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Un sindacalista sarcasticamente dice: Non lo hanno pubblicato perché si vergognano. Il tema è il rapporto di 70 pagine su separazione tra assistenza e previdenza nei conti dell’Inps e non solo uscito dopo una lunga gestazione e che minaccia di bloccare sul nascere il negoziato governo-sindacati sulla riforma delle pensioni.

A prevedere la costituzione del gruppo di esperti fu alcuni anni fa l’allora ministro Giuliano Poletti ai tempi del governo Gentiloni. La Commissione tecnica è stata poi rilanciata dall’ex ministra Nunzia Catalfo per diventare finalmente operativa con l’arrivo al dicastero di Via Veneto del Dem Andrea Orlando. Dopo cinque mesi di lavoro è stato messo a un punto un dossier di una settantina di pagine destinato alle parti sociali. Speriamo che diventi pubblico.

Il documento conclude che previdenza ed assistenza non sono scorporabili, almeno per il momento: integrazioni al minimo degli assegni pensionistici, pensione e reddito di cittadinanza, assegni sociali e 14esima dei pensionati devono rimanere collocati all’interno del grande fiume della spesa previdenziale. Il messaggio sembra rivolto soprattutto ai sindacati, che da tempo invocano questa “separazione” e che, non a caso, avevano inserito questo tema tra le priorità del confronto con il governo sulla riforma delle pensioni da far scattare eventualmente nel 2023. Per la commissione non appare praticabile una separazione netta della previdenza dall’assistenza anche a causa della natura spesso ibrida della prestazione che rende complicata una distinzione delle fonti di finanziamento. Integrazione al minimo, 14esima, maggiorazioni sociali ma anche Tfr, assegno sociale di disoccupazione, reddito di cittadinanza vengono tutti considerati interventi, appunto, di natura ibrida che cumulano caratteri propri tanto della assistenza che della previdenza..

Una conclusione quanto meno bizzarra. Negli Anni Ottanta non solo un’analoga Commissione concluse che la separazione tra assistenza e previdenza era fattibile e doverosa ma venne varata un’apposita legge perché venisse attuata. Le legge è stata più o meno applicata ma – come sottolineano i rapporti annuali del centro studi Itinerari Previdenziali – i dati che forniamo ogni anno a Commissione europea ed Ocse mischiano assistenza e previdenza con il risultato che nelle comparazioni internazionali l’Italia sembra spendere per previdenza più di quanto effettivamente fa.

Non sappiamo chi sono i membri della Commissione, ma temiamo che si tratti di vecchi (quale che sia l’età anagrafica) legulei che amano questioni di lana caprina e si perdono nell’osservare il loro ombelico. Suggerisco loro di leggere (se conoscono l’inglese) il recente volume della Banca Mondiale Addressing Marginalization. Polarization and the Labour Market Progress and Challenges of Nonfinancial Defined Contribution Pension Schemes di cui sono autori Robert Holzmann, Edward Palmer, Robert Palacios, e Stefano Sacchi. Tutti nomi di gran rilevanza internazionale: Holzmann, ad esempio, è attualmente governatore della Banca Nazionale Austriaca e membro del Consiglio Direttivo della Banca centrale europea (Bce). Contiene anche un dettagliato capitolo sull’Italia. La conclusione è che il sistema contributivo impone la separazione tra previdenza ed assistenza.

Cosa dice il dossier sulle pensioni segretato (o quasi)

Il documento conclude che previdenza ed assistenza non sono scorporabili, almeno per il momento. Il messaggio sembra rivolto soprattutto ai sindacati

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