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“Segretario di Stato, colleghi, vi siamo molto grati per questa proposta di tenere colloqui a Ginevra nel contesto del lavoro che è stato avviato sulle garanzie di sicurezza”. Dice molto la frase con cui Sergej Lavrov, ministro degli Esteri russo, ha aperto il punto stampa prima dell’incontro con l’omologo statunitense, il segretario di Stato Antony Blinken.

Da vecchia volpe della diplomazia, Lavrov ha voluto sottolineare un aspetto: l’incontro in Svizzera è stato proposto dagli Stati Uniti dopo le trattative della scorsa settimana – bilaterali e nelle sedi Nato e Osce – per affrontare il dossier Ucraina, con l’ammassamento delle truppe russe che preoccupa i Paesi occidentali. E proprio mentre i due si confrontavano all’Hotel President Wilson, il ministero della Difesa russo comunicava che due divisioni dei sistemi di difesa aerea a lungo raggio S-400 Triumph sono state schierate, nell’ambito delle esercitazioni congiunte, in Bielorussia, Paese confinante proprio con l’Ucraina.

Ma Lavrov ha negato più volte, durante i colloqui, l’intenzione russa di invadere l’Ucraina. L’ha spiegato Blinken in conferenza stampa dopo l’incontro, definito “franco e sostanziale”, aggiungendo però: “Ci sono fatti e azioni” che gli Stati Uniti tengono in considerazione, con riferimento ai 100.000 uomini schierati al confine. Per questo, Mosca deve fornire prove di non voler invadere. In ogni caso, il capo della diplomazia statunitense ha confermato la linea occidentale rispondendo a una domanda sulla decisione di Washington di togliere dal tavolo l’ipotesi di un’intervento sul campo: sostegno militare a Kiev e sanzioni economiche in caso di conflitto, la ricetta americana rimane questa.

Sia Lavrov sia Blinken hanno commentato l’ipotesi di un prossimo contatto tra il presidente Vladimir Putin e Joe Biden. La linea è simile: è ancora presto.

Prima dell’inizio dei colloqui a Ginevra, la Russia ha chiesto il ritiro delle truppe Nato dalla Romania e dalla Bulgaria, nell’ambito di un trattato per la de-escalation della crisi ucraina. “Non c’è ambiguità”, ha spiegato Lavrov. Si tratta del ritiro delle forze straniere, degli equipaggiamenti e degli armamenti, al fine di tornare alla situazione del 1997 in quei Paesi che all’epoca non erano membri della Nato. Di contro, l’Ucraina ha accusato la Russia di aver aumentato le forniture di armi ed equipaggiamenti militari ai separatisti filorussi.

I capi delle diplomazie statunitense e russa dovrebbero confrontarsi nuovamente la prossima settimana. “Non è stata un trattativa” ma uno scambio di idee, ha detto Blinken. Ora gli Stati Uniti consulteranno i loro alleati e forniranno alla Russia risposte scritte alle sue proposte di sicurezza. Poi ci sarà un nuovo contatto con Lavrov.

Mosca aspetta. Il ministro degli Esteri ha definito i colloqui ginevrini “costruttivi e utili”, ma è presto per “dire se siamo sulla strada giusta o no”. “Lo capiremo quando riceveremo la risposta scritta degli Stati Uniti a tutte le nostre proposte”, ha detto ai giornalisti.

Come detto, Washington punta a coordinarsi con gli alleati verso una “soluzione diplomatica”. Di Occidente come “fronte unito” ha parlato Blinken prima dell’incontro con Lavrov.

Il fronte però scricchiola. Mentre l’Unione europea aspetta di capire se e come muoversi, il cancelliere tedesco Olaf Scholz avrebbe rifiutato la proposta della Casa Bianca di incontrare a Washington il presidente Biden per colloqui sulla crisi tra Ucraina e Russia. Il viaggio negli Stati Uniti, ha rivelato il settimanale tedesco Der Spiegel, avrebbe dovuto svolgersi “con breve preavviso” in base alle indicazioni della Casa Bianca. E il cancelliere avrebbe motivato il rifiuto con la necessità di rimanere in Germania per seguire gli sviluppi della pandemia di Covid-19. Ora, l’amministrazione degli Stati Uniti e il governo tedesco starebbero lavorando per organizzare un incontro tra Biden e Scholz, che “si spera” possa tenersi entro la metà di febbraio. A Berlino regna la paura delle conseguenze economiche in caso di sanzioni alla Russia. Tanto che nei giorni scorsi è stato un altro giornale tedesco, Handelsblatt, a rivelare che l’Occidente non sta più considerando praticabile l’ipotesi di esclusione delle banche russe dal sistema internazionale Swift.

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