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Per sfamare il pianeta stiamo alterando l’equilibrio dell’ecosistema. Eppure 700 milioni non hanno da mangiare. Ma sprechiamo 2.1 miliardi di tonnellate di cibo. Dobbiamo e possiamo produrre meglio ma dobbiamo soprattutto sprecare meno. Come? Capiamo il problema e proviamo a dare alcune soluzioni.

700 milioni di persone non hanno da mangiare. Almeno 3 miliardi non hanno accesso a una dieta sana ed equilibrata.
Ogni anno sprechiamo 1,6 miliardi di tonnellate di cibo. Saranno 2.1 miliardi nel 2030. Qualcosa nel sistema alimentare non funziona. La riduzione dello spreco alimentare non risolve il problema della fame nel mondo ma lo può alleviare.

Non è solo un problema etico. La riduzione dello spreco ci consentirebbe di alleviare l’impatto sull’ecosistema e quindi a rallentare i cambiamenti climatici. Ci aiuterebbe anche a meglio gestire il fabbisogno giornaliero di energia rispetto alle carestie, pandemie, e crisi di ogni genere.

  • Per garantire un’alimentazione dignitosa ai 7,9 miliardi che popolano il pianeta dobbiamo produrre almeno 15 trilioni di calorie al giorno.
  • È una quantità enorme di energia che otteniamo da nutrienti diversi, grassi, proteine, zuccheri, etc..
  • Per poterli produrre dobbiamo sfruttare e trasformare l’ecosistema alterandone l’equilibrio e velocizzando i cambiamenti climatici.

La rapidità dei cambiamenti climatici, i problemi di approvvigionamento, legati anche ai lockdown continui in regioni diverse del mondo, e le conseguenze del conflitto in Ucraina e delle sanzioni alla Russia sono 3 rompicapo legati uno all’altro che rischiano di indebolire la produzione di energia alimentare a prezzi accessibili.

Intere regioni del pianeta rischiano di restare senza nutrienti fondamentali per una dieta sana e bilanciata.
La povertà crescerebbe esponenzialmente peggiorando i già esistenti conflitti sociali e gravando ulteriormente sull’ecosistema.
Dobbiamo lavorare per aumentare la produttività delle materie prime: produrre di più ma pesando meno sul pianeta. È una sfida che richiede tempo, investimenti, innovazione tecnologica, e politiche intelligenti. Non sufficiente. Dobbiamo trovare soluzioni più rapide: dobbiamo intensificare gli sforzi per ridurre lo spreco alimentare.

L’Italia è il paese con la legislazione più avanzata in materia di spreco alimentare. Può anche contare su una serie di iniziative di solidarietà che non hanno eguali nel mondo. Possiamo e dobbiamo essere un esempio per gli altri paesi, soprattutto in Europa.

Non basta però. Dobbiamo fare di più e meglio.

L’educazione, a cominciare dalla scuola e dalle famiglie, è il punto di partenza per maturare conoscenze, consapevolezza, e quindi responsabilità nei cittadini. Governo, Regioni, e Comuni devono investire (sfruttando la legislazione attuale).

I privati, il settore della grande distribuzione e della produzione e trasformazione alimentare ha già intrapreso iniziative importanti (Esselunga). Possono fare molto di più: coinvolgere tutta la filiera per riorganizzare i processi produttivi e i consumatori per incoraggiare comportamenti più responsabili.

L’Internet delle Cose che connette tutti gli oggetti che con gli algoritmi diventano intelligenti ci stanno già garantendo l’opportunità di monitorare ciò che si compra, consuma, rischia di buttare. Saranno anche uno strumento utile per garantire una dieta più bilanciata gestendo l’apporto calorico.
I progressi nella tecnologica consentono anche di ridurre gli sprechi nei processi produttivi sia nei paesi sviluppati ma soprattutto nei paesi più poveri dove i piccoli produttori non hanno conoscenze e strumenti per una gestione efficiente della produzione, dello stoccaggio e della distribuzione.

Nuove applicazioni digitali e progetti imprenditoriali consentono alla filiera alimentare di limitare gli sprechi, di riciclare e di donare facendo in modo che il cibo avanzato non venga sprecato.

Possiamo sforzarci di

1. donare ciò che avanziamo, seguire una dieta più equilibrata

2. imparare a usare la tecnologia per meglio gestire acquisti e consumi

3. investire in attività imprenditoriali o iniziative contro lo spreco, ma anche educare amici e parenti e tutti quelli che fanno parte delle nostre comunità di riferimento. Sono piccoli gesti che possono ridurre lo spreco e quindi il nostro impatto sull’ecosistema.

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