Skip to main content

Su TikTok, forse, aveva ragione Donald Trump. Da un’inchiesta firmata BuzzFeed, si riaccendono la diatriba e i dubbi su come il social network cinese potrebbe davvero spiare gli americani attraverso i loro dati. Sono state ascoltate 80 registrazioni di riunioni che hanno avuto luogo, da settembre 2021 a gennaio scorso, nella sede cinese di ByteDance proprio per discutere dei temi inerenti alla privacy e alla sicurezza: ebbene, in 14 occasioni si è fatto un esplicito riferimento all’intromissione nei dati degli utenti statunitensi.

Da quanto è trapelato, non ci sarebbe alcun ostacolo per la piattaforma cinese nell’ingerenza, come ha affermato un membro del dipartimento Trust and Safety della società. In molte occasioni, infatti, il personale statunitense di TikTok non sarebbe in grado di accedere autonomamente ai dati degli utenti e, per tale ragione, si rivolge ai colleghi cinesi. Una pratica piuttosto diffusa perché, in cinque mesi, per 9 volte si è ripetuto questo scambio. Dalla Cina, pertanto, “si vede tutto”.

Da parte sua, il social più diffuso al mondo – specie nelle generazioni più giovani – si è sempre difeso sostenendo che i dati degli utenti degli Stati Uniti rimangono all’interno degli Stati Uniti, ma questo non toglie che i dipendenti cinesi possano comunque accedervi. “La posizione fisica non è importante se è ancora possibile accedere ai dati dalla Cina”, ha risposto con una mail a BuzzFeed Adam Segal, direttore del Digital and Cyberspace Policy Program, al Council on Foreign Relations. Proprio la stessa TikTok sosteneva di spendersi affinché ci sia una regionalizzazione della piattaforma, senza che i dati di tutti gli utenti al mondo potessero confluire in un unico canale. Perlomeno, l’idea era che l’accesso fosse strettamente limitato.

Anche perché l’azienda sa bene di avere i riflettori puntati addosso. “Sappiamo di essere tra le piattaforme più esaminate dal punto di vista della sicurezza e miriamo a rimuovere ogni dubbio sulla sicurezza dei dati degli utenti statunitensi”, ha affermato la portavoce di TikTok, Maureen Shanahan rispondendo ad alcune domande sull’inchiesta di BuzzFeed. “Come abbiamo affermato pubblicamente”, ha continuato, “abbiamo coinvolto esperti di sicurezza interni ed esterni di livello mondiale per aiutarci a rafforzare i nostri sforzi per la sicurezza dei dati”.

Per tale ragione sono stati creati diversi snodi, come il Project Texas per gli Stati Uniti. Questa doveva essere la risposta cinese alle paure americane: i sistemi interni di TikTok, come l’analisi e il monitoraggio dei dati e dei contenuti condivisi, vengono inseriti all’interno di un database di proprietà di Oracle in Texas, così come gli accessi erano consentiti a un team chiamato US Tech Services (USTS), su cui però il controllo cinese non è molto chiaro. L’accordo tra TikTok e Oracle viene negoziato dal Committee on Foreign Investment in the United State (CFIUS) e prevede che la maggior parte dei dati rimanga nei confini a stelle e strisce. Di quali dati si tratta è il cuore della questione, senza contare che in ogni caso il controllo da parte di Pechino potrebbe avvenire ad ogni modo.

“Il 100% del traffico degli utenti statunitensi viene instradato a Oracle Cloud Infrastructure”, rendevano noto da TikTok prima che BuzzFedd pubblicasse la sua inchiesta. “Utilizziamo ancora i nostri data center statunitensi e di Singapore per il backup (in questo modo i dati non sarebbero soggetti alla legislazione cinese, ndr), ma mentre continuiamo il nostro lavoro prevediamo di eliminare i dati privati degli utenti statunitensi dai nostri data center e passare completamente ai server cloud Oracle situati negli Stati Uniti”. Insomma, la sensazione che le intercettazioni lasciano è che, anche nel caso in cui il Project Texas dovesse entrare in funzione, la sicurezza degli utenti Usa non sarebbe assoluta.

