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Pakistan e Afghanistan si sono avvicinati a uno scontro diretto venerdì dopo che entrambi i Paesi hanno lanciato attacchi in seguito a quello che Islamabad ha definito un assalto transfrontaliero proveniente dall’Afghanistan, segnando l’escalation più grave tra i due vicini negli ultimi mesi.

Il ministro della Difesa pakistano, Khawaja Mohammad Asif, ha dichiarato che il Paese ha esaurito la propria “pazienza” e ora si considera in una “guerra aperta” con l’Afghanistan. In un messaggio su X, ha accusato le autorità talebane di aver trasformato l’Afghanistan in un hub per militanti internazionali e di “esportare terrorismo”, sostenendo inoltre una crescente influenza indiana. Una rivendicazione che Nuova Delhi respinge da tempo, che anzi accusa Islamabad di contro-narrazione: l’India infatti denuncia da anni le attività che i servizi segreti pakistani portano avanti con i gruppi  radicali islamici nella destabilizzazione del Subcontinente – anche in funzione anti-induista.

Le dichiarazioni di Asif sono arrivate poche ore dopo che raid aerei pakistani hanno colpito obiettivi a Kabul, Kandahar e nella provincia sud-orientale di Paktia. Islamabad sostiene che gli attacchi sono una rappresaglia; le autorità afghane li hanno descritti come un’aggressione.

L’escalation segue una fragile tregua mediata mesi fa da Qatar e Turchia, evidenziando quanto rapidamente le tensioni lungo il poroso confine possano riaccendersi, intrecciandosi con contesti geopolitici annosi e altamente sensibili come il confronto India-Pakistan, recentemente sfociato nell’operazione militare che New Delhi ha battezzato “Sindoor” – attivata dopo un attacco terroristico nella capitale, che per il governo indiano era stato opera di gruppi che l’intelligence pakistana protegge e coltiva sul proprio territorio.

Pakistan e Afghanistan hanno attivato l’infowar, diffondendo versioni nettamente divergenti degli scontri, con bilanci delle vittime impossibili da verificare in modo indipendente. Il ministero della Difesa afghano ha affermato che 55 soldati pakistani sono stati uccisi e diversi catturati, mentre otto militari afghani sono morti. Ha inoltre sostenuto di aver distrutto 19 postazioni pakistane e due basi.

I funzionari pakistani hanno respinto tali affermazioni. Il ministro dell’Informazione Attaullah Tarar ha riferito di due soldati pakistani uccisi e tre feriti, mentre un portavoce del primo ministro Shehbaz Sharif ha dichiarato che almeno 133 combattenti afghani sono stati uccisi e più di 200 feriti, con decine di posizioni talebane distrutte.

Funzionari della sicurezza a Islamabad hanno inoltre riferito che alcune postazioni di frontiera afghane hanno issato bandiere bianche – gesto che solitamente indica la richiesta di cessare il fuoco – ma che le forze pakistane hanno continuato quella che hanno definito una forte risposta di rappresaglia a un’“aggressione non provocata”.

Lo scontro arriva in un contesto di crescente sfiducia tra Islamabad e il governo talebano, che si è creato dopo il ritiro delle forze Nato, che ha fatto piombare il Paese indietro di vent’anni, ricostruendo l’Emirato Talebano. Il Pakistan ha ripetutamente accusato i militari al potere di ospitare gruppi responsabili di attacchi sul proprio suolo, inclusi i Talebani pakistani e gruppi insurrezionali balochi – accuse che Kabul nega. Nella narrazione di Islamabad, la responsabilità ultima, a monte, di ciò che sta succedendo è anche (o soprattutto) dell’Occidente, che ha lasciato campo libero ai Talebani. In un contesto in cui quello informatico è il principale campo di battaglia, Cina e Russia sono già al lavoro per spingere con la propaganda tale narrazione.

I rischi umanitari aumentano parallelamente alla crisi militare. Le autorità pakistane hanno dichiarato che decine di rifugiati afghani in attesa di rientrare nel Paese attraverso il valico di Torkham sono stati trasferiti in luoghi più sicuri con l’intensificarsi dei combattimenti. Da quando il Pakistan ha avviato una stretta sui migranti senza documenti nell’ottobre 2023, milioni di afghani sono rientrati in un Paese già alle prese con una grave crisi economica, secondo l’agenzia Onu per i rifugiati.

L’escalation di venerdì segnala un pericoloso passaggio da scontri di frontiera a un confronto interstatale aperto, alimentando timori che un conflitto localizzato possa destabilizzare ulteriormente una regione già segnata da fragilità di sicurezza e interessi regionali concorrenti.

Raid aerei e infowar. Tra Pakistan e Afghanistan si è rotto il (dis)equilibrio

Escalation militare tra Pakistan e Afghanistan dopo attacchi incrociati lungo il confine, con Islamabad che parla apertamente di “guerra” e collega la crisi al confronto più ampio con India e Occidente. Parallelamente si intensifica l’infowar: accuse reciproche, narrazioni opposte su vittime e responsabilità e una battaglia propagandistica che coinvolge New Delhi, mentre Cina e Russia amplificano la linea pakistana contro l’Occidente

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