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Talmente grande è la voglia di intelligenza artificiale, che anche i numeri registrati da Taiwan sorprendono. Che l’isola sia uno dei principali produttori ed esportatori al mondo di chip è ormai cosa nota. Ma quanto avvenuto a settembre è uno scenario così roseo che pochi analisti se lo aspettavano. Taipei ha infatti segnato un +30,5% (70 miliardi di dollari) nelle esportazioni rispetto a un anno fa, quasi il doppio rispetto a quanto avevano previsto gli esperti del settore, che per ottobre si aspettano grandi cose. La notizia arriva in un momento di forte turbolenza nel panorama internazionale, e non va dimenticato che sulle importazioni da Taiwan gli Stati Uniti hanno introdotto un dazio temporaneo del 20%. Eppure anche negli States sono cresciuti gli ordini di oltre il 40%. È stato così pressoché ovunque: +22,8% per il Giappone, +16,9% per l’Europa e +11,6% per la Cina.

Tutto questo conferma due elementi. Il primo è che Taiwan è sempre di più al centro della rivoluzione tecnologica, essenziale nella produzione di strumenti necessari per alimentare lo sviluppo dell’intelligenza artificiale. Il secondo è che proprio questo sviluppo sembra ormai incontrollabile, tanto che sta generando alcuni squilibri.

A sottolineare questa situazione è Reuters, che in un’analisi si sofferma su quanto sta accadendo. La corsa all’IA sta letteralmente esaurendo i chip, compresi quelli considerati meno appetibili – ma comunque necessari per smartphone e computer. Come affermano da Fusion Worlwide, distributore su larga scala di semiconduttori, “negli ultimi due mesi c’è stata un’enorme impennata della domanda”. Una ricerca spasmodica, frutto della paura di rimanere sguarniti. “C’è sicuramente una situazione di confusione in corso, e presto ce ne saranno altre. Ci sono doppi o tripli ordini, come abbiamo visto in molte carenze passate”.

Va da sé che, nel momento in cui l’offerta diminuisce, la prima conseguenza è un aumento dei prezzi. Come anticipato, non parliamo solamente dei chip di alta fascia che fanno gola a tutte le aziende. Se quelli più richiesti DDR5 costano tanto di più rispetto al passato, anche i meno utilizzati DRAM adesso hanno un prezzo tre volte superiore a quello di un anno fa. Riducendo così le scorte: nel 2023 le scorte duravano per oltre due anni e mezzo, poi lo scorso anno si è scesi a 10 settimane mentre adesso si è arrivati addirittura sotto quota 8 settimane.

Si tratta ovviamente di una situazione che presenta aspetti positivi e negativi allo stesso tempo. Che tutti vogliano i chip di alta gamma è piuttosto normale, ma nel momento in cui la richiesta è così massiccia si rischiano storture del mercato. Come quella che vede i chip di fascia bassa essere più richiesti di quelli di alta gamma, per via del loro prezzo esorbitante. La crescita che le aziende tecnologiche stanno conoscendo in questo periodo è da ritrovare proprio in questa spinta al progresso, che deve però essere gestita per scongiurare crisi in grado di rallentare il settore. La transizione è in corso e va gestita.

La smania di IA sta mandando in crisi il mercato dei chip. Ecco perché

Un’analisi della Reuters mostra come l’aumento esponenziale della domanda stia comportando una diminuzione della scelta e un innalzamento dei prezzi. Così sempre più aziende ordinano chip di fascia bassa, ma anche qui ci sono problemi legati al costo e alla quantità

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