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E alla fine, con ogni probabilità, pagheremo il gas in rubli. Nel pomeriggio Eni ha annunciato di aver avviato la procedura per aprire i due conti – uno per gli euro e uno per i rubli – presso Gazprombank. L’azienda ha anche sottolineato di averlo fatto “su base temporanea” e “senza accettazione di modifiche unilaterali dei contratti in essere”. Lo ha fatto in accordo con le istituzioni italiane e dunque col placet di Mario Draghi, che ultimamente ha pungolato la Commissione europea, secondo cui aprire il secondo conto sarebbe un’infrazione delle sanzioni (ma il dibattito è aperto).

In sostanza, si pagherà il gas di Vladimir Putin in euro, esattamente come avvenuto finora, depositando gli euro nel conto apposito. Poi Gazprombank provvederà a convertire gli euro in rubli (in Occidente non si può fare per via delle sanzioni) e depositarli nell’altro conto, per poi dichiarare avvenuto il pagamento. Un artificio quasi teatrale, come hanno spiegato a più riprese gli esperti su Formiche.net:

Nicola Borri (Luiss): “La questione è di natura, se mi consente, cosmetica. Per l’Europa cambia poco o nulla, noi paghiamo sempre in euro. Si comprano i rubli con l’euro e con i rubli si paga il gas. La pretesa della Russia è solo estetica, non c’entra il rafforzamento della moneta nazionale. L’obiettivo vero della Russia è semmai impedire una fuga di capitali […] Lo leggo come un tentativo, anche efficace, di ampliare il suo controllo su delle risorse che rischierebbe di perdere nel caso in cui dovesse diminuire la sua capacità di controllo su determinate persone o sulle aziende”.

Pia Saraceno (Ref-E, Ecco Climate): “Abbiamo continuato a importare gas russo anche oltre la scadenza imposta da Putin per il pagamento in rubli. Semplicemente non siamo ancora pronti a fare a meno del gas russo e dunque, anche se non accettato ufficialmente, con il cambiamento del sistema di pagamento aiuteremo a sostenere il cambio del rublo, vanificando alcune conseguenze delle sanzioni”.

Gianclaudio Torlizzi (T-Commodity): Sembra che la Commissione non voglia ammettere a se stessa che una buona parte dei Paesi membri non sia in grado di fare a meno del gas di Mosca, almeno per quest’anno, forse anche per il prossimo”. Ma è una verità che dobbiamo accettare per evitare che il governo russo strumentalizzi politicamente la questione, continua Torlizzi, alimentando così i prezzi sui mercati. “La strategia che dovrebbe portare avanti Bruxelles dovrebbe essere[…] meno chiasso e più lavoro dietro le quinte, in coordinamento con le imprese”.

Che ci fosse un “buco” destinato a rimanere nel muro delle sanzioni occidentali era evidente dai primissimi giorni dell’invasione russa, ossia da quando fu deciso di non escludere Gazprombank dal sistema di pagamenti internazionali Swift: una mossa dettata dalla consapevolezza che l’Europa non può fare a meno del gas russo, e dunque che avrebbe dovuto pagarlo. Lo sapeva anche Putin, che si è affrettato a creare il sistema del doppio conto per rafforzare il suo prezioso canale d’introiti.

Ultimamente in Ue si è discusso di cosa costituisse una violazione delle sanzioni, ma era già pronto l’escamotage: basta dichiarare il pagamento avvenuto quando gli euro arrivano nel conto apposito. Gazprombank invece dichiarerà il pagamento avvenuto quando i rubli usciranno dal conto speciale, e l’Ue non potrà farci nulla. Ma tant’è. Quello che si può fare adesso per far male al Cremlino è portare a termine l’embargo sul petrolio.

Intanto Eni ha fatto sapere, sempre nella stessa nota, che ha interpellato Gazprom Export: in assenza di risposte complete, esaustive e contrattualmente fondate, ha detto, avvierà un arbitrato internazionale sulla base della legge svedese (come previsto dai contratti in essere) “per dirimere i dubbi rispetto alle modifiche contrattuali richieste dalla nuova procedura di pagamento e alla corretta allocazione di costi e rischi. In ogni caso, Eni ribadisce fermamente che rispetterà qualsiasi eventuale futuro provvedimento normativo che dovesse intervenire a sanzionare il trading del gas o le attuali controparti”.

Gas rubli Gazprom Gazprombank

Gas in rubli, perché è solo una questione cosmetica

Eni annuncia l’apertura dei due conti presso Gazprombank per pagare il gas in euro ma lasciare che a Mosca convertano le somme in rubli. Si tratta di un artificio nella guerra di comunicazione tra Russia e Occidente, come hanno spiegato a più riprese gli esperti a Formiche.net. Il gas russo ci serve ancora, anche se meno di prima

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