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Anche i mari si preparano alle sfide del domani. Il Regno Unito ha lanciato la sua nuova strategia navale per migliorare le capacità della propria Marina sotto diversi profili, tecnologico, innovativo e di sicurezza informatica, cercando al contempo di limitare al minimo i danni ambientali. Nei prossimi anni la forza navale inglese punterà sia a riconoscere il danno ambientale come un problema di sicurezza marittima, sia a migliorare la quantità e qualità della mappatura dei fondali marini, grazie anche all’istituzione di un nuovo centro ad hoc. Un piano che punta a una sempre maggior sinergia tra istituzioni, industria, mondo accademico e partner, oltre che a una maggiore condivisione delle informazioni, per aumentare la consapevolezza e la risposta alle minacce che interessano il dominio marittimo globale.

Strategia guidata da un nuovo approccio

La nuova strategia è stata presentata dal segretario di Stato per i Trasporti, Grant Shapps, che con essa ha definito le nuove linee guida del governo britannico in diversi aspetti navali, dalla lotta alla pesca illegale al contrasto delle pratiche più altamente inquinanti. Una strategia figlia di un nuovo approccio che mira a ridefinire la sicurezza marittima nel rispetto di leggi, regolamenti e norme, così da garantire un dominio marittimo equo e libero. Grazie ad essa, il governo inglese riconosce infatti come problemi di sicurezza marittima sia i danni ambientali ai mari sia la pesca illegale non dichiarata e non regolamentata.

“Una strategia proattiva di sicurezza marittima è essenziale per mantenere sicure le rotte commerciali e le forniture energetiche, soprattutto per una nazione insulare. Gli impegni assunti oggi per migliorare la collaborazione, sia con l’industria che con i governi di tutto il mondo, contribuiranno a creare un ambiente marittimo più sicuro e a dare fiducia alla comunità marittima”, ha spiegato l’amministratore delegato della Camera del Commercio marittimo del Regno Unito, Sarah Treseder. La nuova strategia nazionale per la sicurezza marittima (Nsms) ha un orizzonte temporale di cinque anni e arriva in un momento delicato per il settore marittimo inglese. La sicurezza marittima è infatti vista dal Paese come una frontiera in cui poter realizzare le proprie ambizioni di politica estera, oltre che di sicurezza e difesa, e rappresenta anche un volano importante per la crescita economica e la sostenibilità ambientale.

Un centro per la mappatura dei fondali

Insieme alla strategia arriva anche l’istituzione del nuovo Centro britannico per la mappatura dei fondali marini (Csm), amministrato dall’Ufficio idrografico del Regno Unito. Si tratta di una struttura che sarà in grado di migliorare le conoscenze inglesi in materia di sicurezza marittima, permettendo la raccolta di un gran numero di dati, di qualità superiore rispetto al passato, che saranno in grado di garantire una gestione più informata dell’ambiente marino. La mappatura dei fondali rappresenta infatti una delle fondamenta di tutto il settore marittimo e può influenzare l’ambiente, il commercio, la gestione delle risorse, le operazioni di navigazione e più in generale le infrastrutture e la sicurezza nazionale. L’iniziativa punta in questo modo a consolidare ancor di più la posizione del Paese come leader mondiale nella sicurezza marittima. Un segnale di impegno che arriva oltretutto in tempo per il decennio della scienza oceanica per lo sviluppo sostenibile indetto dalle Nazioni Unite.

Diversi obiettivi

“L’umanità dispone di mappe migliori della superficie della Luna e di Marte che del nostro oceano. Per garantire che la sicurezza marittima del Regno Unito si basi su decisioni informate e fondate su dati concreti, dobbiamo approfondire la nostra conoscenza di questa dinamica frontiera oceanica”, ha detto il segretario di Stato per i Trasporti inglese, Shapps, parlando della nuova strategia. I segretari di Stato del dipartimento per l’Ambiente, l’Alimentazione e gli Affari rurali (Defra), insieme a quelli del dipartimento dei Trasporti, del ministero degli Interni, del ministero della Difesa e dell’Ufficio per gli Affari esteri, il Commonwealth e lo Sviluppo (Fcdo), hanno dichiarato di volersi concentrare su cinque obiettivi strategici principali.

Il primo riguarda la sicurezza e protezione nazionale, dal momento che il quadro di sicurezza marittima risultate dalla nuova strategia ci si aspetta sia efficace per proteggere i confini, i porti e le infrastrutture critiche. In secondo luogo, Uk vuole rispondere efficacemente alle minacce, adottando un approccio sistemico per mettere in campo nuove capacità e competenze che possano contrastare i rischi emergenti per il settore. Il terzo scopo riguarda invece la volontà di garantire prosperità economica grazie alla sicurezza del trasporto via mare e alla trasmissione di merci senza ostacoli. Poi vi è il sostegno alla sicurezza marittima globale, sostenuta dalla libertà di navigazione e dall’ordine internazionale. E in ultimo la nuova strategia punta ad affrontare le minacce alla sicurezza e le violazioni dei regolamenti che hanno un impatto su un ambiente marittimo pulito, sano, sicuro, produttivo e ricco di biodiversità, così da sostenere mari sicuri e resilienti. “I porti del Regno Unito lavorano a stretto contatto con il governo e le forze dell’ordine per facilitare quasi mezzo miliardo di tonnellate di scambi commerciali e decine di milioni di passeggeri ogni anno, e allo stesso tempo per contrastare le minacce alla nostra sicurezza collettiva. Siamo ansiosi di rafforzare questo rapporto e di contribuire alla realizzazione di questi obiettivi strategici”, ha spiegato infine il direttore delle politiche e degli affari esterni della British ports association, Mark Simmonds.

La nuova strategia inglese di sicurezza marittima. Tra commercio ed energia

Il Regno Unito ha lanciato la sua nuova strategia nazionale per la sicurezza marittima per i prossimi cinque anni. Un piano frutto della sinergia con il comparto industriale e il mondo accademico che punterà tra i tanti obiettivi a migliorare la mappatura dei fondali marini, a combattere la pesca illegale e a limitare i danni ambientali

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