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Ultima chiamata prima che sia troppo tardi. Il cambiamento climatico, anche a causa della fragilità endemica del nostro territorio, rischia di infliggere altri colpi letali, di causare vittime ancor più numerose rispetto a quelle seguite alle devastazioni degli ultimi anni e perfino di questi mesi. Lo scenario che si prospetta non promette nulla di buono. Ed è la ragione per la quale l’emergenza climatica, perché è di vera e propria emergenza che parliamo, non può che rientrare nei primi punti dell’agenda di governo. Sarà così per il futuro governo Meloni, come è avvenuto per l’esecutivo Draghi. Ma è e sarà inevitabile per tutti i Paesi europei e occidentali.

Possono cambiare le ricette economiche, le prospettive di sviluppo, le strategie per la crescita, le politiche della sicurezza o dell’istruzione. Quel che deve proseguire in una ideale linea di continuità è l’impegno per fronteggiare i cambiamenti climatici e le sue conseguenze a breve e a lungo termine sul nostro territorio, ma più in generale sulle nostre vite, sulla nostra salute. Nessuno possiede una ricetta magica. Quel che a tutti è chiaro è che bisogna agire immediatamente e su diversi piani.

Occorre cercare di ridurre drasticamente l’emissione di CO2, ripristinare le foreste, ridurre gli sprechi e diminuire ovviamente l’utilizzo della plastica. Anche nel nostro piccolo ogni gesto come la raccolta differenziata, comprare alimenti con meno imballaggi possibile o spegnere l’acqua e la luce quando non la stiamo utilizzando diventa un grande passo per la salvaguardia del pianeta. Ed è un impegno che riguarda tutti, nessuno può sentirsi escluso. Molte aspettative sono riposte nella conferenza sul clima che inizierà tra un mese in Egitto. In quella sede, i paesi ricchi dovranno dare una risposta e assumersi le loro responsabilità nei confronti dei paesi più poveri.

Perché sono proprio gli abitanti del Sud del mondo a sperimentare ancor più gli effetti della crisi climatica, dalle alluvioni alle grandi siccità. Due volti, questi ultimi, in apparenza contrapposti ma in realtà complementari del medesimo fenomeno. In ogni caso, non è con una soluzione “terzomondista” quale è stata ventilata: i paesi ricchi impegnati in futuro a risarcire quelli più poveri, pagare i danni, compensare le catastrofi con moneta tonante che si può chiudere la partita.

Ma se su scala planetaria la battaglia è di macro sistema, quella tutta italiana si consuma sull’agenda dei primi cento giorni di governo. In una linea di ideale di continuità, come dicevamo, con la presidenza Draghi che passa proprio in questi giorni il suo testimone all’esecutivo di centrodestra che verrà. In Italia, come nel resto del pianeta, stiamo vivendo un punto di svolta epocale. Secondo molti osservatori staremmo addirittura affrontando la fine, o quella che potrebbe essere la fine, dell’era dell’abbondanza.

Abbondanza della terra, delle materie prime e soprattutto dell’acqua, infine dell’energia. A lanciare un ulteriore allarme negli ultimi tempi è stata la Commissione europea, che ha lanciato un avvertimento catastrofico. Due terzi del continente sono stati colpiti dalla peggiore siccità da almeno cinquecento anni a questa parte. Come uscirne? Cambierà qualcosa? Dipenderà dall’impegno intanto dei governi, appunto. Ma non basterà. Ognuno deve fare la sua parte.

La Fondazione Guido Carli, che ho l’onore di presiedere, non intende restare a guardare. Il nostro sarà un impegno destinato a segnare l’attività e le prospettive per i prossimi anni. E passa attraverso una campagna di sensibilizzazione sui temi ambientali che porteremo avanti negli istituti scolastici, d’intesa con i ministeri competenti. Perché è sui cittadini del domani che investiamo le migliori risorse oltre che le speranze. Ma l’intento della nostra istituzione è anche quella di promuovere una campagna social in grado, anche lì, di raggiungere le giovani generazioni sulle loro piattaforme privilegiate di comunicazione.

Sarà un obiettivo che impegnerà appieno la Fondazione Guido Carli, nel solco del “servizio” civico che ha sempre caratterizzato il profilo dello statista Carli, mio nonno. Da cittadino europeo e difensore dei diritti dei suoi concittadini, prima ancora che da economista e uomo di governo. Ed è nel segno di questa tradizione che il prossimo 2 dicembre chiameremo a raccolta le intelligenze migliori e più “produttive” del Paese per ragionare del presente e del futuro che ci attende.

Energie coraggiose – Forze che fanno muovere il mondo è il titolo del confronto in programma per quella data, alle 17, a Villa Blanc, a Roma. Proveremo a offrire una chiave di lettura utile ad aprire le porte del futuro: superare la crisi energetica, per affrontare l’emergenza climatica, puntando a una transizione ecologica giusta e inclusiva. Sarà un’occasione per ragione su quello che sarà il passaggio cruciale dei nostri tempi.

La continuità necessaria per affrontare insieme l'emergenza clima. Scrive Liuzzo

Il cambiamento climatico rischia di infliggere altri colpi letali, di causare vittime ancor più numerose rispetto a quelle seguite alle devastazioni degli ultimi anni e perfino di questi mesi. E il futuro non è troppo roseo. Da dove partire secondo Romana Liuzzo, presidente della Fondazione Guido Carli

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