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Roma e Berlino hanno scelto di non cavalcare lo scontro epocale con l’alleato americano, ma di lavorare di tattica, fortificando al contempo le proprie relazioni: una scelta che, secondo Michele Valensise, presidente dell’Istituto Affari Internazionali e già ambasciatore d’Italia in Germania, è stata corretta da molti punti di vista, in primis quello euroatlantico. L’occasione per analizzare con l’esperto diplomatico le relazioni fra Italia e Germania è il vertice che si celebra a Villa Pamphilj con la premier Giorgia Meloni e i cancelliere Friedric Merz, accompagnati da una folta delegazione di ministri.

Il Vertice intergovernativo Italia-Germania ha messo in luce lo scambio di una decina di accordi governativi e la firma del Protocollo per un Piano d’azione sulla cooperazione strategica rafforzata, oltre ad un documento congiunto sulla Competitività. Tale salto di qualità nelle relazioni tra i due Paesi quale apporto può dare alla Ue di domani?

Italia e Germania vengono da una tradizione consolidata di relazioni strette e proficue: gli interessi sono molto intrecciati sul piano politico, economico e culturale. Negli anni scorsi è stata definita la cornice del piano di azione, adesso si tratta di dare contenuto operativo a quelle indicazioni. E’ positivo che i due Paesi abbiano un’interlocuzione ampia. Ed è positivo che l’obiettivo dell’incontro odierno sia di rafforzare una cooperazione che, ripeto, ha radici profonde.

Molto rilevante è il settore energetico, con Italia e Germania tra i principali partner del Corridoio meridionale dell’idrogeno (SouthH2Corridor): proprio l’energia è stata la causa della crisi tedesca dell’ultimo biennio. Roma come può essere hub per l’intera regione euromediterranea?

Al là degli aspetti tecnici, naturalmente di grande rilievo, c’è qualcosa che accomuna anche qui Italia e Germania, la capacità di adottare misure necessarie in un contesto europeo profondamente modificato negli ultimi anni. Germania e Italia erano molto dipendenti dalle importazioni di energia dalla Russia e molto rapidamente entrambi hanno riconvertito le loro fonti di approvvigionamento. Anche questo è un punto di convergenza sostanziale tra gli interessi dei due Paesi.

Tale rafforzamento delle relazioni come potrà utilizzare lo strumento del Forum imprenditoriale per accrescere in maniera sistemica lo scambio bilaterale e lo strumento del Piano Mattei per cambiare pelle al rapporto con l’Africa?

Si potranno ottenere risultati importanti e, viste le sinergie, ancor più se saremo in grado di spiegare che l’attenzione per l’Africa dovrebbe essere una priorità non solo italiana, ma anche europea. L’Africa è il grande attore del futuro, di crescita, sviluppo, demografia. C’è spazio per un’azione strategica per rafforzare la collaborazione con il continente africano e per contenere l’assertività e l’influenza, molto interessate, dei nostri competitori su scala globale e in quella regionale.

Il legame fra Italia e Germania che segnale rappresenta per l’Ue, a maggior ragione in questo particolare momento geopolitico? L’asse Meloni-Merz potrà portare benefici anche in chiave euroatlantica?

Sì, ci sono tutte le premesse perché tra i due Paesi ci sia convergenza di interessi tanto in campo europeo, quanto nel dialogo transatlantico. Le posizioni sono molto vicine, rafforzarle attraverso un coordinamento bilaterale potrà dare loro maggior peso, sia in seno all’Ue che alla Nato.

Questo passo si è visto anche nell’approccio, ad esempio, al tema artico? Roma e Berlino sono state più tattiche rispetto allo scatto in avanti parigino.

Roma e Berlino hanno condiviso l’esigenza di fermezza sui principi, che non potevano essere messi in discussione, quale il rispetto della sovranità nazionale della Groenlandia. Ma lo hanno fatto in uno spirito di ricerca di possibili soluzioni negoziali. Sarebbe stato difficile immaginare uno scontro epocale con l’alleato americano e i fatti hanno confermato che l’approccio era corretto. A quel che sembra, la questione Groenlandia sta, sia pure faticosamente, ritornando nel suo alveo naturale, quello del quadro dell’Alleanza atlantica.

Un’ultima cosa, ambasciatore. Ci sono alcuni elementi che potremmo intrecciare, come il piano artico del governo italiano, il ddl sull’Agenzia per la sicurezza subacquea, la preoccupazione per i cyber attacchi. Italia e Germania possono offrire anche un contributo sistemico nel campo della difesa Ue?

Italia e Germania, che condividono una cultura di assoluto ripudio dell’uso della forza, oggi sono esposti a minacce e rischi attuali, non solamente futuri o ipotetici. Entrambi ritengono di dover dare una risposta in termini di rafforzamento dei sistemi di difesa, tenendo presente che quando parliamo di difesa non parliamo solamente di armamenti, ma di tutta una serie di predisposizioni atte a difendere e preservare anche installazioni e infrastrutture civili, essenziali per la nostra vita dei nostri cittadini (infrastrutture energetiche, reti di comunicazione, centri di raccolta e elaborazione di dati ecc.). Tutto questo è in linea con le esigenze della difesa europea.

Vi spiego la visione strategica del vertice Italia-Germania. L'analisi di Valensise

Italia e Germania hanno preso misure necessarie in un contesto globale profondamente modificato negli ultimi anni: erano molto dipendenti dalle importazioni dalla Russia e molto rapidamente hanno riconvertito l’approvvigionamento. Il Piano Mattei? L’attenzione per l’Africa dovrebbe essere una priorità non solo italiana, ma anche europea. Conversazione con il presidente dell’Istituto Affari Internazionali, già ambasciatore d’Italia in Germania, Michele Valensise

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