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Il Pd così com’è forse non ha futuro, non ha una identità né un insediamento preciso: per questa ragione Letta si candida a Siena senza simboli dem. Lo dice a Formiche.net l’editorialista del Corriere della Sera Paolo Franchi, che scompone la decisione del segretario Pd alla luce dell’involuzione accusata dal partito stesso, che in quel collegio dovrà fare i conti con il dossier Mps e con la possibilità di immaginare un nuovo contenitore.

Enrico Letta correrà a Siena senza simbolo Pd, solo il suo nome: tattica, timori o la consapevolezza che l’era Draghi sta piallando sigle e simboli?

Il fattore Draghi è certamente un elemento oggettivo, accanto alla pseudo unità nazionale che sostiene il governo: entrambi fanno precipitare processi che erano già aperti da lungo tempo. La situazione nel Pd era nota e forse la più clamorosa. Non vorrei essere tedioso nel ricordare i fatti dal Lingotto ad oggi, ma è utile osservare come il partito sia diventato un conglomerato senza la sufficiente unità. Da questo punto di vista la scelta di Letta mi colpisce e mi sconcerta.

Il segretario dem si giustifica adducendo l’esigenza di comprendere un’ampia coalizione: basterà?

Capisco che ci saranno reazioni identitarie tra militanti ed elettori, ma la questione è clamorosa. Lasciando per un momento da parte come Letta, che stimo, sia diventato segretario senza un congresso, osservo che peserà il dossier Mps nelle suppletive a Siena: è crollato non un semplice blocco storico ma un mondo. Per cui Letta potrebbe anche perdere. È evidente che il capo di un partito deve essere anche un parlamentare, ma vedo un certo carico di rischio lasciando tutti con le spalle scoperte. Ma se ci vai, lo fai con le bandiere del tuo partito.

La decisione di non farlo è stata fatta passare con troppa leggerezza?

È sintomo di una accelerazione sistemica, di cui penso che Letta sia consapevole. Non è un uomo di partito, viene dal sistema e ha capito che forse il Pd così com’è non ha futuro e cerca soluzioni. Soluzioni che personalmente non vedo nelle scelte fatte a sostegno di Gualtieri: i nomi che ho letto sono il sintomo di un corto circuito.

Aveva dunque ragione Bersani quando ha abbandonato il partito, orfano della Ditta?

Non credo che la questione sia di rimpiangere o meno la Ditta, che era l’acronimo dell’ex Pds, non dimentichiamolo. Il Pd è talmente privo di identità che, al di là dell’apprensione di alcuni militanti, non so quanto tale questione susciti passioni travolgenti. Vedo un encefalogramma piatto.

Altrove, invece, hanno puntato sull’ideologia e ora la destra ne raccoglie i frutti come rivelano i sondaggi. Il Pd invece?

Sono distante dalle idee della destra, ma FdI ha fatto una precisa scelta tattica abbracciando coerenza e propria identità. Che nel Pd vi sia l’idea di un ulteriore annacquamento dei pochi tratti identitari rimasti? Non credo che Letta sia convinto che il Pd in quanto tale abbia un futuro. La mossa di Siena potrebbe essere l’anticamera ad un contenitore diverso, più largo e ampio.

@FDepalo

Letta pensa ad un nuovo Pd? La scelta di Siena spiegata da Franchi

L’editorialista del Corriere della Sera a Formiche.net: “La scelta di Letta mi colpisce e mi sconcerta. Il partito non ha una identità né un insediamento preciso. Altrove, ad esempio, FdI ha fatto il percorso inverso e oggi ne coglie i risultati”. A Siena peserà l’effetto Mps

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