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Israele e Libano sono bloccati in un’aspra disputa sui loro confini marittimi, il cui fulcro sono i diritti di proprietà e le future entrate di produzione dai giacimenti di gas naturale offshore di Karish e Kana. Lecito interrogarsi sul fatto se un accordo sui confini marittimi mediato dagli Stati Uniti possa avere effetti profondi sia sul Mediterraneo che sul Medio Oriente. Punto di partenza l’instabilità del Libano e la costante minaccia di Hezbollah: per cui il negoziato guidato dagli Stati Uniti porterebbe in grembo anche una svolta diplomatica per il Medio Oriente, come ad esempio reprimere l’Iran o isolare la Russia.

La scoperta di riserve di gas naturale offshore nei pressi di entrambi i paesi ha portato il Libano a invocare nuovi i confini delle zone economiche esclusive dei due paesi proprio dove si trovano i giacimenti. Ma Hezbollah ha investito fortemente sulla destailizzazione e nel luglio scorso ha inviato tre droni disarmati sul giacimento di gas israeliano di Karish.

Quali e quanti effetti

“A prima vista mi sembrano piccoli effetti, perché continua a esserci molta confusione: moltissime delle élite politiche sono prevedibili e ferme a vent’anni fa circa il gioco politico libanese/israeliano – dice a Formiche.net Alessandro Politi, direttore del Nato Defense College Foundation – Però l’impatto cumulativo dell’accordo può avere un senso se rapportato ad una serie di piccole cose che stanno accadendo, che non sono di per sé eclatanti ma che, messe assieme, contribuiscono a togliere di mezzo qualcosa da una tavola piena di scorpioni. Dunque l’accordo è positivo per la mediazione energetica ed i confini marittimi tra Israele e Libano: se andrà in porto sarà comunque un segno positivo. È chiaro che non tutti i problemi tra Israele e Libano verranno risolti: penso alle fattorie di Shebaa e ai confini terrestri. Però, insomma, è un inizio”.

Quello che veramente conta, sottolinea, è che comunque nella diplomazia israeliana c’è gente che ritiene fattibile un accordo col Libano. Il motivo? Tutti tutti si rendono conto che un Libano totalmente impoverito è inutile a tutti. “Quindi questo penso sia una delle grandi molle per questo accordo che non è facile, ricordiamolo, perché gli israeliani hanno fatto una linea di demarcazione da 22 anni in modo totalmente unilaterale e perché comunque gli americani si trovano una situazione difficile quando mediano tra un Paese arabo e Israele. Per cui di per sé è una buona novità, ma da sola non basta, anche se contribuisce, insieme ad altre novità poco visibili ma comunque positive, a cambiare quantomeno il livello di grigio sui cieli mediorientali”.

Verso la normalizzazione

La normalizzazione non c’è, evidentemente, precisa Politi, ma con le sue fragilità e i suoi difetti può scorgersi. “Il cambio di atteggiamento della Turchia in una serie di relazioni più orientali è altrettanto importante. La svolta del Consiglio di cooperazione nei confronti del Qatar idem. Il fatto che la Turchia sia un Paese mediatore tra russi e ucraini è una cosa buona. Ma la situazione resta tesa in Tunisia e in Egitto, mentre Marocco e Algeria non sono in buone relazioni, e la Libia è ancora in una guerra. Inoltre il fatto che ci sia gente che si opponga a questo accordo dimostra che questo accordo è valido ed è un accordo che dà fastidio ai guerrafondai”.

Allora, propone, non bisogna nascondersi dietro un dito: c’è una serie di elites, ma non solo in Medio Oriente anche in Russia, che tutto sommato preferiscono galleggiare sullo status quo incerto anziché cominciare a fare dei passi concreti verso la pace generale. “Penso che il Levante, che va dal Nordafrica al Golfo, potrebbero uscire da questa perenne emergenza per cominciare ad avere dei rapporti più normali”.

Iran & Russia dopo l’accordo

“Bisogna essere molto concreti: un conto è diversificare l’approvvigionamento energetico in modo intelligente, invece derussificare è una petizione di principio ideologica – puntualizza Politi – . C’è una tendenza molto pericolosa di una serie di attori politici a volere il tutto e subito. Pensavamo che dopo il ’68 questo tipo di infantilismo fosse superato. A quanto pare no, non è così. L’erba voglio non cresce nemmeno nel giardino del re. Allora è giusto posare dei gasdotti perché il Gnl è, come dire, un complemento, ma è costosissimo e non è competitivo per l’industria europea. Quindi i gasdotti sono dei matrimoni di lungo termine dove l’interdipendenza fa bene a tutti ed evita che alcune nazioni alla fine vengono lasciate in un angolo e diventino più pericolose. L’interdipendenza è quella che ha favorito la globalizzazione ed è quella che, peraltro, ha permesso che due Stati che erano partiti come non globalizzati, la Cina e la Russia, fossero convinti sostenitori della globalizzazione. Da qui all’avanzata della democrazia si può discutere moltissimo, ma prima questi Stati non facevano parte del gioco della globalizzazione”.

