplomatici con Pechino (protettore di Pyongyang), ha detto Kishi.

“Una provocazione che minaccia la pace”, dice Seul. Il lancio di domenica è il terzo test missilistico della Corea del Nord da quando il nuovo presidente sudcoreano, Yoon Suk Yeol, è entrato in carica il 10 maggio. Il suo predecessore, Moon Jae-in, aveva lavorato molto per costruire un dialogo tra le due Coree, sebbene a distanza di anni gli atteggiamenti del satrapo di Pyongyang, Kim Jon-un, sembrano orientati ancora su una linea aggressiva.

Grazie a Moon c’era stata una fase di distensione, i leader di Nord e Sud si erano incontrati presso la linea di contatto che divide la penisola (al 38esimo parallelo). L’ex presidente americano Donald Trump aveva cercato di cavalcare il momento, e dopo aver alzato il livello retorico contro Pyongyang nei primi mesi di amministrazione, aveva poi cercato di intavolare con Kim un percorso diplomatico (anche per poterlo utilizzare nella campagna presidenziale per ritorni elettorali).

Il deal non è mai arrivato, Trump — compreso che non c’erano spazi per un accordo — ha abbandonato il dossier e lasciato cadere lo sforzo intrapreso. Biden dal canto suo ha continuato a tenere un profilo basso davanti alla minaccia, quasi derubricandola. Kim sta cercando attenzioni da tempo.

L’ultimo lancio arriva il giorno dopo che le marine della Corea del Sud e degli Stati Uniti hanno concluso un’esercitazione combinata di tre giorni nelle acque al largo di Okinawa del Giappone. Kim ha sostenuto più volte che queste esercitazioni sono viste dal Nord come una minaccia alla propria esistenza, davanti alla quale — anche per ragioni di tenuta interna davanti alla sua gerarchia — sceglie show of force.

In un comunicato stampa, la Marina degli Stati Uniti ha dichiarato di aver schierato nella regione coreana la sua portaerei a propulsione nucleare, la “USS Ronald Reagan”, insieme al Carrier Strike Group 5. Nell’esercitazione è stata coinvolta anche la “ROKS Sejong The Great” della Marina sudcoreana e la nave d’assalto anfibia “Marado”, ha detto la US Navy. Uno schieramento inaccettabile per Pyongyang (ma mal digerito anche da Pechino).

Pochi giorni fa, il 27 maggio, la Russia e la Cina hanno posto il veto a una risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite elaborata dagli Stati Uniti per rafforzare le sanzioni contro la Corea del Nord, in una scelta che l’ambasciatore statunitense all’Onu ha definito “pericolosa”, perché avrebbe dato fiducia a Pyongyang. I funzionari statunitensi ritenevano che i vari test missilistici del 2022 necessitavano di un’altra dura risposta internazionale.

Per essere adottata dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu, la risoluzione aveva bisogno di nove “sì” e nessun veto da parte dei membri permanenti: Russia, Cina, Francia, Regno Unito e Stati Uniti. Gli altri 13 membri temporanei del Consiglio di Sicurezza hanno votato per l’adozione della risoluzione, ma Mosca e Pechino hanno agganciato la decisione a interessi diretti. La Russia intende combattere in genere le misure sanzionatorie, da cui è vessata per l’invasione dell’Ucraina. La Cina vuole dimostrare di essere un’alternativa credibile al modello internazionale a guida occidentale.

L’ambasciatore degli Stati Uniti all’Onu, Linda Thomas-Greenfield, ha criticato i veti di Russia e Cina, che non avevano bloccato nessuna delle nove precedenti votazioni sulle sanzioni effettuate dal 2006, affermando che la gravità della minaccia rappresentata dal programma di armamento della Corea del Nord non è cambiata. “Per la prima volta in 15 anni, un membro del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha usato il veto per impedire al Consiglio di adempiere alla sua responsabilità di ritenere la Repubblica Democratica Popolare di Corea (Corea del Nord) responsabile della sua proliferazione illegale”, ha dichiarato Thomas-Greenfield a nome di Stati Uniti, Giappone e Corea del Sud. “I veti di oggi sono pericolosi. Quei membri oggi hanno preso una posizione che non solo mina le precedenti azioni del Consiglio di Sicurezza per le quali si sono impegnati, ma mina anche la nostra sicurezza collettiva”.

Kim ricambia la fiducia di Russia e Cina. Otto missili balistici verso il Giappone

Test missilistico “senza precedenti” per la Corea del Nord, lanci multipli da postazioni multiple, mentre Russia e Cina hanno messo il veto su sanzioni Onu di condanna contro Kim

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