C’è chi, come il senatore repubblicano Ted Cruz, considera da sempre TikTok come “il cavallo di Troia” di Pechino, specie dopo che il PCC ha dichiarato guerra alle Big Tech, che potrebbero subire pressioni per la consegna di dati sensibili al governo centrale. Anche l’ex presidente Donald Trump condivide l’idea che la piattaforma sia uno strumento ingannevole e molto pericoloso nelle mani di Pechino, con cui manipolare e influenzare la società americana e non solo. Tanto che nel 2019 aveva pensato di bandirlo dagli Stati Uniti – cosa mai avvenuta – e lo aveva negato a tutto l’esercito per questioni di sicurezza nazionale. Anche in questo caso, the Donald è stato ignorato. Chissà che adesso, in vista delle elezioni di midterm, non possa tornare alla carica dopo aver ascoltato queste nuove registrazioni.

La Cina può usare TikTok per spiare milioni di americani? Una nuova inchiesta

Da alcune intercettazioni finite in un’inchiesta di BuzzFeed è emerso come Pechino potrebbe avrebbe libero accesso ai dati degli utenti americani. Questo nonostante le precauzioni prese nel corso degli anni. Comprese quelle di Donald Trump, che però al momento non hanno portato a nessuna regolamentazione

Così affrontiamo il terremoto nella chimica. La ricetta di Pichetto (Mise)

Colloquio con il viceministro dello Sviluppo Economico che ha convocato, assieme al ministro Giorgetti, il tavolo nazionale della Chimica: “Sarà un’occasione per confrontarci direttamente con tutti gli attori del settore, al fine di pianificare una strategia industriale adeguata ad uno scenario europeo e internazionale ormai mutato”

Una lancia per Di Maio. D'Uva (M5S) sulle ambiguità atlantiste

Il parlamentare grillino: “Sulla guerra in Ucraina e su tutto ciò che ne consegue personalmente ho una posizione apertamente atlantista, diversa da quella espressa per lungo tempo dai vertici del Movimento e, allo stato attuale, sconfessata”

Così Biden cerca di annacquare le relazioni del Golfo con Cina e Russia

La Cina (e in parte la Russia) è un fattore centrale della visita di Biden in Medio Oriente. Per Washington c’è la possibilità di confermarsi tutore della sicurezza nel Golfo, usandolo come leva su Pechino. Un lavoro complesso, spiega Scita (Durham)

Iveco riporta la produzione di bus in Italia. Il bentornato di Giorgetti

Domanda al Mise per i fondi del Pnrr. A Torino le batterie elettriche e a basse emissioni, a Foggia la catena di montaggio. “Dopo tante chiacchiere sul reshoring, arrivano i fatti”, esulta il ministro

Da Pechino a Roma. La missione di un inviato (poco) speciale

Wu Hongbo, rappresentante del governo cinese, è in viaggio nel Vecchio continente. Tante tappe, un unico obiettivo: portare risultati positivi a Xi in vista del congresso di ottobre. Ma Italia, Germania e Ue stanno cambiando postura

Niente panico sul gas. Tutte le carte italiane secondo Maffè

L’economista della Bocconi non ci sta a fare il disfattista. Ben venga lo stato di allarme, un buon modo per aprire gli occhi e capire che dobbiamo cambiare i nostri fornitori e razionare, almeno per un po’. L’emergenza vera e propria è però ancora lontana, il governo sta agendo bene e l’operazione di Eni in Qatar ne è la prova

La dolce dissolvenza di un Movimento fantasma

In una dolce e inesorabile dissolvenza, del Movimento Cinque Stelle rischia di rimanere un fantasma. Dalla scatoletta di tonno alla scatoletta vuota, dove (non) porta l’ultima faida grillina. Il commento di Gianfranco D’Anna

Perché il Bahrein manda un ambasciatore in Siria

A Damasco vanno in scena le nuove relazioni regionali mediorientali. Gli Stati del Golfo cercano di tessere relazioni con la Siria per erodere l’influenza iraniana sul regime di Assad

Le mani cinesi sui social. Nuova legge bavaglio in arrivo

Il governo di Xi Jinping promuove un’ulteriore normativa per controllare i commenti online, che prevede la verifica dei contenuti prima della pubblicazione. E sugli editori e giornalisti…

 

×

Iscriviti alla newsletter