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Il 2022 si apre sostanzialmente come si era chiuso l’anno passato. La crisi dei microchip che da due anni a questa parte ha messo in ginocchio gran parte delle filiere globali e dei consumatori finali – secondo Goldman Sachs, sono 169 le industrie coinvolte, tra le quali il settore automotive che ha patito le perdite più severe – sembra non trovare fine.

Nel luglio del 2021, il ceo di Stellantis, Carlos Tavares aveva avvertito che la carenza globale di semiconduttori si sarebbe trascinata fino al 2022, con una perdita di produzione complessiva di circa 1,4 milioni di veicoli nell’anno appena concluso. Secondo la società di consulenza Alix Partners, la carenza di chip ha prodotto nel 2021 un danno da 210 miliardi di dollari. Anche Huawei ha registrato perdite pesantissime, a dimostrazione che l’offensiva americana sui chip ha avuto un impatto importante.

Il capitolo del chip crunch rischia dunque di aggravarsi nuovamente colpendo ASML, uno dei single point of failure della catena del valore più strategica per le tecnologie esistenti e del futuro. Una parte del suo stabilimento berlinese, in precedenza di proprietà di Berliner Glas poi acquisita, alla cifra di 230 milioni di dollari, dal colosso dei chip olandese nel 2020 per le “capacità e tecnologie uniche” come si legge sul sito della società tedesca, ha preso fuoco nella notte di ieri ma è già stato prontamente domato. Come viene riportato sul sito dell’azienda con sede a Vedhoven, “è ancora troppo presto per stabilire i danni o se l’incidente avrà impatti sulla produzione di quest’anno”. La notizia è stata rilanciata da Reuters.

La struttura della holding è dedicata alla produzione di componenti per i sistemi a litografia di Asml, tra cui moduli ceramici e sistemi ottici essenziali per il funzionamento della tecnologia Euv. Si tratta di macchinari estremamente complessi e all’avanguardia che vengono utilizzati per creare i circuiti integrati e realizzare i semiconduttori sotto i 7 nanometri.  Si tratta di una produzione cutting-edge attualmente performata da Intel, dalla taiwanese Tsmc e dalla coreana Samsung.

Asml è attualmente l’unica produttrice al mondo di questa tecnologia chiave e rientra nella categoria di imprese che forniscono alle foundry equipaggiamento per la manifattura di semiconduttori (SME). Una singola unità può arrivare a costare fino a 175 milioni di dollari, e gli stabilimenti di produzione di chip più grandi possono addirittura ospitarne 20. Proprio per via degli immensi costi e l’intensità del capitale è dunque un segmento della catena del valore estremamente concentrato. Una eventuale rottura di questo passaggio avrebbe ricadute enormi sui piani d’investimento e di espansione nella fab capacity a livello mondiale. Ma il condizionale resta d’obbligo, in attesa di ulteriori aggiornamenti.

Ad oggi, Asml vale 329 miliardi e alcuni investitori ritengono che possa raggiungere la quotazione monstre di 500 miliardi entro il 2022. È l’azienda tech più grande in Europa per valore di mercato, con un patrimonio di know-how che attinge da 31.000 impiegati tra Olanda, Stati Uniti, Corea del Sud, Taiwan e Cina. Di recente l’azienda ha diffuso i risultati del terzo trimestre, registrando una crescita importante: 6,1 miliardi di fatturato, con una crescita del 31,3% su base annua.

Nella produzione e vendita della tecnologia Euv, l’azienda olandese utilizza tecnologia americana che è stata al centro della guerra tecnologica con Pechino: il ban imposto attraverso le regolazioni sull’export prevedeva proprio l’esclusione delle aziende cinesi dall’utilizzo degli equipaggiamenti di Asml, chiamata in prospettiva ad una scelta: business o geopolitica.

La notizia comunque non ha ancora scosso i mercati. L’azienda ha assicurato che condurrà un’analisi per valutare eventuali danni e stimare le possibili ricadute. “Qualsiasi limite all’output di ASML legato all’incendio, perlomeno nel breve termine” ha commentato l’analista Matthew Bryson, raggiunto via e-mail da Barron’s, “potrebbe colpire l’aumento di produzione delle foundry”.

Secondo un rapporto di novembre della Stiftung Neue Verantwortung, think tank tedesco, tra il 2020 e il 2021 sono stati riportati sedici eventi avversi, tra incendi, terremoti, tempeste di neve, lockdown e crisi energetiche che hanno impattato la filiera. La supply chain dei semiconduttori non è particolarmente resiliente, uno dei motivi che hanno spinto governi ed aziende a correre ai ripari per aumentare la diversificazione delle forniture e i materiali di input, tra cui prodotti chimici ed equipaggiamento.

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