Quindi, riflette, è vero che la Russia è un paese aggressore, siamo tutti d’accordo. “Ma domani è un altro giorno e la Russia non scompare, non si disintegra: se si disintegrasse sarebbe un vero guaio per tutti. Ricordo che la Russia zarista disintegrata ha dato origine all’Unione Sovietica e non so quanti abbiano beneficiato nel cambio. Facciamoci poche illusioni sul surplus dei giacimenti egiziani e israeliani, perché il Libano è poca roba, lo dicono anche gli israeliani stessi”.

Gas e gasdotti

Il punto di caduta di tale ragionamento, è cosa decidere in merito ai campi di gas: se costruire un gasdotto o scegliere altre strade. Secondo Politi va benissimo posare tubi, visto che il Tap funziona e non dà problemi e non ne hanno dati neanche gli altri gasdotti, “finché qualche bello spirito ha avuto l’idea di fare un’operazione speciale”. Ma se il surplus di gas israelo-egiziano servisse a ridurre in modo consistente le dipendenze di alcuni paesi balcanici e dell’Europa orientale, “sarebbe già un grosso successo, a patto che ci sia un tubo”.

Iran

Venendo all’Iran, non si è disintegrato sotto l’attacco iracheno, come l’Ucraina non si è disintegrata sotto l’attacco russo. “Nessuno aveva niente da obiettare prima, il programma nucleare è figlio dello Shah e di quello che è successo in Iraq. Bisogna pure guardare in faccia la storia”. Quindi l’Iran è un vicino problematico? “Certamente, ma c’era un accordo che finalmente controllava questo programma nucleare ed è stato fatto fuori da Trump e Trump era sostenuto da alcuni settori della politica israeliana”.

L’Iran è recuperabile nel gioco mediorientale? “Probabilmente sì. Però è chiaro che non si fa in un giorno e certamente non si fa se si continua ad evitare che ci siano degli accordi che a un certo momento tolgono l’arma principale ai governanti iraniani, l’emergenza e l’assedio perenne”.

Pressioni e nucleare

“Questo non significa – prosegue Politi – che, se i rapporti con l’Iran sono buoni, automaticamente il governo diventa liberale. Non è vero di per sé e non è automatico. Il governo portoghese di Salazar è rimasto una dittatura fino alla fine ed era dentro la Nato. Però certamente se la realtà di una relazione ostile esiste, adesso gli oltranzisti iraniani hanno un’arma che useranno. Quindi, vale la pena di allentare altre pressioni. L’Iran ha una produzione che sta già esportando a rotta di collo, perché il gas russo è stato embargato in pieno e l’Iran sa come aggirare gli embarghi ormai da vent’anni. Ciò detto, l’Iran è chiaro che finché pensa, a torto o a ragione, di dover estendere la sua influenza con metodi speciali, resta una minaccia per altri paesi. Ma oltre a Israele, anche altri paesi non è che siano contenti: l’Iraq, il Libano, la Siria. Quindi l’Iran ha un suo percorso da fare”.

Libano

“Il Libano finalmente arriva a fare un accordo di questa portata, con tutti i dubbi che ci sono in Israele, non quelli di Netanyahu, ma dubbi concreti di tipo politico giuridico. Il Libano purtroppo è sempre in una situazione disastrosa, questo è il punto, ed Hezbollah, piaccia o no, è la sua spalla ed è corresponsabile di questo disastro: l’intera classe politica libanese è purtroppo per i libanesi responsabile del disastro libanese. Questo accordo tra Israele e Libano è importantissimo, – conclue – spero venga fatto rispettare e che magari inneschi qualcosa di più, perché fino ad oggi abbiamo visto tante speranze deluse, per cui è meglio un uovo oggi che una gallina domani”.

L'accordo Israele-Libano? Un buon inizio, lo dimostrano i tanti nemici. Parla Politi

“Quello che veramente conta è che nella diplomazia israeliana c’è chi ritiene fattibile un accordo col Libano. Il motivo? Tutti si rendono conto che un Libano totalmente impoverito non sarebbe un bene per nessuno”. Gas e gasdotti, il nucleare iraniano, il ruolo della Russia, le responsabilità di Hezbollah. L’analisi del direttore della Nato Defense College Foundation

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