Skip to main content

L’accordo sino-tedesco per la cessione a Pechino di una fetta del porto di Amburgo, che sta provocando alcune critiche bipartisan al Cancelliere Olaf Scholz, non solo consentirà alla compagnia cinese Cosco di acquisire una quota significativa del settore container del porto, ma segna il terzo punto della strategia portuale cinese che, dopo Pireo e Trieste, sbarca ad Amburgo.

Le utilities del vecchio continente, ancora una volta, nel mirino del Dragone che deve gioco-forza provare a rattoppare le micro falle (Montenegro, Malesia, Pakistan) che impattano sul cronoprogramma della BRI.

Qui Berlino

Alcuni esponenti di Verdi e Liberali FDP, che fanno parte della coalizione di governo, hanno sostanzialmente bocciato l’accordo che offre al player cinese uno degli scali più significativi dell’Europa. Secondo la co-presidente dei Verdi Ricada Lang non è chiaro il motivo per cui Scholz avrebbe portato avanti l’accordo, mentre secondo il segretario generale dell’FDP Bijan Djir-Sarai “il Partito Comunista Cinese non deve avere accesso alle infrastrutture critiche del nostro paese, sarebbe un errore e un rischio”. Ma al di là delle critiche, cosa cambia dopo il closing? Quel 35% del porto in mani cinesi permette a Pechino, in un momento in cui la BRI registra parecchie difficoltà, di distendere ulteriormente la strategia infrastrutturale legata ai porti: il che non equivale solo a merci, ma evidentemente anche (o soprattutto) a legami, contratti e influenze.

Qui Pireo

La zampata sul Pireo che risale al 2008, se da un lato ha avuto come effetto quello di migliorare sensibilmente le potenzialità e i numeri dello scalo (ma con condizioni di lavoro tutt’altro che occidentali), dall’altro ha permesso alla Cina di avere un quasi pieno controllo di un’area commerciale (e geopolitica) che va dal Mediterraneo ai Balcani con l’appendice della multa da 200 milioni di euro fatta dall’Ufficio europeo per la lotta antifrode (OLAF) e la partita legata al “master plan” degli investimenti a corredo nei moli ellenici.

Nel 2008 Cosco ha ottenuto un franchising di 35 anni per due terminal container del Pireo e nel 2016 ha acquistato una quota del 67% nell’autorità portuale per 368,5 milioni di euro. Nella strategia cinese Pireo è il collegamento chiave per il progetto logistico Belt and Road Initiative.

Da quell’acquisizione ne sono scaturite, a cascata, altre due. La prima verte il porto di Salonicco che è stato privatizzato da un consorzio ellino-tedesco guidato dall’oligarca Ivan Savvidis, di origine russa e già membro del partito di Vladimir Putin. La seconda quello di Alexandroupolis, in mani americane, hub fondamentale perché vicino al terminal del gas e snodo di Tap e Tanap.

Amburgo-Pireo-Italia

La mossa cinese in Germania segue dunque non solo quella in Grecia, ma anche quella in Italia con il porto di Trieste, con i cantieri Ferretti a Taranto, e con l’appendice anche del parco offshore inaugurato lo scorso aprile a Taranto, realizzato congiuntamente dalle aziende cinesi ed europee: il primo nel Mediterraneo. Ma non è tutto, perché la Cina tramite Zonergy, il principale fornitore cinese di soluzioni per le energie rinnovabili, un mese fa ha inaugurato una sede a Milano, che diventerà il centro delle attività imprenditoriali in Europa.

Si tratta del colosso delle telecomunicazioni Zte che punta al mercato italiano del fotovoltaico e degli accumulatori tramite un’intesa con la veneta Desasolar.

