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Mentre in Europa si dibatte sul prossimo pacchetto di sanzioni contro la Russia e ci si muove per ridurre la dipendenza dai suoi combustibili fossili, il tema energia è all’ordine del giorno. Anzi, per Mario Draghi, che ha parlato con la stampa con altri tre leader dei Paesi euro-mediterranei, si tratta della “sfida europea più urgente” – cui rispondere con un approccio europeo, come avvenuto con i vaccini.

Nella giornata di venerdì il premier italiano ha ricevuto a Roma il collega spagnolo Pedro Sánchez e quello portoghese, Antonio Costa, per un summit incardinato sulla questione energetica. Era presente in videocollegamento anche la controparte greca, Kyriakos Mitsotakis, che non ha potuto partecipare di persona essendo positivo al Covid-19.

Negli ultimi mesi si registrava già una comunanza di vedute sulla questione energia tra i Paesi dell’area mediterranea, specie durante l’inizio della crisi energetica, negli ultimi mesi del 2021. Italia, Spagna, Grecia e Portogallo avevano già serrato i ranghi contro i “falchi” nordici su temi come acquisto e stoccaggio comuni del gas, ma anche la riforma del mercato elettrico europeo e la flessibilità di bilancio per finanziare la transizione.

Con il precipitare della situazione ucraina e la spinta europea per staccarsi dai combustibili fossili di Vladimir Putin, gas in primis, il fronte meridionale sta raddoppiando gli sforzi per portare l’Ue ad adottare un approccio più coeso – come avvenuto per la reazione all’invasione dell’Ucraina – per la protezione della sicurezza energetica. “Dobbiamo rispondere insieme alle conseguenze economiche e sociali di questa guerra, e per farlo la questione centrale è l’energia”, ha detto Costa.

Il senso d’urgenza è condiviso tra i quattro Paesi, ha osservato Draghi, auspicando misure “sostanziali, significative e immediate” per “sostenere il potere d’acquisto delle famiglie, soprattutto le più vulnerabili, e le nostre imprese”. Il fronte meridionale presenterà un fronte comune al prossimo consiglio europeo, in agenda per il 24 e 25 marzo, e rimarrà compatto anche “sul ruolo della Bussola Strategica come contributo al percorso verso una difesa europea”.

Sul lato dell’energia, questo fronte spingerà per delle misure “incisive” a tutela di tutti gli Stati membri, ha spiegato il premier. All’atto pratico: “una gestione comune del mercato dell’energia conviene a tutti”, gli “stoccaggi comuni consentono di proteggerci a vicenda in caso di shock isolati”, e gli “acquisti comuni ci permettono di avere un peso negoziale migliore nei confronti dei fornitori. E ancora, imporre un tetto al prezzo d’importazione del gas e spezzare il legame tra il prezzo del gas e quello dell’elettricità.

Quest’approccio non deve valere solo per l’energia. Draghi ha ricordato gli ingenti investimenti all’orizzonte, per la transizione energetica ma anche per i settori della difesa e della salvaguardia ambientale. “Queste spese sono troppo grandi per qualsiasi bilancio nazionale”, ha rimarcato il premier, avvertendo – in sincrono con il colleghi – che la guerra in Ucraina impone di procedere “con la massima urgenza” verso risposte davvero europee. E il vertice di venerdì, ha concluso, dimostra che i Paesi meridionali “vogliono essere protagonisti di quest’ambizione”.

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