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Il ministro degli Esteri Luigi Di Maio ha portato il sostegno dell’Italia al governo iracheno, lodando gli sforzi di Baghdad per migliorare la stabilità regionale, durante un incontro con il presidente Barh Salih. La tappa in Iraq era parte di un viaggio di due giorni che ha visto una delegazione guidata dal titolare della Farnesina fare prima un passaggio in Kuwait. Nella visita prenatalizia Di Maio ha incontrato anche i contingenti italiani presso la base di Al Salem (in Kuwait), Camp Singara (a Erbil, nel Kurdistan iracheno) e i militari italiani del dispostivo Nato/Cjtf (di stanza a Baghdad).

Il capo della diplomazia italiana ha discusso con le autorità locali di relazioni bilaterali e questioni di sicurezza, tra cui quelle legate alla lotta continua al terrorismo islamico. L’Iraq è un paese devastato dalla furia jihadista dello Stato islamico, sconfitto da una campagna militare condotta dalla Coalizione internazionale che ha prima annientato la statualità acquisita dal Califfato e ora continua a combattere contro le pericolose spurie rimaste; i baghdadisti hanno già dimostrato d’altronde di avere capacità di muoversi sotto traccia, rinvigorirsi rinfoltendo le file dei proseliti e tornare ad agire.

Quello sul terrorismo è un impegno che Di Maio sta portando avanti in prima persona per conto dell’Italia e della Coalizione: dopo aver co-presieduto (insieme al segretario di Stato statunitense, Antony Blinken) l’ultima plenaria alleata che si è tenuta a Roma, l’immagine del ministro italiano è stata più volte usata dai media propagandistici dello Stato islamico per lanciare un messaggio minaccioso contro l’Occidente.

Nell’incontro con il presidente iracheno è stato sottolineato il ruolo dell’Italia, all’interno della Nato, poiché tra pochi mesi toccherà al contingente italiano guidare la missione in Iraq, che dal punto di vista dell’impegno tattico prenderà via via un ruolo centrale nel counterterrorism.

Salih ha anche sottolineato l’importanza di “sostenere gli sforzi per disinnescare le crisi nella regione (del Medio Oriente), e sostenere le piste di dialogo per risolvere le differenze esistenti, allentare le tensioni e prevenire l’escalation”. Il suo paese d’altronde soffre della diatriba che vede da un lato Stati Uniti, Israele, nazioni del Golfo, dall’altro l’Iran: l’Iraq è diventato più volte terreno di sfogo di certe tensioni. Una situazione per cui Baghdad vede positivamente il ruolo indiretto, ma di stabilizzazione che la guida italiana alla Nato Mission può apportare.

Durante l’incontro di Di Maio con il primo ministro iracheno Mustafa al-Kadhimi, le due parti hanno discusso i modi per migliorare le relazioni bilaterali. Nello specifico si è parlato dell’addestramento delle forze irachene (che avviene proprio nel quadro della missione Nato in Iraq), specialmente con la transizione della Coalizione internazionale a un ruolo non-combat. La capacity building è un’attività su cui all’Italia è riconosciuto un primato mondiale, e per questo il governo di Baghdad guarda alla controparte di Roma con massima speranza.

Iraq-Kuwait. Doppia visita di Di Maio, al centro la sicurezza del Golfo

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