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L’estrema destra tedesca come uno strumento al soldo del Cremlino? Non è la prima volta che queste accuse vengono sollevate nei confronti del partito populista tedesco Alternative für Deutschland (AfD), che di recente è stata nuovamente tacciata dai partiti centristi e da diversi rappresentanti istituzionali di sfruttare gli strumenti parlamentari per raccogliere informazioni sensibili che potrebbero risultare di interesse per l’intelligence russa, nel pieno del conflitto in Ucraina.

In particolare, al centro delle critiche c’è Ringo Mühlmann, deputato AfD nel parlamento regionale della Turingia (lander dove il partito risulta attualmente la prima forza politica): negli ultimi mesi, Mühlmann ha presentato una serie di interrogazioni dettagliate riguardanti sia le rotte di transito degli armamenti occidentali diretti a Kyiv, sia le capacità di difesa anti-drone delle forze di polizia locali, incaricate anche di contrastare eventuali attività di spionaggio. In una delle richieste formali, il parlamentare ha chiesto al governo regionale di chiarire “l’entità dei trasporti militari transitati in Turingia dal 2022”, specificando anno per anno, modalità di trasporto (stradale o ferroviario), numero di convogli e fermate note. In un’unica giornata di giugno, Mühlmann ha inoltre depositato otto interrogazioni dedicate ai droni e ai sistemi di contrasto, domandando informazioni su jammer, lanciatori di reti e possibili dispositivi a impulso elettromagnetico. Tutte informazioni estremamente utili per Mosca.

Secondo gli avversari politici, questo interesse non è casuale. Il ministro dell’Interno della Turingia ed esponente del partito socialdemocratico Georg Maier ha affermato che “è difficile non avere l’impressione che l’AfD stia lavorando su una lista di compiti assegnata dal Cremlino”. A colpire, secondo Maier, è l’attenzione sistematica del partito verso infrastrutture critiche, apparati di sicurezza e minacce ibride, ambiti che non rientrano direttamente nelle competenze di un parlamento regionale. Le accuse si inseriscono in un quadro politico già segnato da forti ambiguità. L’AfD ha più volte assunto posizioni favorevoli a Mosca, sostenendo la ripresa delle relazioni economiche con la Russia, il ritorno alle importazioni di gas russo e la cessazione degli aiuti militari all’Ucraina. Per questo motivo, esponenti dei Verdi hanno recentemente definito il partito un “cavallo di Troia” di Vladimir Putin in Germania.

La dirigenza AfD respinge con decisione ogni addebito. Tino Chrupalla, uno dei leader nazionali del partito, ha parlato di accuse infondate e insinuazioni “perfidie”, sostenendo che le interrogazioni riflettano le legittime preoccupazioni dei cittadini riguardo alla sicurezza nei territori attraversati dai convogli militari. Lo stesso Mühlmann, ex poliziotto, ha ribadito che spetta ai ministri decidere quali informazioni possano essere rese pubbliche senza compromettere la sicurezza nazionale: se una risposta risulta problematica, ha sostenuto, la responsabilità non ricade su chi pone la domanda, ma su chi divulga dati che non dovrebbero essere divulgati.

Secondo diversi esperti di sicurezza, contattati da Politico, il problema non è rappresentato dalla singola interrogazione, bensì dall’effetto cumulativo. Marc Henrichmann, deputato conservatore e presidente della commissione del Bundestag che supervisiona i servizi di intelligence, ha spiegato che anche informazioni parziali o non classificate possono, se analizzate nel loro insieme, offrire un quadro prezioso su rotte logistiche, flussi di aiuti militari e vulnerabilità operative. Mentre Jakub Wondreys, ricercatore della Technical University di Dresda specializzato nella politica russa dell’AfD, il dibattito sulle motivazioni è secondario: che il partito agisca per conto del Cremlino o per convinzione ideologica, l’esito non cambia. Questo flusso di interrogazioni, sostiene, rappresenta in ogni caso una potenziale minaccia per la sicurezza nazionale. E non solo per quella tedesca.

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