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Joe Biden, sei il leader di una grande nazione. Ti chiedo di essere il leader della pace”. Volodymyr Zelensky chiude così, con un appello diretto al suo omologo alla Casa Bianca, un drammatico discorso di fronte al Congresso americano, riunito per l’occasione nell’auditorium di Capitol Hill.

Introdotto dalla speaker Nancy Pelosi al grido Slava Ukraini (“gloria all’Ucraina”), il presidente ucraino ha rivolto ai senatori e deputati un accorato appello a sostenere la difesa del Paese dall’invasione russa iniziata tre settimane fa. “Chiediamo una no-fly zone. La Russia ha trasformato i cieli ucraini in una fonte di morte per migliaia di persone, ha lanciato più di mille missili, ci uccidono con droni di precisione. Un terrore che l’Europa non vede da ottant’anni”, ha esordito Zelensky con un discorso durato trenta minuti.

Da quando sono iniziate le operazioni militari russe, l’Ucraina ha chiesto alla Nato di installare una no-fly zone, ovvero di garantire militarmente la sicurezza dei cieli ucraini impedendo ai caccia e ai droni russi di bombardare obiettivi civili. Richiesta ripetutamente respinta perché, come ha chiarito il segretario generale dell’Alleanza Jens Stoltenberg, si tratterebbe di “un’azione militare” che rischia di ingaggiare uno scontro diretto tra Nato e Russia.

“Chiediamo troppo? Vi propongo un’alternativa – ha detto Zelensky al Congresso – sapete di che sistemi di Difesa abbiamo bisogno, dall’aviazione alle armi anti-aereo e sistemi missilistici come gli S-300. Ho bisogno del vostro aiuto per proteggere l’Ucraina, I have a dream”. Questo pomeriggio è previsto l’annuncio di Biden di uno stanziamento di 800 milioni di dollari in nuovi aiuti militari all’Ucraina. Si aggiungono agli altri 550 milioni stanziati dall’inizio delle ostilità, insieme al pacchetto da 14 miliardi di dollari approvato dal Congresso, metà dei quali serviranno a finanziare i rifornimenti militari a Kiev. Giovedì 24 marzo il presidente americano parteciperà di persona al summit di emergenza convocato dalla Nato a Bruxelles e a seguire alla riunione del Consiglio europeo.

La lista delle richieste ucraine però va oltre. Zelensky fa un appello per nuove sanzioni contro la Duma e “tutti i politici della Federazione russa che rimangono nei loro uffici e non tagliano i ponti con chi è responsabile”, ma invita anche “tutte le aziende americane a lasciare il mercato russo, che annega nel nostro sangue”.

Interrompe il discorso la proiezione di un video. Mostra “cosa sta facendo la Russia all’Ucraina”, avvisa il presidente in videocollegamento. Sullo schermo scorrono foto e video di Kiev, Kharkiv, Sumy, Cherniv, Odessa immortalate prima dell’invasione. Famiglie nei parchi, negozi aperti, strade affollate. Poi il “dopo”: i missili sulle città, i grattacieli che crollano a pezzi, donne e bambini feriti o uccisi, gli sfollati e le fosse comuni. “Gli ucraini stanno lottando anche per la sicurezza del vostro Paese, dell’Europa, del mondo libero”, riprende Zelensky. “Ho 45 anni, ma la mia vita si è fermata oggi, quando ho letto che sono morti già cento bambini”.

Il fattore emotivo, nella campagna di pressione internazionale del governo ucraino, non è un dettaglio. Non lo è stato il primo video-collegamento di Zelensky di fronte al Consiglio europeo, la notte dopo l’invasione, quando ha avvisato i capi di governo dell’Ue che sarebbe potuta essere “l’ultima volta”. Nelle quarantotto ore successive un moto di solidarietà e compattezza fra Stati membri ha portato all’adozione di un pacchetto di sanzioni senza precedenti e, solo due giorni prima, da molti considerato irrealistico.

Volodymyr Zelensky video

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