Amburgo-Pireo-Italia. Tutti i rischi della (ulteriore) penetrazione cinese nei porti

Con la zampata in Germania e il suo non più soft power, Cosco si candida a raddoppiare l’influenza mediterranea già stabilita in Grecia puntando all’hub containers e anche allo stivale, dove mescola infrastrutture ed energia. Un esempio è il parco offshore inaugurato lo scorso aprile a Taranto, realizzato congiuntamente dalle aziende cinesi ed europee, il primo nel Mediterraneo

Fuori Hu Jintao e Li Keqiang. Parte la nuova sicurezza totale di Xi

Xi Jinping teorizza il concetto di sicurezza come pilastro della sua strategia, e tutto parte dal controllo interno. L’allontanamento di Hu Jintao potrebbe servire a stabilizzare gli animi più agitati del Partito. L’analisi al “Var” di quel momento, tra gesti, strattoni e frasi sussurrate, e un punto fermo: i 205 membri del Comitato centrale appena annunciati non comprendono Li Keqiang e il collega Wang Yang, entrambi considerati i protetti di Hu

Una carta prepagata per la deduzione delle spese culturali

Più consumi culturali, ruolo familiare incentivante verso tali consumi, riduzione dei possibili utilizzi distorsivi dello strumento e maggiori conoscenze sugli interessi degli italiani. I lati positivi sono tali da rendere l’idea degna di essere analizzata più nel dettaglio. L’intervento di Stefano Monti, partner di Monti&Taft

I droni iraniani in Russia spiegano forza e limiti delle sanzioni occidentali

Le sanzioni bloccano il mercato russo ai sistemi tecnologici occidentali, e anche per questo Mosca ricorre all’acquisto di sistemi militari come i droni iraniani. La Russia con l’Iran cerca un asse anti-sanzioni per gestire l’ordine mondiale, in cui magari inglobare la Cina

Occuparsi del piccolo per pensare al grande. L'agenda del governo sulle Pmi

In Europa si parla già da un decennio di politiche a sostegno della piccola e media impresa. Nel 2009 è stato emanato lo Small business act for Europe. Nel 2011 il Parlamento ha approvato il cosiddetto “Statuto delle imprese”, praticamente all’unanimità tra gli applausi di deputati e senatori. Allo Statuto non è mai stato dato seguito. L’analisi di Gustavo Piga, professore di Economia politica all’Università di Roma Tor Vergata

È giunto il tempo del realismo energetico. Scrive Iaccarino

Di Fabrizio Iaccarino

Ora è necessario passare da una pianificazione a volte astratta all’individuazione di una lista concreta di priorità a cui dare seguito con una capacità di esecuzione determinata e urgente. Con questo spirito, ecco alcune proposte del Responsabile Sostenibilità e Affari Istituzionalidi Enel Italia

Vladimir Putin è davvero cambiato o l'Europa è stata miope?

Si chiede Mayer: venti anni fa a Grozny era poi così diverso da Mariupol oggi? dieci o cinque anni fa ad Aleppo? Con il senso di colpa tipico di chi è arrivato troppo tardi si dice oggi che è mancata una lungimirante e virtuosa strategia di diversificazione delle forniture energetiche, ma già nel 2014 il problema era segnalato da Umberto Saccone (ex Sismi). Un fattore importantissimo è stato quello delle idee

Con questi ministri diritti in pericolo? Nessuna regressione, sostiene Scaraffia

Per la docente, “Meloni ha avuto la forza di imporsi a due uomini, senza lagnarsi. Le donne di sinistra si lamentano perché gli uomini non conferiscono loro ruoli di potere. E sui diritti non si faranno passi indietro, ma avremmo un gran bisogno di un dibattito approfondito sui temi etici, come invece avviene altrove, senza fossilizzarci su leggi calate dall’alto”

Un insegnamento per Meloni. Conquistare il potere non vuol dire mantenerlo

Il nuovo governo parte con una opposizione o dialogante o indebolita, e ha dunque lo spazio di manovra per navigare tranquillo. Ma per avere una vera voce in capitolo, e non essere schiacciata nel tritacarne della storia, l’Italia deve restare leale alla Nato, grande vincitrice politica e militare, ed elaborare soluzioni tombali a tre suoi problemi. La road map secondo Francesco Sisci

Chi sono i nuovi leader cinesi (mentre Hu Jintao viene portato via)

La lista dei nomi sarà svelata dal presidente cinese domenica nella Grande Sala del Popolo. Ci sono però indiscrezioni su chi resterà nel Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese e chi invece è stato accompagnato alla porta, in senso figurato. Mentre in senso molto concreto, è stato portato via dalla sala l’ex presidente Hu, dopo pochi istanti dal suo ingresso. Motivi di salute o un messaggio politico?

×

Iscriviti alla newsletter